Germania e Olanda più attrattive per gli stagionali dell’Est Europa. Italiani poco interessati a lavorare in campagna. Ingressi dal Nord Africa ostacolati dalle norme. Atteso un nuovo Decreto Flussi

Il 2022 sarà ricordato dal settore frutticolo per l’enorme difficoltà a reperire manodopera, con il rischio di non riuscire a raccogliere tutta la produzione, tornata finalmente abbondante dopo due anni, 2020 e 2021, nei quali le avversità climatiche avevano ridotto drasticamente le rese. Da Nord a Sud gli imprenditori agricoli lamentano la mancanza di circa il 30% della forza lavoro. La raccolta di fragole, ciliegie e asparagi è già iniziata. In questi giorni parte il diradamento di alcune specie frutticole e nel giro di poche settimane le varietà precoci saranno mature. Ma domanda e offerta di lavoro in questo momento sembrano essere molto lontane, anche se il recente rinnovo del contratto di lavoro degli operai agricoli può aiutare a ridurre le distanze.

100.000 gli stagionali necessari per i lavori nei campi

Secondo la Coldiretti per svolgere i lavori nelle campagne italiane servono circa centomila stagionali. Il Decreto flussi di dicembre 2021 che regola l’ingresso nel nostro Paese di manodopera da Paesi extra Ue, permette l’arrivo di 42.000 unità per il settore agricolo e turistico. Ad aggravare la situazione la lentezza delle procedure d’esame delle richieste d’ingresso. A metà maggio aveva varcato i confini solo il 20% della quota stabilita, cioè circa 8.400 persone. Perciò le organizzazioni di categoria chiedono con forza di snellire l’iter burocratico e un secondo Decreto flussi. Nei giorni scorsi il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni ha annunciato che il governo è al lavoro per determinare il fabbisogno dei vari settori e che il provvedimento arriverà a breve per far fronte alle richieste del mondo produttivo. Sulla stessa linea anche il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli.

Due anni difficili

Anche se nelle campagne italiane non mancano forme di sfruttamento dei lavoratori, soprattutto stranieri, quello degli stagionali è un sistema ormai consolidato e virtuoso, soprattutto al Nord, dove le aziende agricole offrono contratti regolari e hanno fatto investimenti per garantire a chi arriva dall’estero per lavorare nei mesi estivi condizioni di vita più che dignitose. Sforzi riconosciuti anche dalla Commissione del Parlamento europeo per il controllo dei bilanci dell'Ue. Durante una recente missione a Roma per un'indagine conoscitiva su presunti reati sui fondi agricoli, la capo delegazione Monika Hohlmeier ha detto che «apparentemente c'è un notevole miglioramento della legislazione per contrastare il fenomeno del caporalato». E allora perché si fatica così tanto a trovare manodopera?

I due anni di pandemia 2020 e 2021, oltre alle difficoltà negli spostamenti, sono stati caratterizzati da una minor richiesta di forza lavoro per le attività di raccolta per via delle avversità climatiche che hanno ridotto di molto e in alcuni areali quasi azzerato le rese. Molti stagionali hanno quindi cercato alternative, trovandole soprattutto in Germania, Olanda e Inghilterra, Paesi tra l’altro più attrattivi perché le aziende che li assumono beneficiano di sgravi fiscali e contributivi: a parità di costi i guadagni sono maggiori rispetto all’Italia.

Per recuperare questo gap gli imprenditori agricoli chiedono al governo di abbassare il costo del lavoro agendo sulla decontribuzione, la reintroduzione dei voucher e alcuni (ma non tutti) puntano il dito contro il reddito di cittadinanza, considerato un disincentivo alla ricerca di lavoro, soprattutto in agricoltura. I dati Inps aggiornati a dicembre 2021 dicono che sono 1,2 milioni i nuclei familiari beneficiari di Rdc in Italia, l’86% di nazionalità italiana. L’importo medio dell’assegno mensile è di 587 euro.

 30% la carenza di manodopera stimata

Grande preoccupazione

«La preoccupazione è alle stelle lungo tutta la filiera – avverte il presidente di Apoconerpo Davide Vernocchi – non solo nelle aziende agricole ma anche in quelle di lavorazione e confezionamento. Il rischio che quest’anno rimanga della frutta attaccata agli alberi è molto concreto. Bisogna rivedere in maniera importante le politiche sul lavoro – aggiunge –. Il reddito di cittadinanza non aiuta di certo a portare lavoratori, in questo caso italiani, in campagna. Questo potrebbe essere un anno importante dal punto di vista produttivo e quindi commerciale, anche perché i nostri principali competitor sono in difficoltà. Sarebbe un peccato se non riuscissimo a raccogliere tutta la frutta che c’è sugli alberi».

Secondo le stime di Confagricoltura Emilia-Romagna servono cinque milioni di giornate lavorative per soddisfare il fabbisogno di manodopera nei frutteti della regione, Ma si teme di non trovarla ed è già emergenza nei vivai e nei campi di fragole in raccolta.

«Forse a livello politico-istituzionale non si è ancora capita la gravità del problema – spiega il presidente di Fruitimprese Marco Salvi – abbiamo perso la manodopera di qualità che avevamo costruito negli anni scorsi, rappresentata da rumeni e polacchi. La Germania ha fatto politiche sul lavoro che permettono alle aziende agricole di essere molto più competitive perché pagano un lordo che quasi corrisponde al netto. Abbiamo bisogno di una forte decontribuzione per tornare competitivi e attirare i lavoratori».

Salvi è molto critico anche nei confronti del reddito di cittadinanza. «Difendo il principio – sottolinea – ma il sistema andrebbe rivisto perché è diventato un disincentivo al lavoro, soprattutto per le aree produttive del Sud: Puglia, Campania e Sicilia. Non si trova più personale».

Ma nel frattempo come gestire l’emergenza? «Si potrebbe attingere alle donne ucraine fuggite dalla guerra. Le aziende sono disposte ad assumerle e anche ad accoglierle nelle loro case. Ma serve un’accelerazione e una semplificazione dell’iter burocratico per la concessione del permesso di soggiorno. In questo modo si trasformerebbero da un costo a una risorsa per il Paese».

Il presidente di Fruitimprese allarga l’orizzonte temporale oltre la stagione in corso e lancia un allarme di medio-lungo periodo: «Se continua così rischiamo di perdere quote di mercato perché gli imprenditori mi dicono che vorrebbero investire, ad esempio per ampliare le serre, ma il timore di non trovare la manodopera necessaria a eseguire tutte le lavorazioni li fa desistere».

29% le giornate lavorate da stranieri

Semplificare, anche con i voucher

«Già da un lustro abbiamo difficoltà nel reperire manodopera stagionale durante il periodo più intenso di raccolta. Poi covid e reddito di cittadinanza hanno peggiorato la situazione, magari sarà stato un caso, ma oggi si fa ancora più fatica di prima a reperirla. Braccianti italiani? Poco o niente». Questo il quadro dipinto da Luca Zanarella che a Latina coltiva sei ettari a kiwi giallo, vigneto e oliveto.

«Il problema sono i flussi – spiega –. Il kiwi deve essere raccolto molto velocemente da quando si ha il via libera della propria cooperativa, invece con la carenza di manodopera siamo costretti a prolungare la raccolta con tutte le difficoltà nel mantenimento della frutta. Chiediamo una maggiore apertura dei flussi migratori – conclude – e la reintroduzione dei voucher. Servono strumenti che semplificano».

42.000 stagionali ammessi dal Decreto Flussi

Si rinuncia a raccogliere le fragole

In Puglia e Basilicata c’è carenza di manodopera agricola. «Già lo scorso anno quella disponibile non era sufficiente, ma quest’anno il problema si è accentuato ulteriormente – afferma Giacomo Mastrosimini, agronomo tecnico di campo attivo nelle aree frutticole pugliesi –. Adesso se ne avverte la carenza soprattutto per la raccolta delle ciliegie e le operazioni colturali sull’uva da tavola. Nelle province di Foggia e Barletta-Andria-Trani, grazie alle gelate, il diradamento sulle varietà precoci di pesche e nettarine non si è rivelato necessario o lo è stato in minima parte, ma è in corso per le varietà tardive e le difficoltà di reperimento di operai agricoli non mancano».

Difficoltà già pienamente emerse negli ultimi mesi in Basilicata, per la raccolta delle fragole e il diradamento delle drupacee. Vincenzo Padula, produttore di fragole a Tursi (Mt), ha potuto impiegare circa 50 braccianti, «ma me ne sarebbero serviti almeno il doppio. I migranti stagionali sono pochi, glil operai italiani disponibili scarsi». Alcuni produttori hanno rinunciato a raccogliere parte delle fragole. Come Ermal Gjuzi, sei ettari a fragola a Scanzano Jonico, che ha dovuto «abbandonare alcuni campi perché con la manodopera disponibile non sono riuscito a tenere la raccolta al passo con la rapida maturazione favorita dalle alte temperature». Mentre Fabiola D’Affuso dell’azienda agricola Sei Camini di Montalbano Jonico (Mt), ha avuto «serie difficoltà a reperire operai per il diradamento di 18 ettari ad albicocche e pesche. E i problemi si ripresenteranno per la loro raccolta».

Sono proprio le grandi campagne di raccolta a preoccupare il presidente di Confagricoltura Puglia Luca Lazzàro. «Dalle ciliegie all’uva da tavola, dalle drupacee alle tante colture orticole, il problema è lo stesso: anche quest’anno manca manodopera, specializzata e generica. L’assenza di braccianti nei campi è un problema che si riflette su tutta la filiera perché ci sono prodotti che vanno raccolti in determinati periodi e per forza a mano».

20% la quota di stagionali utilizzata finora

Chi rispetta le regole non ha problemi a trovare lavoratori

Enrico Di Girolamo

«A noi gli operai non mancano. Abbiamo sempre adottato la politica della giusta retribuzione per i nostri dipendenti. E il reddito di cittadinanza non ha cambiato nulla: gli italiani non volevano fare questi lavori anche prima». Sono due voci fuori dal coro quelle di Enrico Di Girolamo e Vincenzo Di Maria, imprenditori agricoli dell’Agro Pontino. «Lavoriamo 12 mesi l’anno, non è agricoltura stagionale perché produciamo in serra e in pieno campo, quindi ho sempre bisogno di manodopera – specifica Di Girolamo –. Con me lavorano 30 operai, sia italiani sia stranieri: arrivano da Bangladesh, Marocco, India, Sri Lanka. Il reperimento non è un problema, semmai lo è la gestione con tutti i documenti che servono per assunzioni, licenziamenti, ecc». Di Girolamo ha 20 ettari di serre. Produce ortaggi: zucchine, fiori di zucca e pomodori.

Vincenzo Di Maria

Sempre in provincia di Latina, coltiva cinque ettari a pomodori, lattuga, sedano e cetrioli Vincenzo Di Maria. Conferisce al mercato ortofrutticolo di Fondi ma ha anche contatti diretti con ditte a Milano, Torino e Genova. «Mi servo di 14 dipendenti stagionali – racconta –. Il periodo più intenso va da fine aprile a ottobre. Anche in questo momento molto particolare non ho avuto difficoltà a reperire la manodopera. Paghiamo gli operai regolarmente ogni fine mese, anche questo è importante. Ci sono aziende che non li pagano. Sono tutti stranieri, italiani che vogliano fare questo lavoro non si trovano. Nonostante la raccolta oggi sia automatizzata e richieda un minor sforzo fisico, gli italiani non si trovano». Per Di Maria il vero nodo da sciogliere è un altro: il prezzo riconosciuto ai produttori per i loro raccolti: «Paghiamo gli operai in euro, ma vendiamo i nostri ortaggi in centesimi».

Gallinella: «Serve piattaforma digitale per domanda e offerta»

I produttori ritengono che una delle cause principali della mancanza di manodopera sia il reddito di cittadinanza.

«Per lo più servono operai specializzati che sappiano usare gli attrezzi, che abbiano dimestichezza con le attività da effettuare. Il reddito di cittadinanza, fermo restando i dovuti controlli per stanare i furbetti, è un aiuto alle famiglie e, tra l’altro, se le imprese vogliono assumere un percettore del reddito di cittadinanza possono godere di sostanziosi sgravi fiscali e decontribuzioni. Inoltre, durante il periodo pandemico abbiamo permesso l’assunzione dei percettori in agricoltura permettendo loro di non perdere i benefici. Ritengo che il problema principale, invece, sia il dove reperire la manodopera. Una problematica atavica in Italia, esistente ben prima dell’introduzione del reddito di cittadinanza. Grazie alla legge sul caporalato e ai maggiori controlli, in alcune realtà è sparita la manodopera illegale a basso costo. Trovare un lavoratore con modalità legali, ora che finalmente la figura del caporale tende a scomparire, è divenuto più complesso».

Cosa si potrebbe fare per sbloccare la situazione?

«Servirebbe una piattaforma digitale istituzionale per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. La struttura è già stata realizzata da Anpal. Va solo adeguata alle esigenze e alle peculiarità del comparto primario e riempita con le informazioni presenti nei database di Agea e dell’Inps. Basta dare uno sguardo agli elenchi Inps per comprendere come forse non sia vero che manchino lavoratori disponibili. Un primo potenziale bacino di manodopera sono i circa 350mila lavoratori (di cui 164mila stranieri) che non riescono a raggiungere le 50 giornate annue. Persone che hanno già lavorato in agricoltura e che, magari, non sono riuscite a trovare nuove occasioni di lavoro ma che sarebbe molto propense all’impiego, in quanto la 51esima giornata permetterebbe loro di ottenere l’assegno di disoccupazione».

Braccia rubate all’agricoltura - Ultima modifica: 2022-05-28T10:11:21+02:00 da Simone Martarello

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