Sicilia, due bandi Csr con 126 milioni per l’agroalimentare

Sicilia
Settanta milioni per gli investimenti delle imprese attive nella trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e 56 milioni per i progetti integrati di filiera

La Regione Siciliana rilancia con forza la strategia di sviluppo del comparto agroalimentare attraverso due bandi chiave del Piano Strategico della Pac 2023-2027: l’intervento SRD13 finalizzato agli investimenti per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e il bando PIF - Progetti Integrati di Filiera. Una manovra complessiva da 126 milioni di euro che punta a rafforzare la competitività delle imprese, favorire l’integrazione verticale delle filiere e sostenere la transizione ecologica e tecnologica del sistema agricolo regionale.

L’obiettivo politico dichiarato è “spostare l’asse dello sviluppo dall’agricoltura come produzione primaria all’agricoltura come sistema economico integrato”, capace di creare valore aggiunto, occupazione qualificata e posizionamento sui mercati.

SRD13: 70 milioni per l’industria agroalimentare siciliana

Il bando SRD13 rappresenta uno degli strumenti più strutturati del nuovo Psp regionale. Con una dotazione finanziaria di 70 milioni di euro, è rivolto alle imprese attive nella trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli con esclusione dei settori pesca e acquacoltura.

L’intervento mira ad aumentare la produttività e la competitività del sistema agroindustriale, migliorare l’efficienza energetica e ambientale dei processi produttivi, rafforzare l’integrazione di filiera, favorire l’innovazione tecnologica e organizzativa, sostenere la produzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo e, infine, ad aumentare il valore aggiunto delle produzioni siciliane. In chiave Pac, l’intervento si colloca sugli obiettivi SO4 (clima ed energia) e SO8 (occupazione, crescita e sviluppo rurale).

Dimensione industriale degli investimenti

Elemento distintivo del bando è la scala degli interventi finanziabili con spesa finanziabile per progetto compresa tra un minimo di 1,5 milioni fino a un massimo di 15 milioni di euro. Un’impostazione che - “non condivisa nè discussa con noi” obiettano i tecnici progettisti con in testa gli agronomi - orienta chiaramente il bando verso investimenti strutturali e industriali di grandi dimensioni, “capaci di incidere realmente sull’organizzazione produttiva regionale” per citare l’assessore all’agricoltura Luca Sammartino.
Le aliquote del contributo oscillano tra il 50 e il 40%. L’aliquota più alta è riconosciuta alle pmi, quella minore alle grandi imprese.

Investimenti ammissibili

Non sono ammissibili cantine e frantoi. Nel caso del comparto olivicolo si fa eccezione per le strutture destinate alla lavorazione e commercializzazione delle olive da mensa.
Per tutte le altre iniziative il bando finanzia un po’ di tutto. Ovvero costruzione, ristrutturazione e ampliamento di immobili produttivi, impianti e linee di trasformazione, tecnologie per logistica, stoccaggio, confezionamento e commercializzazione, impianti da fonti rinnovabili per autoconsumo, sistemi di tracciabilità, qualità, certificazione e sicurezza alimentare; digitalizzazione dei processi e investimenti ambientali e per l’economia circolare.

Pif: 56 milioni per integrare produzione, trasformazione e mercato

Il secondo pilastro della strategia regionale è il bando Pif - Progetti Integrati di Filiera, con una dotazione complessiva di 56 milioni di euro, articolata su tre interventi:

  • SRD01 (investimenti produttivi agricoli): 30 milioni
  • SRD13 (trasformazione e commercializzazione): 25 milioni
  • SRG01 (Gruppi Operativi Pei-Agri): 1 milione

I Pif sono limitati a tre filiere definite “strategiche” all’interno del bando: agrumicola, cerealicola e bufalina. Su quest’ultima sono stati da più parti sollevati molti dubbi visto che la consistenza del patrimonio bufalino, benchè in crescita, è ancora limitata.
Logica sistemica

I Pif oggetto di finanziamento devono integrare produzione primaria, trasformazione, commercializzazione, innovazione, logistica e organizzazione del mercato.
La soglia minima di investimento è fissata a 10 milioni di euro per partenariato. Ciò rende il Pif uno strumento pensato per progetti complessi e strutturati.

Elemento centrale del Pif è l’accordo di filiera, con durata minima decennale, che definisce ruoli dei partner, obblighi di conferimento, volumi produttivi, regole di commercializzazione, responsabilità, governance del progetto e remunerazione dei produttori.
Il modello Pif, già sperimentato nella programmazione precedente interessando il comparto florovivaistico, quello zootecnico e quello della frutta in guscio, introduce una logica di stabilità contrattuale e di programmazione produttiva, con innegabili risvolti positivi, primo fra tutti (si spera) il superamento della frammentazione storica del sistema agricolo siciliano.

Due bandi, un’unica strategia

SRD13 e Pif non sono strumenti separati, ma parti di una stessa visione. La misura SRD13, infatti, agisce sulla modernizzazione industriale, mentre il Pif costruisce l’architettura organizzativa delle filiere. «Con questi strumenti - afferma l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino - la politica agricola regionale punta non solo al sostegno delle aziende, ma alla costruzione di sistemi produttivi territoriali competitivi».

Impatto atteso

Nella convinzione di avere fatto le scelte più giuste, la governance agricola della Sicilia sostiene che questi bandi aprono una nuova fase per l’agroalimentare siciliano. Ma non sono in pochi a pensare che l’agricoltura e l’agroindustria siciliana avrebbero avuto bisogno di progetti meno faraonici. Dopo una stagione che ha privilegiato gli investimenti alla portata di tutti (o quasi), si torna, dunque, a privilegiare chi ha spalle larghe e conti in banca a parecchi zeri. Dimenticando, forse, che in agricoltura i conti non tornano più.

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