Interventi mirati: fertirrigazione e concimi a cessione controllata

fertirrigazione
Vigneto con evidenti differenze di sviluppo al suo interno
La mappatura digitale del territorio e l’analisi chimica del suolo, assieme ai Dss, forniscono tutte le informazioni necessarie per intervenire in maniera efficace

Risulta essenziale mirare sempre più l’utilizzo dei concimi per avere i voluti risultati agronomici in un contesto di agricoltura sostenibile. La concimazione che vogliamo, oltre che essere in sintonia con la fertilità naturale del suolo, deve anche garantire reddito all’imprenditore agricolo e consentire di produrre derrate alimentari buone e sane.

Per perseguire tale modello di sviluppo e coltivazione risulta indispensabile razionalizzare sempre più l’impiego dei concimi, così da permettere alla colture il massimo utilizzo delle unità fertilizzanti apportate. Oltre all’efficacia dobbiamo perseguire anche l’efficienza evitando sprechi e inefficienze.

Per avere la massima efficienza delle concimazioni risulta necessario studiare e valutare quella che è la variabilità del terreno all’interno di un campo coltivato così da mirare le concimazioni per ottenere il miglior risultato produttivo da ogni metro quadro coltivato. Lo studio della variabilità della fertilità del suolo e della relativa potenzialità produttiva all’interno di un campo coltivato è senza dubbio uno dei compiti più impegnativi per l’Agronomo. Il terreno agricolo ha una variabilità che deve essere indagata in modo tridimensionale: studio della variabilità visibile a occhio nudo e allo stesso tempo valutazione della fertilità del terreno con un’attenta indagine analitica (analisi del terreno).

Obiettivo della concimazione di precisione (somministrare quello che è utile, nelle quantità volute, quando e dove serve) è di incrementare le rese dei nostri campi coltivati facendo aumentare la produttività delle zone meno fertili e stabilizzare la produzione nelle zone più produttive e fertili, avendo nel complesso meno variabilità nelle rese tra tutti i vari campi coltivati in azienda.

Non è inusuale vedere nei nostri campi coltivati zone con differente sviluppo derivanti o da variabilità del suolo o dal materiale vivaistico/genetico utilizzato mettendo in evidenza aree all’interno dello stesso campo coltivato che dovrebbero essere gestite in modo differente. Con le aumentate conoscenze non possiamo pensare che aree non omogenee possano essere concimate all’interno dello stesso campo coltivato con stesse modalità e quantità senza avere inconvenienti: si può immaginare come gli eccessi di concime in aree di maggiore attività vegetativa possano portare a perdite nell’ambiente di elementi nutritivi o anche a impatti negativi sulla produzione dati da eccesso di vigoria, così pure apporti non adeguati di sicuro limiteranno le potenzialità produttive riducendo la potenziale resa.

Modello di sviluppo

Volendo ottimizzare l’utilizzo dei concimi perseguendo la migliore e massima resa possiamo pensare che il modello di sviluppo non debba essere solo semplicemente di tipo sostenibile ma che si debba perseguire un obiettivo più ambizioso, cioè l’intensificazione colturale sostenibile.

Per monitorare al meglio la variabilità all’interno del campo coltivato, così da impiegare consapevolmente i concimi, si possono utilizzare efficacemente le analisi della fertilità chimico-fisica e biologica del suolo (con specifici reticoli di campionamento) e indagini tecniche innovative derivanti dal telerilevamento (acquisizione di immagini per produrre carte o mappe tematiche), così da definire con precisione in modo georeferenziato zone omogenee. La combinazione delle analisi del terreno e la definizione di carte tematiche potrà permettere la definizione di zone di fertilità o potenzialità produttiva omogenea all’interno dei nostri campi coltivati; in tal modo si potranno costruire specifiche mappe di prescrizione, così da “personalizzare” la concimazione il più possibile in funzione della variabilità dei nostri campi coltivati.

Mappatura tematica

Per avere una visione d’insieme di tutto il campo coltivato o di più campi coltivati il modo più veloce è poter impostare un’indagine di telerilevamento per ottenere specifiche ed oggettive mappe tematiche.

Vi sono a disposizione dell’imprenditore agricolo vari servizi di assistenza o Dss (Decision Support System) che permettono, con una spesa contenuta per ettaro e tramite l’ausilio di semplici supporti informatici, di acquisire ed utilizzare le immagini ottenute da telerilevamento così da avere il monitoraggio dei terreni e costruzione di mappe tematiche.

Indice di vegetazione

Una delle mappe tematiche più utilizzate per il supporto alla concimazione è quella basata sull’indice di vegetazione denominato Ndvi (Normalized Difference Vegetation Index): esso descrive in sintesi il livello di “vigoria” della coltura.

La cattura delle immagini per la costruzione dell’Indice Ndvi può essere realizzata con differenti strumentazioni che permettono ognuna di avere una specifica risoluzione che può andare a pixel di 10 m x 10 m (risoluzione per colture erbacee a pieno campo con piena copertura del terreno, remote sensing con satelliti o droni) fino a risoluzioni misurabili con pixel in cm2 (risoluzioni adatte per colture arboree e vite, tali da isolare interferenze date dall’interfila, proximal sensing con droni o strumentazioni da campo). In funzione del livello di precisione che si vuole si opterà per la specifica modalità di acquisizione immagini e relativa risoluzione. Si evidenzia che in vigneti e frutteti a spalliera il telerilevamento in situ (proximal sensing) che permetta di acquisire le immagini della sola “parete” di vegetazione sembra essere quello più preciso e consigliato.

Con la mappa Ndvi si ottengono mappe con aree all’interno del campo coltivato di differenti colori così da individuare aree cosiddette di minore indice di vegetazione, che si associa in genere ad una minore fertilità o potenzialità produttiva e tali aree sono generalmente rappresentate con colorazione gialla, ed aree con maggiore indice di vegetazione, quindi presumibilmente di maggiore fertilità e potenzialità produttiva, che sono in genere rappresentate da colorazioni verdi (verde più scuro maggiore indice di vegetazione e viceversa con aree di colore verde più chiaro) (fig.1).

La definizione e stesura finale della mappa di prescrizione, con la scelta dei tipi di concime, quantificazione delle dosi e delle zone e tempi di distribuzione, deve essere sempre fatta con una validazione in situ delle mappe Ndvi per controllare personalmente la situazione. Non è inusuale avere delle mappe Ndvi che evidenziano zone con basso indice di vegetazione (aree gialle) derivanti da situazioni asfittiche del terreno e non tanto per mancanza di elementi nutritivi.

La mappa di prescrizione derivante dalle immagini acquisite con il telerilevamento per la costruzione delle mappe Ndvi, sia da remote sensing che da proximal sensing, per essere utilizzata viene elaborata per produrre un cosidetto “shapefile” (*.shp), file vettoriale, che caricato nel computer del nostro trattore permetterà di gestire in modo georeferenziato la distribuzione del concime (kg) in modo preciso per ogni singola area omogenea.

Risulta essere più efficace e meno problematico l’impiego delle mappe Ndvi su colture pluriennnali (come, ad esempio, la vite) a differenza di colture annuali, poichè con le colture annuali la copertura della superficie potrà avvenire solo a stagione avanzata e quindi l’impiego delle mappe Ndvi potrebbe non essere tempestivo, avere interferenze o limitarsi alla sola concimazione di copertura. Per tale motivo la possibilità di avere una storicità delle mappe Ndvi dello stesso campo coltivato, a confronto eventualmente anche con le mappe di resa, ci permetterà di avere un monitoraggio oggettivo, che in considerazione dello specifico microclima che si è avuto, consentirà di fare le scelte di tecnica colturale migliori e gestire una nutrizione delle colture sito-specifica anche per colture annuali.

Il rateo variabile

La gestione della concimazione di precisione o a rateo variabile non può essere semplicata a una sola questione di differenti quantità complessive di unità fertilizzanti apportate: più concime nelle zone di minore fertilità (aree gialle delle mappe) e minor concime nelle zone di maggiore fertilità (aree verdi delle mappe). La concimazione a rateo variabile per essere veramente efficace deve permettere le ottimali sinergie fra concimi ad alto livello tecnologico, con massima efficienza nutrizionale, e tecniche distributive. Sappiamo che la nutrizione delle colture è progressiva e costante durante tutte le fasi fenologiche con specifiche esigenze di nutritivi e rapporti fra gli stessi, ad eccezione di quando la pianta entra in stasi metabolica per condizioni di stress momentaneo bloccando temporaneamente la nutrizione radicale e relativa attività fisiologica.

Con i piani di concimazione si devono utilizzare concimi e tecniche che permettano una biodisponibilità progressiva e controllata dei nutritivi così da creare le condizioni di nutrizione efficiente e un riequilibrio dello sviluppo delle piante e delle rese all’interno del campo coltivato, minimizzando le zone con minor indice di vegetazione Ndvi (aree gialle) e massimizzando le zone con un indice Ndvi maggiore (aree verdi), di potenziale maggiore produttiva.

Se si impiegano solo dosi maggiori di concimi tradizionali a pronto effetto, senza modificare le modalità e fasi della loro distribuzione, quindi non si interviene nella loro biodisponibilità ed efficienza ma solo sulla quantità apportata, non viene dato tempo alle piante nelle zone con minor indice di vegetazione di riequilibrarsi, con una migliore e più prolungata nutrizione, e quello che non viene assorbito si perderà nell’ambiente.

Nel caso dei concimi granulari, non volendo modificare le tempestiche distributive ed eccedere con il frazionamento, si dovrebbero scegliere concimi ricoperti con memabrane semipermeabili che permettano un cessione controllata e prolungata dei nutritivi durante le fasi fenologiche più importanti. In tal modo la biodisponibilità dei nutritivi, in particolare dell’azoto, sarebbe tale da incontrare maggiormente le esigenze nutrizionali delle colture per un tempo più lungo, evitando perdite e inefficacia e uno sviluppo delle colture completo ed equilibrato.

Oltre i concimi granulari a cessione controllata non si può trascurare la tecnica della fertirrigazione, nelle aziende dove sia possibile fare la microirrigazione. Con la fertirrigazione durante il ciclo colturale si apportano in modo agevole e specifico gli elementi nutritivi necessari per il miglior sviluppo delle colture: si ha una biodisponibilità con apporti ripetuti che accompagna le piante nelle varie fasi fenologiche.


1Concimazione razionale e unità fertilizzanti: criteri

1) Apporto sulla base delle reali dotazioni dei terreni (fertilità chimico-fisica e biologica) e potenzialità del territorio.

2) Somministrazione considerando le necessità delle colture (picchi di fabbisogno ed utilizzo dei nutritivi), in funzione degli obiettivi produttivi.

3) Scelta di concimi innovativi e di tecniche colturali in sintonia con i fabbisogni nutrizionali delle colture rispettosi della Fertilità naturale dei terreni, che permettano di avere una biodisponibilità controllata.

4) Somministrazione mirata studiando e definendo la variabilità all’interno di un campo coltivato evitando apporti eccessivi o ridotti derivanti da una distribuzione che non consideri la variabilità stessa, così da perseguire in modo specifico la migliore e maggiore produzione da ogni metro quadrato coltivato.


2Interventi in funzione della tipologia aziendale

A livello pratico ci possiamo trovare in due situazioni:

Aziende senza microirrigazione

Non è possibile fare la fertirrigazione, quindi si distribuiranno i concimi granulari selezionati nelle quantità definite sulla base della mappa di prescrizione. In tali caso è consigliabile limitare l’impiego di concimi granulari con azoto a pronto effetto in fasi specifiche della coltura e comunque in modo complementare e non predominante rispetto l’impiego di concimi granulari con azoto a cessione controllata che dovrebbero essere utilizzati in presemina o pretrapianto o alla ripresa vegetativa apportando la maggior parte delle unità fertilizzanti azotate.

Aziende con microirrigazione

È possibile fare la fertirrigazione, quindi si imposterà uno specifico piano di fertirrigazione dosando l’apporto in Unità Fertilizzanti sulla base delle zone dove l’indice di vegetazione e medio alto e dove le piante siano ben sviluppate o si presume possano svilupparsi senza grosse limitazioni (quelle zone che nelle mappe Ndvi possono essere colorate con varie tonaltà di verde); questo perchè l’impianto di fertirrigazione apporterà necessariamente la stessa quantità di concime in tutto l’appezzamento e quindi non si dovranno squlibrare le piante nelle aree con indice Ndvi più alto con apporti eccessivi; per compensare il minor apporto di nutritivi con fertirrigazione nelle aree con basso indice Ndvi si farà una specifica distribuzione di concime granulare NPK con azoto a cessione controllata con dosaggi differenziati e specifici nelle varie aree con differente indice Ndvi.

Tale apporto di concime granulare dovrà essere fatto in presemina o pretrapianto o alla ripresa vegetativa, possibilmente si dovrebbe usare un concime granulare con la massima percentuale di azoto ricoperto (anche il 100% di azoto ricoperto). Logicamanete la somma delle Unità fertilizzanti fra concimazione granulare e fertirrigazione deve essere tale da soddisfare le esigenze nutrizionali della coltura volute. Solitamente l’apporto di unità fertilizzanti fatta base 100% dovrebbe essere con il concime granulare circa 30%÷40% e in fertirrigazione circa il 60%÷70% (fig. 2).

Interventi mirati: fertirrigazione e concimi a cessione controllata - Ultima modifica: 2023-12-12T14:34:02+01:00 da K4

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