Genome editing, la sentenza inaspettata della Corte di Giustizia Ue

direttiva ogm
Nbt soggette alla normativa sugli Ogm. I Giudici comunitari intravedono distinzioni tra la mutagenesi "tradizionale" indotta negli anni passati anche con radiazioni ionizzanti e mutagenesi indotta da meccanismi genetici più moderni e precisi come la Crispr Cas9. Il principio di precauzione riporta l'agricoltura europea al secolo scorso

La direttiva sugli Ogm deve applicarsi anche agli organismi ottenuti mediante tecniche emerse successivamente alla sua adozione. Lo ha deciso la Corte di Giustizia Ue, rispondendo al ricorso di un gruppo di associazioni francesi contro l'uso di sementi ottenute mediante mutagenesi sito-specifica, la più promettente tra le New breeding technique. Solo le varietà ottenute per mezzo di tecniche di mutagenesi "tradizionale" sono esentate dagli obblighi della direttiva Ogm.

Ribaltato il parere dell'Avvocatura generale

"Siamo profondamente sorpresi -afferma in una nota Confagricoltura - per una sentenza che, ribaltando il parere depositato a gennaio dall’Avvocatura generale (capita in meno del 5% dei casi), ha stabilito come in linea di principio gli organismi ottenuti mediante nuove tecniche di mutagenesi siano Ogm. E in quanto tali soggetti ai paralizzanti obblighi previsti dalla direttiva comunitaria in materia”.

“Si tratta di una tecnica innovativa in continua evoluzione – rimarca l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - dalla cui applicazione, utilizzata anche dai ricercatori italiani, possono derivare risultati positivi per la salvaguardia delle nostre produzioni”.

Queste nuove biotecnologie, a parere di Confagricoltura, possono, infatti, contribuire alla riduzione degli sprechi alimentari, a garantire una produzione alimentare sostenibile, a tutelare le nostre produzioni tipiche, oggi minacciate da malattie di difficile controllo, in continua evoluzione, e dai cambiamenti climatici.

Rivedere la direttiva sugli ogm

“La sentenza della Corte – prosegue l’Organizzazione - tracciando di fatto una distinzione netta tra tecniche tradizionali ed innovative che penalizza queste ultime, non considera come Ogm gli organismi ottenuti da mutagenesi attraverso tecniche utilizzate convenzionalmente e con una lunga tradizione di sicurezza. Viene affidata però agli Stati Membri la facoltà di includerli ugualmente tra gli Ogm; aprendo così la strada verso possibili disparità tra Paesi membri”.

“E’ una sentenza che richiede una riflessione politica attenta, che magari – auspica concludendo Confagricoltura – porti ad un ripensamento complessivo della direttiva n. 2001/18 del Parlamento europeo e del Consiglio che ha difatto non consentito gli agricoltori europei di poter disporre delle risorse ottenute con le più evolute tecniche di miglioramento genetico del terzo millennio”

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