Pac post 2027: scongiurati tagli al budget. Fondo unico: sì con modifiche

Pac post 2027

Cofinanziato dall’Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione europea. Né l’Unione europea né l’amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.
Per il periodo 2028-2034 all’Italia andranno 40,7 miliardi. Le Regioni manterranno il ruolo di autorità di gestione

Il dibattito sulla nuova Pac 2028-2034 era già iniziato due anni fa, immediatamente dopo le elezioni europee del 2024, ed è proseguito con una serie di dichiarazioni e documenti (tab. 1). Una tappa fondamentale è avvenuta il 16 luglio 2025, quando la Commissione europea ha presentato le proposte sul nuovo quadro finanziario pluriennale 2028-2034 (Qfp) e l’insieme delle politiche europee, compresa la riforma della Pac (vedi Terra e Vita n. 15/2025, 17/2025 e 18/2025).

Le scelte cruciali

Le novità, proposte dalla Commissione europea il 16 luglio 2025, sono tante e di notevole impatto. Il primo elemento rilevante riguarda il bilancio, con due cambiamenti importanti per la Pac: una riduzione delle risorse finanziarie di circa il 20% rispetto alla programmazione 2021-2027 e la creazione di un “Fondo unico” in cui confluisce il finanziamento al settore agricolo.

Il secondo elemento riguarda la riforma della Pac con altrettante novità: la soppressione dei titoli, il sostegno al reddito con priorità per gli agricoltori più bisognosi, la degressività e il capping che taglia il sostegno alle grandi aziende agricole, maggiori risorse ai giovani e ai piccoli agricoltori, il sostegno accoppiato al 25%, gli ecoschemi che confluiscono nell’agroambiente, la soppressione della Pac per i pensionati dal 2032.

Dal luglio 2025 a oggi il dibattito sulla nuova Pac è stato molto acceso, con veementi proteste degli agricoltori europei, soprattutto su due temi: il taglio delle risorse e il fondo unico.

Il taglio della Pac è stato scongiurato, dopo i pronunciamenti della Commissione europea a gennaio 2026, invece il fondo unico – sulla base del dibattito in corso – rimarrà un punto cardine della nuova programmazione 2028-2034, seppure con alcuni cambiamenti.

Bilancio Ue: taglio iniziale del 23%

La proposta della Commissione europea del 16 luglio 2025 per il Qfp 2028-2034 prevedeva uno stanziamento garantito alla Pac di 293,7 miliardi di euro; ciò significava una riduzione di risorse di circa il 23% (a prezzi correnti), visto che nel settennio 2021-2027 la dotazione è di 386 miliardi di euro.

In realtà, la riduzione delle risorse della Pac potrebbe essere più leggera, per due ragioni:

  1. il fondo unico prevede una dotazione disponibile (non assegnata) di 237 miliardi che potranno essere destinati alla Pac, oltre che alle altre politiche, a discrezione degli Stati membri;
  2. alcuni sostegni, attualmente presenti nella Pac, saranno finanziati da altre politiche del Ppnr (ad esempio, il programma Leader è incluso nella politica di coesione) o dai fondi di altre politiche (ad esempio, la ricerca e l’innovazione per l’agricoltura sono finanziate dalla rubrica “Competitività” e quindi nel Fondo europeo per la competitività).

Tuttavia, facendo i conti sulle risorse certe, il taglio è del 23%, non potendo fare previsioni sulla dotazione disponibile per gli Stati membri.

Questo scenario ha generato forti proteste degli agricoltori in tutta Europa, che sono culminate con due grandi mobilitazioni davanti al Parlamento europeo, organizzate da Copa-Cogeca (associazione europea delle organizzazioni agricole e cooperative agricole), a Bruxelles il 18 dicembre 2025 e a Strasburgo il 20 gennaio 2026, con migliaia di agricoltori e circa mille trattori.

Il budget Pac dopo le proteste

Le proteste hanno avuto un impatto concreto: la Commissione europea ha attenuato i tagli della Pac. Una lettera della presidente della Commissione europea del 9 novembre 2025 e un’altra del 6 gennaio 2026 hanno riportato lo stanziamento allo stesso livello del periodo di programmazione 2021 2027 (tab. 2).

Per l’Italia, le risorse per la Pac passano da 31 miliardi della proposta del 16 luglio 2025 a 40,7 miliardi dopo lettera della presidente della Commissione europea del 6 gennaio 2026.

Teniamo conto che queste cifre sono a prezzi correnti, cioè non tengono conto dell’inflazione; la stessa analisi a prezzi costanti (tenendo conto dell’inflazione) porterebbe ad un taglio rilevante della Pac. In altre parole, gli agricoltori conservano lo stesso stanziamento della Pac precedente, ma non recuperano l’inflazione che negli ultimi 7 anni è stata del 17,8%.

Inoltre, il negoziato sul Qfp 2028-2034 è ancora agli inizi; la proposta della Commissione europea deve essere esaminata dal Consiglio europeo e la trattativa si annuncia molto accesa, con la posizione dei Paesi “frugali” (Olanda, Svezia, Danimarca, Svezia), contrari a qualsiasi aumento della spesa comune.

Ursula Von der Leyen

La posizione del Parlamento

Gli europarlamentari, non si sono accontentati delle concessioni della Commissione europea: nella seduta plenaria del 28 aprile 2026, hanno approvato una relazione sul Qfp 2028-2034 in cui chiedono un aumento del budget della Pac a 433,01 miliardi di euro a prezzi correnti, al fine di garantire la sicurezza alimentare e la sovranità, la competitività, un tenore di vita equo per gli agricoltori e consentire loro di passare a pratiche più sostenibili, compresa la gestione sostenibile del territorio e delle risorse idriche.

Secondo il Parlamento europeo, l’importo complessivo Pac deve essere ripartito in 320,30 miliardi per gli interventi di sostegno al reddito, con un aumento di 26,60 miliardi di euro, e un importo di 106,41 miliardi di euro attribuito alla voce di spesa “zone rurali”, una nuova componente rispetto alla proposta iniziale della Commissione.

Il fondo unico

Un altro tema di acceso dibattito riguarda il fondo unico, denominato precisamente “Fondo europeo per la coesione economica, territoriale e sociale, l’agricoltura e lo sviluppo rurale, la pesca e la politica marittima, la prosperità e la sicurezza” (fig. 1 e fig 2).

Secondo la Commissione europea, la scelta del fondo unico è giustificata dall’obiettivo di una semplificazione e razionalizzazione della gestione dei fondi europei, in particolare quelli legati alla politica di coesione e alle transizioni verde e digitale, tra cui la Pac.

Il fondo unico nasce dall’esigenza di:

- superare la frammentazione tra i diversi fondi strutturali (Feaga, Fesr, Feampa, Fse, Fesr, Fc, ecc.); infatti, il nuovo fondo unico raggrupperà 14 fondi attualmente esistenti;

- ridurre la complessità amministrativa per gli Stati membri e i beneficiari;

- aumentare la flessibilità nella programmazione e nell’utilizzo delle risorse;

- garantire coerenza tra gli obiettivi delle diverse politiche (coesione, agricoltura, ambiente, innovazione, ecc.).

In altre parole, il fondo unico andrà a finanziare tutte le politiche europee di sostegno settoriale e territoriale (agricoltura, pesca, coesione, sociale, cooperazione transazionale, migrazioni, ecc.) che attualmente sono attuate in compartecipazione e/o cofinanziamento con gli Stati membri (fig. 1).

Il Ppnr

Secondo la Commissione, il bilancio dell’Ue sarà adattato alle esigenze locali, nel principio della sussidiarietà e di un più ampio coinvolgimento degli Stati membri, che potranno adattare le politiche europee ai fabbisogni e alle priorità nazionali. Lo strumento per attuare le politiche del fondo unico a livello nazionale saranno i piani di partenariato nazionali e regionali (Ppnr).

Tali piani, che saranno nazionali e regionali, utilizzeranno i fondi dell’Ue, attraverso un processo di pianificazione mirato e coerente, che persegue le priorità comuni dell’Unione europea, ma lascia ampia flessibilità di adattamento alle esigenze nazionali, regionali e locali. In altre parole, secondo la Commissione europea, i Ppnr garantiscono politiche comuni e coerenza con le esigenze territoriali, nazionali e regionali (fig. 1), secondo il principio di sussidiarietà, senza il rischio di rinazionalizzazione.

Le critiche al fondo unico

La totalità delle Organizzazioni agricole e la maggior parte degli europarlamentari e dei politici nazionali sono contrari al fondo unico per varie ragioni:

- la Pac è la politica fondatrice dell’Unione europea e non va annacquata in un coacervo con tutte le altre politiche europee;

- un fondo unico potrebbe diluire la specificità del sostegno all’agricoltura, confondendolo con obiettivi più generici (coesione, transizione verde, migrazioni, innovazione);

- la Pac e l’agricoltura sono una priorità europea e necessitano di un mandato e di una visione autonoma e specifica.

Queste critiche sono state fatte proprie dal Parlamento europeo che, nella risoluzione del 28 aprile 2026, respinge la proposta della Commissione europea sul fondo unico e l’approccio “un piano per Stato membro” (Ppnr), disapprovando la rinazionalizzazione della spesa dell’Ue.

Le modifiche

Nonostante queste critiche, la proposta della Commissione sul fondo unico sembra reggere; ormai è quasi certo che il fondo unico costituirà un fondamento della nuova programmazione europea 2028-2034. Tuttavia, il negoziato porterà all’accoglimento delle numerose richieste di modifica, provenienti dagli Stati membri e soprattutto dall’Italia.

In particolare, gli emendamenti al fondo unico dovrebbero garantire al Masaf una competenza determinante sul capitolo della Pac, all’interno del Ppnr, e alle Regioni di mantenere il ruolo di Autorità di gestione per gli interventi di carattere regionale.

I prossimi mesi

La discussione sul Qfp e sulla Pac 2028-2034 è entrata nella fase cruciale e si lavora a ritmi serrati a livello di Consiglio europeo e di Consiglio dei ministri. Il Consiglio europeo, che riunisce i capi di Governo e che ha la competenza decisionale sul Qfp, prevede di trovare un’intesa entro la fine del 2026.

Anche, il Consiglio dei ministri agricoli, che riunisce i ministri dell’Agricoltura dei 27 Paesi Ue e che deciderà sul regolamento della nuova Pac, intende trovare un accordo entro la fine dell’anno.

I lavori in seno al Parlamento europeo, invece, procedono con più lentezza.

Nel primo trimestre 2027, si dovrebbero svolgere i triloghi tra Parlamento, Consiglio e Commissione, per giungere all’approvazione dei regolamenti in tempo utile per partire con la nuova Pac dal 1° gennaio 2028.

Da più parti, tuttavia, si ipotizza la necessità di una proroga dell’attuale Pac di almeno un anno, tenendo conto che il dibattito a Bruxelles procede con incertezza e che i punti di disaccordo sono molteplici. Al momento attuale, i tempi del negoziato unionale sono ancora compatibili per rispettare l’avvio dal 1° gennaio 2028.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome