Florovivaisti: i rincari delle materie prime costringono all’aumento dei listini

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Almeno devono essere recuperati gli aumenti dei costi di produzione, altrimenti il settore florovivaistico rischia di rimanere senza margini

La fiammata dei costi delle materie prime ha messo in difficoltà anche il comparto florovivaistico  che si trova ora costretto a rispondere con un aumento dei listini di vendita all’ingrosso. Lo ha sottolineato Aldo Alberto, presidente dell’Associazione Florovivaisti Italiani al termine del confronto che ieri ha visto dialogare in diretta Facebook alcuni produttori florovivaistici sia del Nord che del Sud Italia alla ricerca di una soluzione.

 «E’ necessario ridefinire in aumento i listini di vendita all’ingrosso – ha detto Alberto - perché il settore non può resistere a rincari così significativi delle materie prime. Almeno devono essere recuperati gli aumenti dei costi di produzione,  altrimenti il settore rischia di rimanere senza margini».

 

 

Fondamentale il ruolo dell’associazionismo secondo il presidente dell’Associazione Florovivaisti Italiani: «Il lockdown ha fatto in modo che ci si accorgesse del settore florovivaistico. Bisogna  mettere a sistema le nostre idee, occorre ragionare su gruppi di acquisto, accordi di filiera,  promozione dei prodotto in Italia e all’estero, su massa critica, innovazione di processo, impatto ambientale e programmazione».

Aumenti diversificati delle materie prime per il settore florovivaistico

Pesano i rincari sull’acciaio del 70% e sul petrolio, con l’etilene a +58%. Sono aumentate anche del 30% alcune materie prime, utili anche al settore florovivaistico, come il terriccio, gli antiparassitari o gli imballaggi,  come ha spiegato Barbara di Rollo, coordinatrice nazionale di Florovivaisti Italiani: «Il prezzo della plastica è aumentato del 18%, stessa percentuale di incremento anche per il legno, i listini delle torbe sono cresciuti del 10%, quelli dei prodotti fitosanitari del 10%, l’energia mediamente del 5% e i trasporti del 9%».

Il lockdown e le restrizioni sugli spostamenti interni hanno gradualmente inciso su domanda e offerta di materie prime, determinando rincari sui prezzi delle materie prime e aumento dei costi di produzione, compromettendo importanti marginalità per gli imprenditori, anche del comparto florovivaistico, punto di partenza di tutte le filiere agroalimentari.

A far schizzare alle stelle il prezzo delle materi prime anche la domanda da parte di grandi economie con la Cina, che è ripartita prima, dopo la crisi pandemica, rispetto a Stati Uniti ed Europa. Il Paese del Dragone, come ha ricordato Di Rollo, avrebbe infatti richiamato grandi volumi di materie prime determinando difficoltà logistiche e scompensi a livello mondiale.

Il punto di vista dei produttori florovivaistici

Come ha sottolineato Lionella Pastor, produttrice floricola ligure di Albenga (Sv), la fiammata dei rincari non si spegne e il prolungato aumento dei prezzi  post pandemia, richiede un confronto e un lavoro di squadra tra operatori del settore. «Ad Albenga abbiamo già fatto una riunione con uno dei maggiori esportatori, per cercare di aumentare i prezzi. Abbiamo ottenuto un piccolo aumento che non compensa però i rincari che ci troviamo a dover sostenere. Oggi  se compriamo un vaso non sappiamo se lo pagheremo come ieri o costerà ancora di più. Il terriccio e i substrati per la nuova stagione dei crisantemi e dei ciclamini costa già un 10% in più e c’è un incremento della domanda».

Erri Faccini,  florovivaista del Veneto, ha rimarcato l’importanza del lavoro di squadra sostenendo la necessità di organizzare dei gruppi di acquisto per le materie prime più usate dal comparto, in modo da aumentare il potere contrattuale.

Alcuni prodotti utilizzati, come il vaso in terracotta o i materiali lapidei,  sono rincarati, ma sono anche difficili da reperire per la grande richiesta internazionale. «Occorre allora puntare di più - ha concluso - sul prodotto made in Italy, usando piante e materiali capaci di garantire qualità e sostenibilità sperando anche di non dilapidare le nostre scorte».

Emanuela Milone, vivaista della Calabria,  ha fatto notare come il comparto si trovi a mettere a sistema le idee per risolvere un problema comune. «Dobbiamo essere noi per primi a credere nel nostro lavoro e nel valore– ha detto - dei nostri prodotti. Il vivaismo è il punto di partenza di tutte le filiere produttive anche agroalimentari, quindi abbiamo un ruolo strategico. Dobbiamo produrre una pianta di qualità, rispondere a criteri di sostenibilità in termini economici e ambientali, dobbiamo programmare le produzioni 3-5 anni prima dell’immissione del mercato».

«A livello di produttori locali,  stiamo cercando di unirci – ha raccontato Michele Vino, vivaista pugliese - per stringere accordi sull’acquisto delle materie prime, ad esempio, per riuscire ad ottenere merci leggermente ribassate come costi. L’offerta a livello nazionale è aumentata e quindi i prezzi sono scesi, ma oggi, lo dico da piccolo imprenditore,  occorre investire soprattutto su prodotti di elevata qualità, su marchi di garanzia e sostenibili».

Stefano Cannistrà, produttore floricolo siciliano, ha fatto notare come  il fiore reciso stia vivendo una situazione anomala: «Siamo usciti dalla pandemia e abbiamo più domanda e meno offerta con un prezzo del reciso  più che soddisfacente.  Spero che continui così e non sia un aumento temporaneo».

« Non possiamo – ha detto Marco Maiorana, vivaista del comparto viticolo in Calabria -  continuare a produrre piante di qualità rispettando tutte le norme senza avere margini. E’ importante non trovarsi con listini al di sotto dei costi di produzione quando abbiamo le piante già in vivaio. I prezzi di realizzo sono un danno per il settore e nel medio e lungo periodo anche per tutta la filiera».

Per Lisa Trinci,  produttrice florovivaistica della Toscana, occorre partire da un aumento dei listini dei prodotti: «Seguiamo la scia dell’aumento delle materie prima cercando di massimizzare gli sforzi di valorizzazione del prodotto beneficiando di questo periodo di aumento della richiesta». Fondamentale anche il ruolo dell’aggregazione.

 

 

Florovivaisti: i rincari delle materie prime costringono all’aumento dei listini - Ultima modifica: 2021-07-02T17:04:48+02:00 da Francesca Baccino

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