L’arrivo in Commissione Agricoltura e in Commissione Giustizia della Camera dello schema di decreto legislativo in materia di fissazione del regime sanzionatorio per le violazioni relative alla produzione e commercializzazione olio d’oliva ha scatenato varie polemiche.
Il M5S ha subito affermato «che il provvedimento appariva come una sanatoria».
Per non rischiare che venisse rinviato l’inizio della discussione a fine gennaio del 2016 compromettendo l’entrata in vigore del nuovo regime sanzionatorio, peraltro richiesto dall’Ue è scattato un intervento dei due Ministeri interessati.
«Il testo dello schema di decreto non prevede alcuna depenalizzazione in materia di etichettatura e indicazione dell’origine - si legge in un comunicato congiunto dei due Ministeri -; al contrario, aumenta fortemente le sanzioni amministrative e prevede ulteriori sanzioni per fattispecie nuove, oggi non punite. La prevalenza della norma penale verrà assicurata in ogni caso. Per quanto riguarda l’art. 4 del decreto (contestato da più parti ndr.) non prevede alcuna depenalizzazione, in realtà regola una fattispecie che oggi non è punita, ovvero quella della mancata indicazione d’origine. Ossia il caso in cui non venga proprio scritta in etichetta la provenienza dell’olio, o se ad es. ci sia l’indicazione ‘olio comunitario’ e poi, a fianco, una bandierina italiana che inganna il consumatore. Altro discorso invece è la falsa indicazione d’origine, regolata dall’art. 515 del Codice penale, che riguarda la frode in commercio e che rimane assolutamente invariato. La sanzione penale scatta sempre in caso di contraffazione».
In risposta alle polemiche suscitate dallo schema di decreto legislativo in materia di fissazione del regime sanzionatorio attualmente in discussione
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