Un piano in sette punti per il rilancio dell’ortofrutta

Alessio Mammi
Alessio Mammi, assessore all'agricoltura della Regione Emilia Romagna, chiede al ministro Stefano Patuanelli l'allestimento di un tavolo di crisi per un settore che vale 15 milardi di euro e lancia un piano in sette punti

«L’ortofrutta è il settore più in crisi»

«Difficoltà che a dire il vero vanno avanti da qualche anno. Ma è un settore vitale e su cui conviene investire, anche alla luce del trend di aumento dei consumi internazionali».

Ad Alessio Mammi, assessore all’agricoltura dell’Emilia – Romagna , le sorti del comparto ortofrutticolo stanno. Lo ha dimostrato anche nel corso dell'ultimo Macfrut.

 

 

Un tavolo di crisi "snello"

Alessio Mammi al convegno di Cia

Nel corso del convegno: «Ortofrutta e calamità: risorse per la difesa attiva», organizzato da Cia- Agricoltori italiani con la moderazione di Terra e Vita, Mammi ha lanciato una ricetta di rilancio che passa attraverso 7 punti e ha chiesto al ministro Stefano Patuanelli di allestire un tavolo di crisi mirato («che sia però “snello”», ovvero senza le adunate oceaniche che hanno caratterizzato gli ultimi incontri in videoconferenza allestiti dal Mipaaf).

«Dobbiamo costruire le condizioni di un rilancio vero, che rafforzi il comparto, facendo leva sui nostri punti di forza, a partire dalla qualità dei prodotti».

Un piano in sette punti

  • Sostegno agli investimenti. Psr e Pnrr sono occasioni uniche, ma occorre coinvolgere anche gli istituti di credito per favorire gli investimenti delle aziende in ricerca e conoscenza per fare fronte agli effetti dei cambiamenti climatici, altrimenti la transizione ecologica determinerà solo pesi (ad esempio la fine del regime di carburante agevolato per l’agricoltura) e nessun vantaggio (si parla tanto di crediti di carbonio ma ancora nessuno ha predisposto il sistema di calcolo per riconoscere queste esternalità all’agricoltura);
  • Ricerca di nuove tecniche sostenibili. L’Emilia- Romagna è la Regione che ha più investito nella misura della cooperazione per l’innovazione destinando il 5% del Psr (50 milioni) in questa direzione, ma occorre che nella transizione verso la sostenibilità sia garantita la simultaneità: una sostanza attiva andrebbe revocata solo nel caso sia stata sviluppata effettivamente una soluzione alternativa meno impattante, altrimenti si rischia l’effetto opposto
  • Attivazione di strumenti finanziari per la gestione dei rischi. Le assicurazioni obbligatorie sono utili soprattutto se il Governo riesce a sostenere un patto di reciproca responsabilità, garantendo la sicurezza che si possa assicurare tutto, anche i numerosi sistemi colturali oggi esclusi dalle assicurazioni;
  • Riduzione dei costi di produzione. In particolar modo incidendo sul costo del lavoro con la riduzione del cuneo fiscale;
  • Logistica intermodale. L’emergenza della pandemia ha messo ulteriormente in evidenza quanto incidano soprattutto nelle filiere dei prodotti deperibili i problemi alla circolazione delle merci. Investimenti nell’integrazione tra sistemi di trasporto sono ormai urgenti e ineludibili;
  • Favorire l’integrazione per progetti comuni. Per non disperdere i fondi per la promozione occorre evitare duplicazioni e spingere gli attori della filiera a collaborare su progetti comuni. In Emilia Romagna è stato fatto ad esempio per la Pera Igp con un progetto di rilancio che unisce tutte le Op finanziato dalla Regione per oltre 2,3 milioni di euro:
  • Più Europa. Bene ha fatto l’Europa a pretendere un’uniforme applicazione della direttiva per le pratiche sleali, bene farà se riuscirà a salvaguardare gli strumenti dell’Ocm ortofrutticola anche nella prossima programmazione Pac, ma occorre più coraggio nel pretendere la reciprocità rispetto a Paesi terzi che adottano sistemi di produzione meno sostenibili e poi inondano il mercato con prodotti a minor prezzo.
Un piano in sette punti per il rilancio dell’ortofrutta - Ultima modifica: 2021-09-11T09:06:18+02:00 da Lorenzo Tosi

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