Sostenere tutta la filiera per salvare l’agricoltura

Il punto del neo presidente di Cia - Agricoltori italiani Cristiano Fini. Tra le sue proposte il dialogo con la Gdo e un patto con i consumatori per valorizzare i prodotti agricoli

Reddito, rincari delle materie prime, Pnrr, manodopera, ricambio generazionale.

Sono alcune delle tematiche più importanti affrontate dal nuovo presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani Cristiano Fini che abbiamo incontrato per una chiacchierata a tutto tondo sull’attualità politica. Cinquant’anni, agrotecnico, membro del cda di Cantine Riunite Civ, già presidente di Cia Emilia-Romagna, Fini è un imprenditore agricolo di Castelfranco Emilia (Mo), dove conduce un’azienda con 13 ettari di vigneto biologico.

Una più equa distribuzione del valore aggiunto

Tre priorità su cui concentrerà la sua azione nei prossimi quattro anni di mandato.

Giusto reddito agli agricoltori, che passa attraverso la redistribuzione dello stesso lungo tutta la filiera. Valorizzazione e sostegno delle aree interne, contrasto ai danni da fauna selvatica.

Reddito equo per gli agricoltori e redistribuzione del valore lungo la filiera. Questione annosa. Come intervenire?

La svolta passa attraverso il dialogo proficuo con la Gdo e gli accordi di filiera. Se crolla il settore primario precipita l’intera filiera. Non solo noi come organizzazioni agricole, ma tutti insieme, dobbiamo sostenere l’agricoltura e garantire prezzi competitivi.

Otto anni di guida Scanavino, il suo mandato segnerà una nuova rotta per la confederazione o lavorerà nel segno di una continuità?

Lavorerò nel segno di una continuità con l’obiettivo di far crescere ulteriormente la confederazione sia nei territori che a Roma, spingendo su un confronto aperto con tutte le parti politiche e istituzionali.

Un punto su cui crede sia giusto incidere diversamente rispetto al passato?

Dialogare maggiormente con i consumatori, al fine di stringere un patto solido che possa salvaguardare l’agricoltura.

Rincari delle materie prime. L’attuale crisi ci impone riflessioni e nuove misure?

Servono più risorse e misure strutturali sui campi e lungo la filiera per alleggerire i costi e scongiurare le speculazioni. Nonché prevedere incentivi ai consumi agroalimentari, a partire dalle fasce più deboli della popolazione, e introdurre strumenti di gestione del rischio capaci di calmierare la volatilità dei prezzi e garantire la stabilità dei redditi degli agricoltori.

Sostenibilità ok, ma senza penalizzare la competitività

Pnrr e Piano di sviluppo nazionale. Condivide l’azione del governo?

Si poteva fare di più. Sono state investite molte risorse per la sostenibilità delle imprese agricole. Azione che condivido. Ma ritengo che sarebbe stato opportuno destinare più risorse per la competitività delle aziende, intervenendo maggiormente sulle filiere produttive, sulla manodopera e sugli investimenti in campo.

Il nodo della gestione della manodopera

Ha citato la manodopera. Ogni anno di questo periodo, quello più intenso per la raccolta dell’ortofrutta, questa tematica torna alla ribalta. Qual è la sua posizione in merito?

Per affrontare con maggiore risolutezza la questione manodopera sono indispensabili meccanismi di flessibilità. I voucher erano uno strumento valido per l’agricoltura. Purtroppo l’abuso che ne è stato fatto in altri settori non li ha valorizzati. Occorre introdurre dei meccanismi simili ai voucher. Il problema della reperibilità di manodopera ha diverse cause, dal reddito di cittadinanza al fatto che molti operatori, visti gli incentivi, si sono spostati verso il settore dell’edilizia. Dobbiamo aprire immediatamente il nuovo decreto flussi per mettere in regola le migliaia di lavoratori che necessitano di regolarizzazione. La manodopera straniera rappresenta ormai stabilmente un terzo della forza lavoro complessiva in agricoltura. Purtroppo il decreto flussi di aprile è stato completamente insufficiente per fronteggiare le tante richieste arrivate dal settore agricolo.

Ci sarà un nuovo decreto?

Stiamo lavorando per questo. L’auspicio è che venga emanato a breve. Chiediamo al Governo di intervenire quanto prima. L’agricoltura non può smettere di produrre, ma le istituzioni devono comprendere che gli agricoltori non possono continuare a lavorare in perdita.

Lei ha dichiarato: «In Europa dobbiamo contare di più e dobbiamo essere più uniti come sistema Paese». Complicate entrambe le cose?

Certamente non semplici. Quando ci siamo presentati uniti in Europa abbiamo ottenuto dei risultati. Credo sia fondamentale quindi una maggiore unità sia a livello di associazioni agricole che di intero sistema Paese per rispondere alle esigenze delle aziende agricole.

Il dialogo allargato con tutte le organizzazioni di categoria è un suo obiettivo?

Sì. Dobbiamo valorizzare di più i punti che ci uniscono rispetto a quelli che ci dividono. Ho sempre pensato che il dialogo e il confronto sia fondamentale per far crescere il settore agricolo nei prossimi anni.

Valorizzare il bio

Come presidente e anche viticoltore biologico che cosa pensa della Legge che regola il settore? E come affrontare la sfida di sfamare una popolazione in crescita e spingere contemporaneamente su sistemi produttivi più rispettosi del suolo e dell’ambiente?

Considero quella sul biologico una buona legge. Abbiamo il compito di sostenere i sistemi produttivi più virtuosi dal punto di vista ambientale e lo dobbiamo fare mettendo in campo ricerca e politiche di valorizzazione delle produzioni sostenibili. Sarà fondamentale lavorare alla costruzione di un accordo con i consumatori per valorizzare le produzioni biologiche. Tutto questo a patto che non venga meno la sostenibilità economica, senza la quale non si può fare agricoltura.

Ricambio generazionale, accesso alla terra e al credito. I giovani che scelgono l’agricoltura aumentano ma si parla troppo poco delle aziende under che dopo due anni chiudono. E delle difficoltà che i giovani hanno per accedere al credito. Come supportare concretamente i giovani?

Vanno stretti accordi con il sistema bancario per accelerare l’accesso al credito. La possibilità di accesso è molto restrittiva per i giovani che vogliono entrare in agricoltura. Poi bisogna lavorare per favorire il percorso di ingresso. Non è sufficiente dare loro risorse per il primo insediamento senza accompagnarli negli anni successivi con politiche e incentivi per farli rimanere nel nostro settore. Se non lo faremo ci saranno sempre aziende giovani che chiuderanno esaurite le prime risorse. E questo è un danno per l’intero comparto agricolo.

Mettere l'agricoltura al centro

Come vede l’agricoltura del futuro?

Sicuramente più smart, più aggregata e meno frammentata, più green e anche più competitiva. Ho fiducia che ci possa essere un rilancio del settore nei prossimi anni nonostante l’attuale crisi geopolitica e l’instabilità dei mercati.

Cosa serve per avviare e concretizzare questo rilancio?

Occorre realizzare un piano strategico nazionale sull’agricoltura che metta in campo politiche sul medio-lungo periodo capaci di riportare al centro il settore primario.


«Purtroppo il decreto flussi di aprile è stato completamente insufficiente per fronteggiare le tante richieste di manodopera arrivate dal settore agricolo. Speriamo che il governo intervenga presto per garantire le risorse necessarie a svolgere i lavori nei campi. L’agricoltura non può lavorare in perdita»


Sostenere tutta la filiera per salvare l’agricoltura - Ultima modifica: 2022-06-14T16:52:39+02:00 da Laura Saggio

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