La sfida dell’Europa sulle proteine vegetali

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Il 74% dei mangimi ad alto tenore proteico usati nell’Ue è importato e per la soia si arriva al 94%. Si punta a sostegno accoppiato, crediti di carbonio, investimenti in ricerca e strutture di trasformazione

La Commissione europea ha presentato, in data 7 luglio 2026, il piano d’azione dell’Ue per le proteine vegetali (COM(2026) 355 final del 7 luglio 2026).

Non è la prima volta che l’Unione europea emana una strategia per aumentare il grado di approvvigionamento delle proteine vegetali. Nonostante gli incentivi della Pac e altri impegni, la situazione per questo settore rimane di una forte dipendenza dall’estero.

Il piano affronta questo tema con tre obiettivi: resilienza, autonomia strategica e sostenibilità.

Forte dipendenza, soprattutto per la soia

L’obiettivo del piano di azione è netto e chiaro: ridurre la dipendenza dalle importazioni, aumentare la produzione interna e rafforzare le filiere europee degli alimenti e dei mangimi. La principale criticità riguarda i mangimi ad alto tenore proteico: il 74% di quelli utilizzati nell’Ue è importato e, nel caso delle proteine di soia, la quota proveniente da Paesi terzi raggiunge il 94%.

L’Ue produce attualmente 67 milioni di tonnellate di proteine vegetali da seminativi e colture foraggere, mentre ne utilizza 80 milioni di tonnellate per mangimi, alimenti e scopi industriali.

Questo settore dipende fortemente dai foraggi grezzi coltivati nell’Ue e dalle importazioni di mangimi ad alto contenuto proteico (semi oleosi e colture proteiche), soprattutto farine di soia.

L’Unione europea è autosufficiente per quanto riguarda i mangimi a basso tenore proteico (tab. 1), ma dipende in larga misura dalle importazioni per i mangimi ad alto tenore proteico (semi oleosi e colture proteiche): il 74% di quelli utilizzati nell’Ue sono importati.

La produzione Ue di proteine vegetali è cresciuta negli ultimi 15 anni (+28%), ma non abbastanza per coprire la domanda. La vulnerabilità deriva soprattutto dalla soia:

- l’Ue importa grandi quantità di soia e derivati;

- la produzione interna è limitata da fattori agronomici, disponibilità di terreno, condizioni climatiche e competitività economica.

La produzione e il commercio di soia sono fortemente concentrati a livello globale: sei paesi producono il 90% della soia mondiale (fig. 2).

Aumentare la quota di proteine prodotte nell’Ue

La Commissione fissa come obiettivo di portare dal 25,8% al 35% entro il 2035 la quota di proteine provenienti da oleaginose e colture proteiche prodotte nell’Ue e utilizzate come mangimi (fig. 1). Il target indica un incremento di 9,2 punti percentuali, pari a circa +35,7% rispetto al livello attuale; potrebbe apparire un obiettivo modesto, ma in realtà costituirebbe un grande miglioramento, vista la difficoltà ad introdurre queste produzioni per la limitata disponibilità di terreni e per la maggiore convenienza di altre coltivazioni.

L’aumento della produzione di proteine vegetali non ha solo un effetto commerciale strategico, ma svolge anche un importante ruolo ambientale, visti i relativi vantaggi che derivano dalla coltivazione delle leguminose (vedi box in fondo all'articolo).

Il piano d’azione è articolato in alcuni ambiti principali (tab. 2)

La Commissione indica, tra le azioni, incentivi alla coltivazione di leguminose e soia, infrastrutture di stoccaggio e trasformazione, diversificazione delle importazioni, etichettatura dell’origine, appalti pubblici, investimenti in sementi e innovazione e un monitoraggio annuale del raggiungimento del 35% nel 2035.

1. Rafforzamento del coordinamento delle politiche

La Commissione invita gli Stati membri a inserire il rafforzamento e la diversificazione dell’approvvigionamento proteico nella programmazione della Pac, coordinando tale obiettivo con le politiche in materia di investimenti, ricerca e innovazione, ambiente, clima, energia, commercio e appalti pubblici.

Gli interventi potranno combinare le risorse della Pac con i futuri piani di partenariato nazionale e regionale (Ppnr), Orizzonte Europa e il Fondo europeo per la competitività, al fine di sostenere congiuntamente la produzione agricola, le infrastrutture, la trasformazione e l’innovazione.

In altre parole, le politiche agricole dovranno sostenere la produzione di piante proteiche (sostegno accoppiato), gli investimenti (macchinari, impianti di trasformazione) e progetti di innovazione.

2. Aumento della produzione europea di colture proteiche

Il Piano prevede un rafforzamento del sostegno alla coltivazione di leguminose, soia, colza, girasole e altre colture proteiche.

Nell’ambito della Pac 2028-2034, gli Stati membri potranno ricorrere a:

a) sostegno accoppiato al reddito;

b) azioni agroambientali e per il clima destinate alle leguminose, alle rotazioni, alle colture di copertura e ai sistemi biologici;

c) pagamenti per la transizione;

d) sostegni agli investimenti e strumenti di gestione del rischio;

e) servizi di consulenza

Le piante proteiche continueranno ad essere incentivate con il sostegno accoppiato, già oggi esistente; anzi, esso potrà essere aumentato, tenendo conto che la proposta per la Pac 2028-2034 consente agli Stati membri di aumentare la percentuale di sostegno accoppiato riservata alle colture proteiche dal 2% al 5%.

I pagamenti per la transizione potranno contribuire a coprire i costi sostenuti dagli agricoltori per l’introduzione delle colture proteiche, compresi l’acquisto o l’adeguamento dei macchinari, la formazione, i maggiori costi temporanei di produzione e manodopera e le eventuali perdite di redditività rispetto alle colture sostituite.

L’aumento delle superfici coltivate dovrà essere accompagnato dallo sviluppo di infrastrutture di essiccazione, stoccaggio, trasformazione e logistica, necessarie per assorbire e valorizzare la produzione.

Gli Stati membri saranno inoltre invitati a integrare la diversificazione delle proteine nelle strategie per il ricambio generazionale e nelle misure destinate ai giovani agricoltori.

Le Organizzazioni di produttori (Op) e le Associazioni di Organizzazioni di produttori (Aop) potranno favorire l’accesso condiviso a macchinari e attrezzature specializzate.

La Commissione fisserà un parametro europeo per misurare i progressi verso una maggiore autonomia in materia di proteine e rafforzerà il monitoraggio dei mercati attraverso l’Osservatorio dei cereali, dei semi oleosi e delle colture proteiche.

Il Piano conferma anche il sostegno ai prati che possono contribuire a ridurre l’impiego di mangimi importati. Tali sistemi potranno inoltre beneficiare delle opportunità connesse alla futura metodologia sulla carboniocoltura e agli eventuali strumenti relativi ai crediti natura.

3. Ricerca, innovazione e assistenza tecnica

La Commissione intende sostenere la ricerca su varietà di colture proteiche caratterizzate da rese più elevate e stabili, maggiore resistenza alla siccità, agli eventi climatici estremi, agli organismi nocivi e alle malattie, nonché da una migliore qualità nutrizionale.

Ulteriori attività riguarderanno la riduzione del ricorso ai concimi, la protezione sostenibile delle colture, la trasformazione dei prodotti, la formulazione dei mangimi e la valorizzazione di residui e sottoprodotti. I programmi Orizzonte 2020 e Orizzonte Europa hanno già destinato oltre 190 milioni di euro alla ricerca e all’innovazione nel settore.

Il Piano considera anche le proteine alternative ottenute da alghe, insetti, fermentazione di biomassa e fermentazione di precisione. Il loro sviluppo dovrà essere accompagnato da un’attenta valutazione della sicurezza, della sostenibilità, dei consumi energetici e della qualità nutrizionale.I risultati della ricerca saranno trasferiti alle aziende attraverso i servizi di consulenza, la rete europea della Pac e la collaborazione tra agricoltori, cooperative, imprese e istituti di ricerca.

4. Mangimi locali, sistemi zootecnici e sicurezza degli approvvigionamenti

Il Piano punta a ridurre la dipendenza dalle importazioni, intervenendo sulle strategie di alimentazione degli animali.

Per le aziende zootecniche ciò significa favorire:

a) un maggiore impiego di mangimi locali prodotti in azienda o a livello regionale;

b) l’integrazione tra coltivazioni e allevamento;

c) l’utilizzo dell’erba e dei foraggi nei sistemi con ruminanti;

d) l’impiego, per i monogastrici, di coprodotti e sottoprodotti della trasformazione agricola e alimentare, nel rispetto delle norme sulla sicurezza dei mangimi;

e) l’adeguamento delle razioni alla specie allevata, al sistema produttivo e alla disponibilità locale delle materie prime.

Lo sviluppo dei mangimi locali richiederà investimenti in unità di essiccazione, strutture di stoccaggio, impianti di trasformazione, bioraffinerie e piattaforme logistiche regionali.

Poiché la dipendenza dalle importazioni non potrà essere eliminata completamente, il Piano prevede anche la diversificazione dei Paesi fornitori. Un ruolo specifico è attribuito alla cooperazione con l’Ucraina, in particolare per i semi di soia, garantendo l’allineamento delle norme produttive e condizioni di concorrenza eque.

Un’ulteriore criticità riguarda vitamine e aminoacidi impiegati nei mangimi, attualmente importati in larga misura dall’Asia orientale. Per ridurre tali vulnerabilità, la Commissione prevede:

a) uno studio sulla portata delle dipendenze dell’Ue;

b) la valutazione di incentivi per utilizzare pienamente o ampliare le capacità produttive europee;

c) la prosecuzione della semplificazione delle norme sugli additivi per mangimi;

d) il monitoraggio delle vulnerabilità delle catene di approvvigionamento;

e) la valutazione di strumenti di preparazione, quali la trasparenza del mercato, la costituzione di scorte e gli appalti congiunti.

5. Sviluppo delle filiere a sostegno della domanda

Il Piano prevede interventi per collegare la produzione agricola alla trasformazione e alla domanda finale. La proposta relativa alla Pac 2028-2034 prevede una specifica strategie per le colture proteiche e interventi destinati a sostenere:

a) investimenti e innovazione;

b) stoccaggio e trasformazione;

c) commercializzazione;

d) gestione del rischio;

e) attività delle OP e delle organizzazioni interprofessionali.

La Commissione intende inoltre favorire un maggiore ricorso ai contratti tra agricoltori e altri operatori della filiera, al fine di migliorare la prevedibilità dei prezzi, garantire gli sbocchi commerciali e ridurre i rischi connessi all’introduzione delle colture proteiche.

Sul lato della domanda, il Piano prevede:

a) norme di commercializzazione e informazioni sull’origine dei prodotti;

b) campagne di promozione dedicate alle leguminose e ai legumi secchi;

c) l’integrazione di tali prodotti nella campagna europea “Buy European”;

d) un maggiore utilizzo di criteri di qualità e sostenibilità negli appalti pubblici e nella ristorazione collettiva;

e) attività educative nell’ambito del programma dell’Ue destinato alle scuole;

f) informazioni ai consumatori attraverso etichettatura e comunicazione;

g) la possibilità per gli Stati membri di adottare politiche fiscali a sostegno della transizione verso un sistema alimentare più resiliente.

6. Utilizzo di coprodotti, biomassa e bioenergia

Il Piano promuove la valorizzazione di residui, coprodotti e biomassa per la produzione di alimenti, mangimi, prodotti industriali ed energia.

La trasformazione dei semi oleosi può, ad esempio, produrre oli destinati a usi alimentari, industriali o energetici e farine ad alto tenore proteico utilizzabili nell’alimentazione animale. La valorizzazione congiunta dei prodotti principali e dei coprodotti può quindi migliorare le opportunità economiche delle filiere.

Nel riesame del quadro europeo per le energie rinnovabili successivo al 2030, la Commissione valuterà inoltre come aumentare la produzione interna di biocarburanti, colture proteiche e materie prime sostenibili.

I target del piano

In termini operativi, il Piano punta quindi a rafforzare l’utilizzo degli strumenti della Pac per le colture proteiche, coprire parte dei costi della transizione produttiva, sviluppare le infrastrutture di stoccaggio e trasformazione, favorire l’aggregazione degli agricoltori e i contratti di filiera e aumentare l’impiego di mangimi prodotti nell’Ue.

L’obiettivo indicato dalla Commissione è portare la quota di proteine ottenute da semi oleosi e colture proteiche di origine europea e utilizzate nei mangimi dal 25,8% del 2025 al 35% entro il 2035.

Per gli agricoltori europei e italiani, le colture proteiche saranno più attrattive negli ordinamenti colturali, grazie al maggior sostegno della Pac. Ma non basta. Senza l’innovazione, soprattutto il miglioramento genetico e l’organizzazione di filiera efficienti, difficilmente queste colture potranno assicurare un reddito soddisfacente.


I vantaggi delle proteine vegetali

La produzione di proteine vegetali nell’Ue offre molteplici vantaggi.

Contrasto al cambiamento climatico: la produzione di colture proteiche può contribuire a ridurre le emissioni di gas a effetto serra attraverso l’assimilazione e la fissazione di azoto nel terreno, riducendo di conseguenza l’uso di fertilizzanti azotati di sintesi, il cui potenziale di riscaldamento tramite il protossido d’azoto è 310 volte superiore al biossido di carbonio.

Fertilità dei suoli: una maggiore percentuale di colture proteiche nella rotazione delle colture contribuisce a uno stoccaggio più equilibrato degli elementi nutritivi, ad una maggiore resistenza alle malattie, ad una migliore struttura dei suoli (compreso l’aumento dell’efficienza energetica per il trattamento dei suoli) e ad un ridotto utilizzo di erbicidi e a una maggiore biodiversità favorevole all’impollinazione.

Riduzione dei concimi azotati: le colture leguminose nell’avvicendamento agricolo riducono sostanzialmente la necessità di utilizzare fertilizzanti azotati, riducendo i costi complessivi di produzione per gli agricoltori.

Un recente studio pubblicato dal Parlamento europeo e un’analisi della commissione per lo sviluppo sostenibile del governo francese stimano una riduzione annua fino a 100 milioni di euro dei costi per l’uso di fertilizzanti in Francia.

Biodiversità agricola: l’uso esteso di colture proteiche adattate alle condizioni climatiche europee, come fagioli, soia, piselli, lenticchie, lupini, ceci, erba medica, trifoglio, facelia, ginestrino e lupinella, stabilizzerà e aumenterà sostanzialmente la diversità all’interno del sistema produttivo.

Sicurezza alimentare: migliore equilibrio fra produzione di proteine di origine vegetale e animale, in quanto la produzione di proteine vegetali è più vantaggiosa rispetto alle proteine animali per quanto riguarda la quantità di energia, di acqua e di apporti esterni.

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