In futuro il biometano dovrà camminare da solo per progredire senza stampelle, ossia senza contributi pubblici. È infatti ormai arrivato il momento di realizzare, per questa fonte di energia rinnovabile, strategie capaci di valorizzare nel medio e lungo periodo questo mercato promettente. È il messaggio lanciato da Piero Gattoni, presidente del Consorzio italiano biogas (Cib) nel convegno organizzato a metà settembre presso l’Assolombarda a Milano sui Biomethane purchase agreements (Bpa), gli accordi di compravendita del biometano tra produttori agricoli e industriali.

Cominciando, tuttavia, dagli incentivi previsti dal dm del 15 settembre 2022 che hanno reso possibile trasformare questa nicchia del biometano in un potenziale mercato, ne hanno beneficiato 398 impianti di biometano in totale per una capacità complessiva di 1,3 miliardi di metri cubi annui: di questi 90 sono già in funzione e producono 275 milioni di metri cubi.
I contributi per il trasporto del biometano sono stati stanziati anche dal dm del 2 marzo 2018 per una produzione nazionale che oggi sulla carta è di 2,5 miliardi di metri cubi, tra impianti già attivi e in progress. Grazie all’azione del Cib, inoltre, sono stati conclusi 60 accordi, per un totale di 180 milioni di Smc di biometano all’anno. La domanda industriale coinvolta è comunque diversificata: il 46% dei volumi, pari a 82 milioni di Smc/anno, è destinato al settore dell’acciaio; seguono quello della carta (25 milioni, 14%), della ceramica (20 milioni, 11%), del cemento e dei laterizi (19 milioni, 11%), della chimica (18 milioni, 10%), il comparto alimentare (13 milioni, 7%) e il settore della plastica (3 milioni, 2%).
L’innovazione parte dalla digestione anaerobica
Ovviamente, secondo Gattoni, occorre sempre puntare anche sull’innovazione per lo sviluppo del biometano. «Tom Preston (sviluppatore di software e imprenditore miliardario statunitense, ndr) diceva che l’innovazione avviene quando due cose che esistono già vengono messe insieme in modo diverso».
Ed è, secondo Gattoni, esattamente ciò che il settore ha fatto fin dall’inizio. «Abbiamo preso una cosa che c’era già, la digestione anaerobica e l’abbiamo messa – ha spiegato – in un’azienda agricola facendo un’innovazione di processo per dimostrare come quella tecnologia, all’interno del mondo agricolo, fosse in grado di produrre energia e cibo, grazie anche all’utilizzo del digestato».
Per l’Europa necessario diversificare le fonti
Il punto è la necessità per l’Europa di rafforzare la propria indipendenza energetica e di diversificare le fonti. In questo scenario il biometano deve essere considerato una delle risorse disponibili. «Non esistono - ha detto Gattoni - soluzioni semplici a questioni complesse.
Il biometano è una soluzione pronta, scalabile, ambientalmente sostenibile e può dare risposte in tempi veloci».
Una conferma arriva anche dal rapporto presentato dall’European Biogas Association, elaborato da Guidehouse, sullo sviluppo del biometano in Europa.
Un quadro nel quale la disponibilità di gas rinnovabile è destinata ad assumere un ruolo crescente.
I Bpa per avvicinare agricoltura e industria
Da qui la scelta del Cib di puntare sui Bpa. L’obiettivo è favorire una relazione più diretta tra chi produce biometano e chi lo utilizza, creando le condizioni per infrastrutturare il Paese senza fare ricadere l’intero onere sugli strumenti pubblici. «Se vogliamo cominciare - ha sottolineato Gattoni - a capire che bisogna infrastrutturare questo Paese per utilizzare il biometano in maniera decentrata, senza pesare fortemente solo sugli incentivi pubblici, dobbiamo farlo con strumenti che avvicinino i produttori al mercato». La scelta, come ha spiegato Gattoni, è anche strategica e nasce anche dalla crisi energetica.
La prospettiva, quindi, è quella di costruire, una volta ammortizzate le infrastrutture, contratti di medio e lungo periodo capaci di garantire maggiore stabilità al prezzo dell’energia.
La necessità di una regolamentazione stabile
Dall’incontontro è inoltre emerso quanto sia necessario anche un quadro normativo stabile per il futuro.
«Se i Bpa prevedono un lungo periodo, abbiamo bisogno di regole che “tengano”». Gattoni ha ribadito l’importanza del confronto con il ministero e la necessità di una programmazione che consenta alle imprese di investire senza il rischio di trovarsi davanti a orizzonti troppo brevi.
«Se questo Paese vuole arrivare all’obiettivo dei sei miliardi di metri cubi di biometano fissato dal Pniec (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) per azzerare la dipendenza dal gas russo e decarbonizzare i trasporti e le industrie, li deve fare seriamente».
E la prospettiva indicata da Gattoni guarda al 2032: «Da qui al 2032 chi vuole investire nel settore deve sapere che può farlo.
Ci sono aziende che fanno cogenerazione, che forniscono tecnologia, che sanno che per cinque anni possono investire in personale, informazione e in tutto ciò che può portare il nostro sistema a raggiungere questo obiettivo».












