Fruttiferi, un vademecum per la concimazione primaverile

concimazione dei fruttiferi
Nella coltivazione di piante da frutto anche la fertilizzazione esige una progettualità di medio-lungo periodo

La coltivazione delle piante da frutto è estremamente importante per la agricoltura italiana, interessando (dati Istat 2017) quasi 400 mila ettari (vedi tab. 1).

Tab.  1 – Superfici in Italia delle principali colture frutticole – Dati Istat 2017

Specie

Ettari 2017

Nocciolo

         79.445

Mandorlo

         58.513

Melo

         57.260

Pesco

         45.861

Pero

         31.729

Ciliegio

         30.103

Actinidia

         26.133

Nettarina

         20.349

Albicocco

         18.983

Susino

         12.682

Loto

           2.728

Melograno

               819

Totale

      384.605

 

Il gruppo più rappresentato è quello delle drupacee, che interessa circa la metà di questa superficie e dove le specie più coltivate, nonostante gli estirpi degli ultimi anni, sono le pesche e nettarine con oltre 65.000 ettari; a seguire il mandorlo, ovviamente presente soprattutto al sud del nostro paese, con circa 58.000 ettari.

Le pomacee interessano circa 90.000 ettari, di cui oltre 57 mila a melo e quasi 32 mila a pero.

La specie a frutto che ricopre la maggior superficie in Italia è il nocciolo, con quasi 80mila ettari.

Tra le colture non tipiche del nostro paese ed introdotte da altre zone di coltivazione, quella che si è sviluppata sulla maggiore superficie in Italia è l’actinidia che, pur con gli alti e bassi conseguenti alla comparsa e diffusione del Cancro Batterico, viene coltivata su più di 26 mila ettari.

Una coltura che ha destato grande interesse negli ultimi anni è stato quella del melograno ma essa, pur ampliando in misura significativa le superfici, è andata ad interessare nel 2017 solo poco più di 800 ettari in Italia.

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Fig.  1 – Ripartizione fra i gruppi produttivi di colture frutticole in Italia– Dati Istat 2017

Concimazione pre-impianto

Realizzare un impianto fruttifero è la parte finale di un processo decisionale complesso, caratterizzato da valutazioni economiche ed agronomiche che devono abbracciare un arco temporale ampio: si devono infatti considerare almeno 10 anni di coltivazione se si parla di drupacee, ma si può andare ben oltre i 20-25 anni per le pomacee e l’actinidia.

Tra gli aspetti da esaminare con la massima attenzione sicuramente non va trascurata la fertilità del suolo con annessa la valutazione dei nutrienti disponibili in bassa o elevata quantità.

La poliennalità della coltivazione arborea comporta una lunga permanenza nello stesso terreno, per cui è necessario porre la massima attenzione alla concimazione pre-impianto del frutteto, in quanto è l’ultima fase in cui è possibile intervenire lavorare liberamente su tutta la superficie e lungo tutto il profilo di coltivazione per effettuare una efficace concimazione di arricchimento.

Per ragionare in termini oggettivi è necessario disporre di una analisi del terreno rappresentativa, sulla quale effettuare le valutazioni relative alla necessità di fertilizzazioni cospicue in sostanza organica, potassio e fosforo.

Considerato l’impoverimento diffuso dei terreni in sostanza organica, l’ammendamento è sempre consigliabile, con letame maturo oppure, vista la sempre più aleatoria disponibilità di questo fertilizzante, impiegando ammendanti compostati di origine vegetale o mista che, se pellettati, sono anche di più agevole distribuzione; per accentuare l’effetto sulla coltura è preferibile la loro localizzazione sulla fila o nella buca, con l’avvertenza di non porli a diretto contatto dell’apparato radicale.

Per quanto riguarda gli elementi nutritivi, in pre impianto è da valutare la distribuzione di potassio e fosforo, in particolare se si riscontrano dotazioni basse o medie di questi elementi nel terreno che ospiterà il nuovo frutteto.

Se lo si ritiene necessario, l’arricchimento del suolo in P e K è sicuramente fattibile in quanto questi elementi possono essere immagazzinati nel terreno, con scarso rischio di dilavamento: il fosforo perché costituisce sali poco solubili con il calcio nei suoli sub-alcalini o con l’alluminio in quelli sub-acidi; il potassio perché viene bloccato soprattutto dalle argille del terreno in forme scambiabili o non scambiabili, per cui il dilavamento è un rischio reale solo per i terreni molto sabbiosi.

Le concimazioni di arricchimento potranno essere effettuate con perfosfato triplo, per quanto riguarda il Fosforo, mentre per quanto riguarda il Potassio si può optare per la forma solfato o per la forma cloruro, meno costosa; gli apporti possono giungere anche a 250-300 unità per ognuno degli elementi considerati, se il livello di carenza è grave.

Concimazione di allevamento

Per rientrare al più presto possibile dagli investimenti effettuati con l’impianto del frutteto si cerca di comprimere al massimo il periodo di allevamento: nella arboricoltura classica venivano previsti circa 3 anni per le drupacee e fino a 5 per le pomacee, in cui non si considerava la raccolta della frutta, ma si mirava soprattutto a costituire la ossatura scheletrica definitiva della pianta.

Da diversi anni però l’impostazione è cambiata: si mira a trasferire buona parte del periodo improduttivo nella fase vivaistica e a collocare in campo astoni che già nell’anno successivo all’impianto possano ripagare con una certa produzione parte dell’investimento economico effettuato.

Quindi, attualmente, negli anni di allevamento ci si pone ancora l’obiettivo di dare la forma definitiva alla pianta nel modo più rapido possibile, per accelerare al massimo l’entrata in piena produzione, ma nel contempo non si trascura la opportunità di raccogliere la frutta.

Da questo ragionamento consegue che comunque il nutriente più importante è l’azoto, con cui è bene effettuare concimazioni radicali di modesta entità, possibilmente frazionate in 2-3 interventi nell’arco del periodo vegetativo. In linea di massima si consiglia di distribuire un totale di circa 40 unità di azoto nel primo anno di allevamento e 60 unità nel secondo anno di allevamento.

Se il nostro impianto è stato effettuato con piante che siano in grado di produrre in tempi brevi, si deve considerare anche le concimazioni con fosforo e potassio che, seppure contenute, vadano a coprire gli asporti relativi alla fruttificazione.

In ogni caso le concimazioni è preferibile siano localizzate, perché, soprattutto nelle prime fasi del periodo di allevamento, l’apparato radicale ha una limitata capacità di esplorare il terreno.

Concimazione di produzione

Macroelementi. La produzione di frutta comporta asportazioni significative di macroelementi, con notevoli differenze in funzione delle specie considerate e delle rese produttive (vedi tab. 2).

Tab.  2 – Asportazioni medie di elementi nutritivi da parte delle principali colture da frutto per la produzione di 10 t di frutti – Disciplinari della Regione Emilia Romagna 2018

Specie

N

P2O5

K2O

Actinidia

59

15

60

Albicocco

55

11

50

Ciliegio

67

22

47

Mandorlo

45

35

70

Melo

29

7

31

Pero

33

6

31

Pesco/Nettarino

58

16

58

Susino

49

9

49

 

Si può constatare come azoto e potassio vengono asportati dalle piante da frutto in quantità quasi equivalenti, con asporti da 3 (pomacee) a 5-6 kg per tonnellata di frutta (drupacee e actinidia): l’asporto di fosforo è molto inferiore, sotto al kg per tonnellata per le pomacee, attorno a 1-1,5 kg per tonnellata per albicocco, pesco e susino, mentre si superano i 2 kg per tonnellata per il ciliegio ed i 3 kg per tonnellata per il mandorlo.

Mesoelementi. È opportuno evidenziare che, anche se il fosforo convenzionalmente fa parte dei macroelementi ed il calcio ed il magnesio dei mesoelementi, per molte colture frutticole le esigenze in  calcio sono spesso superiori a quelle in fosforo, rientrando sui livelli dell’azoto e del potassio; anche il magnesio per molte specie presenta asporti in linea con quelli del fosforo, per cui, se il terreno è povero in calcio e magnesio, bisogna tenerne conto in sede di interventi fertilizzanti.

In particolare l’insufficiente dotazione di calcio nei frutti di melo è la causa principale della fisiopatia della butteratura amara, che si manifesta già alla raccolta ma soprattutto durante la frigoconservazione: i frutti colpiti non sono più commerciabili.

La modalità più efficiente di arricchire le mele in calcio è la concimazione fogliare con fertilizzanti specifici, applicati con interventi ripetuti anche di entità significativa, a partire dalla fase di post fioritura.

La carenza di magnesio, invece, comporta riflessi negativi soprattutto sulla efficienza dell’apparato fogliare, in quanto si evidenzia con clorosi più o meno accentuate, tipicamente interessanti la zona della lamina fogliare prossimale alle nervature, mentre l’area internervale, almeno in un primo momento, mantiene la colorazione verde scura.

Fra le specie da frutto più sensibili alla carenza di magnesio vanno citate sicuramente l’actinidia, il pero ed il melo, mentre su pesco si manifesta soprattutto con certi portinnesti in terreni a tessitura leggera.

Ricordiamo che la manifestazione della carenza di magnesio appare anche se il suo tenore nel suolo non è basso in assoluto, ma se è in proporzione molto alto il tenore in potassio, elemento che può facilmente entrare in antagonismo a livello di assorbimento radicale con il magnesio.

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Evidenti segni di clorosi

Microelementi. Per quanto riguarda i microelementi, di fronte ad asporti assai limitati sono comunque assai frequenti le carenze in grado di esercitare una influenza negativa sulla efficienza produttiva delle piante da frutto. In particolare la carenza più importante e più riconosciuta è quella di ferro, per la quale si effettuano importanti concimazioni con chelati e complessati di ferro, sia per via radicale che per via fogliare. La via fogliare, se perseguita con formulati dedicati, ad elevata tolleranza da parte dell’apparato fogliare, risulta a più pronto effetto (vedi graf. 2). In questa prova Terremerse del 2015 si evidenzia come a fronte di apporti solo radicali o solo fogliari il tenore in clorofilla delle foglie di actinidia rilevato dall’apparecchio SPAD aumenta in modo più rapido nel trattato per via fogliare rispetto alla tesi trattata per via radicale: in entrambe le tesi comunque la clorosi è stata ben controllata, anche se con tempistiche diverse, presentando tenori di clorofilla nei trattati molto più alti rispetto al testimone non concimato con ferro.

La clorosi ferrica deve essere combattuta o, meglio, prevenuta con assiduità su actinidia e su pero con portinnesto cotogno: su queste stesse specie si deve fare attenzione anche alla carenza di manganese, anche essa piuttosto frequente ed a volte accentuata dalle eccessive concimazioni con ferro.

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Fig.  2 – Prova clorosi actinidia Terremerse 2015 – Lettura con SPAD del tenore in clorofilla fogliare

Parlando degli altri micronutrienti, per le colture arboree si deve evidenziare l’importanza del boro, in quanto una sua carenza conduce ad una inferiore allegagione ed alla crescita di frutti malformati. Per questo motivo vengono consigliate in modo trasversale su tutte le piante da frutto concimazioni fogliari con prodotti specifici a base di boro prima, durante e dopo la fioritura, per evitare che una insufficiente disponibilità di questo oligoelemento sia alla origine del limitato accrescimento del budello pollinico e quindi di una ridotta fecondazione e fruttificazione. Carenze di boro nel periodo di accrescimento del frutto creano perturbazioni nella divisione cellulare e interferiscono con la traslocazione del calcio: entrambi i fattori conducono a frutti deformi e meno conservabili, per cui deve essere curata con attenzione la dotazione di boro nelle prime fasi di sviluppo del frutto.

Modalità di concimazione

Negli impianti fruttiferi di più recente progettazione è ormai regolarmente prevista la installazione della microirrigazione che, quasi parallelamente, viene sfruttata anche per la fertirrigazione che fornisce risposte molto positive per le colture arboree.

In funzione delle modalità adottate, l’organizzazione della concimazione può essere la seguente:

  • Concimazione granulare;
  • Concimazione per fertirrigazione;
  • Concimazione mista, sia granulare che per fertirrigazione.

Qualsiasi sia la modalità distributiva adottata, il primo intervento fertilizzante deve essere effettuato in prossimità della fioritura: infatti la ricerca scientifica ha evidenziato come l’assorbimento dei nutrienti da parte dell’apparato radicale delle colture da frutto prenda avvio prevalentemente verso la fine della fioritura, mentre nelle fasi precedenti vengono utilizzate le sostanze di riserva accumulate nella stagione precedente.

Concimazione granulare. Negli arboreti dove tutta la concimazione viene effettuata tramite lo spandiconcime, alla fioritura si consiglia di distribuire un concime complesso NPK, di natura chimica o organo-minerale, con il rapporto sbilanciato sul potassio. L’obiettivo da perseguire è quello di distribuire in questa fase il totale fabbisogno di fosforo e potassio ed il 30-40% del fabbisogno in azoto: indicativamente, considerando le differenti esigenze delle specie, si va a scegliere tra concimi con rapporto 1.1.2 o 2.1.3 o 3.1.3. Dopo avere constatato l’effettiva carica produttiva, e quindi dopo avere verificato l’allegagione, si valuterà quale è il dosaggio complessivo necessario di azoto e se ne completerà la somministrazione effettuando almeno un ulteriore passaggio di spandiconcime con un fertilizzante azotato semplice (nitrato ammonico o urea) nell’arco di 1-3 mesi dopo il precedente intervento, in funzione dell’epoca di raccolta.

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Frutteto in fioritura

Concimazione per fertirrigazione. Nel caso di adozione di questa modalità distributiva, che per certe specie come l’actinidia è diventata la prassi, il totale fabbisogno di azoto, fosforo e potassio (e di calcio e magnesio) viene frazionato in una serie di interventi, preferibilmente a turno settimanale o decadale.

Rispetto alla modalità distributiva tradizionale, le quantità di nutrienti apportate possono essere ridotte del 20-25%, in quanto il frazionamento minimizza le perdite e la fertirrigazione esalta l’assorbimento radicale.

Le fertirrigazioni vanno avviate poco prima della fioritura: la prima o le prime della stagione è bene siano effettuate con un apporto prevalente di fosforo, dell’ordine di 10 -15 unità di P2O5, in quanto è il nutriente chiave per la crescita ed il rinnovo dell’apparato radicale che è il primo processo che la pianta intraprende in quel periodo.

Le successive fertirrigazioni prevedono un apporto prevalente di azoto, per la fase post fioritura e di ingrossamento del frutto, mentre successivamente a quella fase prende un ruolo predominante l’elemento potassio, con la seconda parte di ingrossamento dei frutti.

Per quanto riguarda i mesoelementi, gli apporti di calcio, generalmente effettuati tramite nitrato di calcio, vanno applicati nelle prime fasi di crescita del frutto, per favorire l’accumulo di questo elemento ed una sua sufficiente concentrazione nella polpa e nella epidermide, garanzia di maggiore resistenza meccanica, utile sia per minimizzare l’effetto degli urti che per il contrasto ai patogeni. Il magnesio può essere invece somministrato anche nelle fasi successive, soprattutto nei terreni carenti in questo elemento o con un rapporto potassio/magnesio troppo elevato.

Nei programmi di fertirrigazione si possono includere anche i chelati di ferro necessari per prevenire la clorosi negli impianti soggetti a questa carenza: questa distribuzione viene in genere effettuata nella fase di allegagione o alla primissima comparsa dei sintomi.

Concimazione mista. Anche se l’azienda si avvale della fertirrigazione, non è la scelta agronomicamente migliore quella di distribuire totalmente gli elementi nutritivi per quella via: la concimazione iniziale, in prossimità della fioritura, con concimi complessi, anche organo minerali, è bene venga effettuata con lo spandiconcime. Questo principalmente per due motivi: a) fare arrivare i fertilizzanti anche in aree diverse dalla banda ristretta lungo la fila interessata dalla fertirrigazione; b) assicurare una base di nutrienti, meglio se accompagnati da sostanza organica, che tutelino da possibili errori o malfunzionamenti della fertirrigazione nel corso della stagione.

Il concime NPK da adottare nel caso di modalità di concimazione mista si consiglia abbia un rapporto fra gli elementi prossimo a 2.1.1 o 3.1.1; va distribuito in una quantità sufficiente a coprire circa il 30-40% del fabbisogno totale in nutrienti, per poi fornire il rimanente nelle fertirrigazioni successive, effettuate a turno di 7-10 giorni, ripartendo gli elementi nutritivi con le modalità descritte nel paragrafo dedicato.

Concimazione post raccolta. L’attività di ricerca ha messo in luce la stretta correlazione esistente tra l’adeguata disponibilità di nutrienti nella fase di post raccolta e la buona preparazione delle gemme a fiore per l’annata successiva (vedi fig. 3). Per questo motivo, specialmente nelle specie e nelle varietà a raccolta più tardiva, in cui i giorni dedicati esclusivamente all’accumulo di sostanze di riserva sono limitati, si attua, preferibilmente in fertirrigazione vista la scarsa disponibilità idrica dei suoli nel corso dell’estate, un apporto di 20-30 unità di azoto con questa specifica finalità. Questo intervento deve essere effettuato con apparato fogliare ancora ben efficiente, in modo che l’azoto assorbito possa venire elaborato dalle foglie e poi orientato verso gli organi di riserva. A seconda della dotazione dei suoli in fosforo ed in potassio, si può approfittare di questo intervento per distribuire in questa fase anche questi altri due macronutrienti.

Concimazione fogliare. Come detto in precedenza la concimazione fogliare delle piante da frutto viene adottata con successo per sostenere la pianta nelle fasi più delicate, come la fioritura e il periodo direttamente successivo. Risulta particolarmente utile per fare assorbire con prontezza nutrienti per cui la via radicale risulta meno rapida, come il ferro, o poco efficiente, come il manganese, oppure per fare arrivare direttamente sul frutto elementi poco traslocati verso di esso dalla linfa come il calcio.

A seconda della conformazione e della tomentosità della lamina fogliare le diverse specie presentano una differente capacità di assorbire gli elementi nutritivi per via fogliare. La difficoltà principale risiede nel fare aderire l’acqua irrorata alla foglie prive di tricomi, come quelle del pesco e del pero, nelle quali è molto facile provocarne il gocciolamento, facendo cadere a terra buona parte del fertilizzante che si voleva fare aderire alla lamina fogliare. Per ottimizzare la concimazione fogliare è essenziale dosare con attenzione la quantità di acqua per ettaro, aumentare la finezza delle gocce ed adottare un buon bagnante che favorisca la copertura della foglia riducendo il gocciolamento.

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Fig. 3 – Ciclo dell’Azoto nel sistema frutteto

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