Grano duro, solo Altamura va in controtendenza
Italia 
La Cun ha confermato quotazioni in linea con la chiusura estiva, ma lo scenario resta caratterizzato da un clima di incertezza, legato sia alle quotazioni delle origini comunitarie ed estere sia alla volatilità dei costi della logistica. La disponibilità di prodotto si mantiene adeguata agli impegni e ai fabbisogni del mercato e questo, almeno per il momento, contribuisce a congelare le quotazioni. Il divario di prezzo con i grani teneri e il mais continua tuttavia ad assottigliarsi e potrebbe generare un effetto di sostegno sulle quotazioni, coinvolgendo più in generale l’intero comparto cerealicolo. La Cun ha quotato il frumento duro fino Nord, con il 13% di proteine, a 260 euro/t franco partenza, invariato rispetto alla precedente rilevazione. Stessa quotazione, 260 euro/t, per l’origine Centro con il 12,8% di proteine, anch’essa invariata, mentre il fino Sud, con il 12% di proteine, è stato confermato a 265 euro/t. La Granaria di Milano resta sostanzialmente allineata, mentre sulla piazza di Altamura si registra un aumento di 5 euro/t, con il «Fino 12% proteine» franco partenza salito a 277 euro/t. In crescita anche l’indice Sedwi, che guadagna 4 euro e si porta a 270 euro/t. Resta ora da capire se il movimento registrato ad Altamura rappresenti un episodio isolato oppure l’inizio di un possibile cambiamento di tendenza per il mercato del frumento duro.
Europa 
Il quadro mondiale non offre, al momento, segnali di cambiamento sul fronte del rapporto tra domanda e offerta. Anche sulle principali piazze comunitarie le quotazioni restano pressoché invariate, sostenute da un elevato livello di copertura dei molini locali e da un limitato interesse per gli scambi intra-Ue. Gli operatori, infatti, sembrano orientare la residua domanda soprattutto verso le origini oltreoceano. Gli scambi rimangono contenuti e la limitata competitività di prezzo dell’offerta comunitaria sui mercati di esportazione verso il Sud del Mediterraneo contribuisce, di fatto, a stabilizzare le quotazioni delle principali Borse. In Spagna, il frumento duro «tipo Fino», corrispondente alla classe Td 1 con il 13% di proteina, è confermato attorno ai 265 euro/t franco magazzino Cordoba. Le classi inferiori, Td 2 con il 12% di proteina e Td 3 con l’11%, presentano rispettivamente uno sconto di 8 e 15 euro/t rispetto alla quotazione della prima classe. Il frumento duro francese destinato alla molitura, reso Fob Mediterraneo, si colloca invece in una fascia compresa tra 275 e 278 euro/t.
Mondo 
L’evoluzione dei mercati cerealicoli e le tensioni geopolitiche sembrano, almeno per il momento, avere un impatto limitato sull’andamento del frumento duro. Gli operatori restano in attesa di maggiori dettagli sull’andamento della raccolta negli Stati Uniti e in Canada, due aree fondamentali per definire il quadro dell’offerta mondiale. Le rese per ettaro sono al momento stimate su livelli positivi, con un impatto climatico limitato. Le condizioni di semi-siccità registrate in alcune aree produttive non sembrano infatti aver compromesso significativamente il potenziale produttivo, mentre le recenti precipitazioni sono state considerate favorevoli, pur con un beneficio complessivo contenuto. Anche sul fronte qualitativo, e in particolare per quanto riguarda il contenuto proteico, le previsioni indicano valori sostanzialmente in linea con la media storica. Se dovessero trovare conferma le attuali stime di raccolto, comprese tra 1,7 e 1,8 mln/t negli Stati Uniti e attorno ai 6 mln/t in Canada, il quadro dell’offerta mondiale, considerando anche gli stock di riporto e l’attuale equilibrio tra domanda e offerta, dovrebbe garantire un’adeguata disponibilità di prodotto nei prossimi mesi, con prospettive di prezzi sostanzialmente stabili. In Nord Dakota, il prezzo del Northern Hard Amber Durum di prima qualità, reso magazzino locale, si attesta attorno a 5,30 dollari/bushel, equivalenti a circa 195 dollari/t. Il valore Fob si mantiene invece nella fascia compresa tra 300 e 310 dollari/t, mentre il prezzo Cif Mediterraneo è stimato tra 345 e 350 dollari/t.
Grano tenero, torna la corsa agli acquisti
Italia 
La riapertura delle Borse registra un netto rialzo, nell’ordine di 7-8 euro/t, su tutte le principali voci, come riflesso di quanto sta accadendo sui mercati comunitari e internazionali. Si rileva un interesse trasversale da parte dei mangimisti, mentre anche i molini tornano all’acquisto. L’offerta rimane tuttavia cauta e orientata a vendite a listino sia sul breve sia sul medio termine, con una disponibilità che resta comunque adeguata a coprire i fabbisogni. Il grano di forza «tipo Bologna» arrivo si colloca nella fascia 265-268 euro/t, mentre i «misti», voce 3 Ager, si attestano tra 242 e 250 euro/t. Il panificabile comunitario («milling») si riposiziona a 242-245 euro/t, in aumento di circa 5 euro/t, mentre il grano di forza comunitario con il 15% di proteine, di origine austriaca, raggiunge i 300 euro/t reso destino, con un incremento di 15 euro/t. Si rafforza ulteriormente anche l’origine nordamericana di forza («Spring») proveniente da Usa e Canada. I valori all’arrivo partono dai 355 euro/t per il Manitoba su Bologna e raggiungono i 376 euro/t per il Northern Spring su Milano.
Europa
Non si arresta la spinta rialzista del mercato, sostenuta dal minore import dal Mar Nero e dalla potenziale domanda aggiuntiva proveniente dal settore zootecnico. Anche le prospettive di un maggiore export comunitario, destinato a compensare le minori disponibilità dal Mar Nero, rappresentano un ulteriore fattore di sostegno per le quotazioni. Nelle ultime settimane il mercato ha registrato incrementi nell’ordine di 15-20 euro/t su tutte le classi, dal biscottiero al «forza». A fronte di una produzione inferiore rispetto al 2025, sia il mercato fisico sia quello dei future si stanno consolidando su livelli più elevati, confermando al contempo una buona qualità del raccolto, in linea con le attese. Sulla piazza di Parigi, Euronext, la posizione di settembre, ormai prossima alla scadenza, quota 235 euro/t, in aumento di 10 euro/t, mentre il dicembre si colloca attorno ai 247 euro/t. Il grano panificabile 76-11-220, reso porto di Rouen, si attesta a 244 euro/t, in rialzo di 14 euro/t. Il frumento con il 12,5% di proteine, Fob Costanza, raggiunge invece i 249 euro/t, con un incremento di 7 euro/t.
Mondo 
I mercati continuano a scontare le tensioni geopolitiche e le incertezze legate agli approvvigionamenti dal Mar Nero, dove lo scenario bellico e logistico si è ulteriormente complicato nel breve termine. Gli operatori stanno quindi provvedendo a coprire le posizioni in essere ricorrendo a origini alternative a Russia e Ucraina, con l’obiettivo di allungare le coperture anche oltre la fine dell’anno. I mercati d’oltreoceano ed europei, in attesa dell’arrivo dell’offerta dell’emisfero Sud, restano sotto pressione per una domanda prevalente rispetto a un’offerta che si mantiene cauta. I rialzi hanno portato anche alla sospensione giornaliera delle quotazioni sul Cbot per i grani panificabili rossi, con riflessi a cascata sulle qualità panificabili superiori e sui «primaverili» di forza. Sul fronte produttivo arrivano invece conferme positive dalla raccolta dei grani primaverili negli Usa e in Canada, che si mantengono mediamente in ottime condizioni vegetative in vista dell’avvio a pieno regime della trebbiatura. Un quadro che lascia intravedere buone prospettive qualitative per il nuovo raccolto. Le quotazioni Fob del Mar Nero registrano un ulteriore calo, ma aumenta l’incertezza sulle prospettive future e, di conseguenza, il rischio di un possibile rimbalzo qualora si arrivasse a un accordo logistico tra Mosca e Kiev. Il grano «milling - any origin», reso Cif Marocco, si colloca attorno ai 298 dollari/t, in aumento di 8 dollari/t, mentre l’origine ucraina Fob si attesta a 203 dollari/t.
Mais, le quotazioni si adeguano allo scenario internazionale
Italia
La ripresa dei mercati porta a un adeguamento delle quotazioni sulla base dello scenario globale, condizionato in particolare dalle tensioni sul Mar Nero, e dei primi riscontri qualitativi sulla produzione locale 2026. Il mais «con caratteristiche» viene rivisto al ribasso rispetto alle stime formulate a inizio mese, a causa della presenza di tossine che rischia di destinare una parte della granella prodotta alla filiera bioenergetica, riducendone quindi la disponibilità per gli usi zootecnici e alimentari. L’interesse per le alternative di origine estera, alla luce delle difficoltà logistiche nell’area del Mar Nero, si sta progressivamente orientando verso le Americhe. Sul mercato nazionale, la Granaria di Milano e Ager Bologna registrano movimenti differenti per il mais «generico». Il mais «con caratteristiche» si riposiziona invece all’arrivo nella fascia 268-272 euro/t. Il prodotto «generico» quota 248 euro/t sulla piazza di Milano, in calo di 5 euro/t, e 252 euro/t su Ager Bologna, in aumento di 7 euro/t. L’origine europea si porta oltre i 280 euro/t reso destino, con incrementi compresi tra 3 e 8 euro/t, mentre il prodotto di origine extra-Ue si mantiene sostanzialmente allineato ai valori dell’origine comunitaria.
Europa
Le conseguenze delle ondate di calore che hanno ridotto il raccolto comunitario si riflettono anche sulla qualità sanitaria della granella, rendendo necessario un maggiore ricorso alle importazioni o, dove possibile, a un più ampio utilizzo dei cereali a paglia. I riflessi sulle Borse sono evidenti, anche se in parte già scontati nelle ultime settimane. Il principale fattore di tensione resta tuttavia la forte riduzione degli arrivi di prodotto estero dal Mar Nero: il trasporto via camion e ferrovia non riesce infatti a compensare il quasi azzeramento degli imbarchi via mare. Con un raccolto comunitario 2026 stimato attorno ai 50 mln/t e un deficit di campagna che, a causa delle problematiche legate alle tossine, potrebbe superare i 20 mln/t, l’evoluzione delle quotazioni nei prossimi mesi sarà fortemente condizionata dalla situazione geopolitica tra Russia e Ucraina e dall’entità e dalla qualità dell’offerta proveniente dalle Americhe. Sulla piazza di Parigi-Euronext, la posizione novembre 2026 quota 266 euro/t, in aumento di 6 euro/t, mentre il marzo si mantiene a sconto a 260 euro/t, anch’esso in rialzo di 6 euro/t. Il mais reso porto di Bordeaux si attesta attorno ai 282 euro/t, in aumento di 3 euro/t, mentre il prodotto destinato a sostituire l’origine del Mar Nero, reso Fob Costanza, raggiunge i 240 euro/t, con un incremento di 20 euro/t. Più contenuta la variazione per l’origine ucraina, che Fob si porta a 176 euro/t, in aumento di 1 euro/t.
Mondo 
Il calo delle stime di produzione negli Usa, pari al 4% rispetto al 2025, e soprattutto le limitazioni della logistica marittima per il mais proveniente dal Mar Nero, dove i porti dispongono di prodotto ma gli imbarchi risultano fortemente limitati per il rischio bellico, stanno determinando la tendenza delle quotazioni sia sul mercato fisico sia su quello a termine del Cbot. Lo scenario rimane molto incerto. La disponibilità di prodotto dal Sudamerica si conferma ampia, ma il calo delle stime produttive statunitensi e il blocco, almeno per il momento, dei traffici marittimi tra Russia e Ucraina stanno indirizzando la domanda, presente e futura, verso le Americhe. Resta quindi da monitorare l’impatto della crescente pressione dell’offerta proveniente da Brasile e Argentina, che potrebbe contribuire a riequilibrare il mercato nei prossimi mesi. Sul fronte delle quotazioni, il mais statunitense reso Fob si attesta a 241 dollari/t, in aumento di 13 dollari/t. L’origine argentina quota 223 dollari/t, con un incremento di 9 dollari/t, mentre il brasiliano raggiunge i 242 dollari/t, in rialzo di 12 dollari/t. L’origine ucraina si colloca invece a 224 dollari/t Fob, in calo di 2 dollari/t. Sul mercato mediterraneo, il mais Cif Spagna «any origin» sale a 280 dollari/t, con un incremento di 11 dollari/t, equivalenti a circa 240 euro/t, in aumento di 9 euro/t per effetto combinato della variazione dei prezzi e del cambio euro/dollaro.
Sorgo stabile, volano soia estera e colza
Italia 

Cereali foraggeri: il sorgo riapre sui livelli di prezzo precedenti alla pausa estiva, a 232 euro/t, apparentemente senza risentire dell’evoluzione delle quotazioni del grano e degli orzi foraggeri. Il frumento torna invece a quotare sulla piazza Ager, con un incremento di 5 euro/t e un prezzo all’arrivo di circa 250 euro/t. L’orzo pesante si riposiziona a 227 euro/t, in aumento di 7 euro/t. Nelle prossime settimane sarà da quantificare l’eventuale maggiore domanda proveniente dal settore zootecnico, anche in relazione al possibile parziale utilizzo dei cereali foraggeri in sostituzione del mais, nonché i riflessi della riduzione degli arrivi dal Mar Nero. Oleaginose: le incertezze legate all’andamento climatico e allo scenario geopolitico sono destinate a riflettersi sulla riapertura delle quotazioni della soia nazionale, al momento ancora non quotata. L’origine estera registra invece aumenti di 15 euro/t sulla piazza di Milano e di 25 euro/t su quella di Bologna, con prezzi all’arrivo rispettivamente di 500 e 492 euro/t. Il girasole resta non quotato, ma in campo si evidenzia un sensibile calo delle rese per ettaro rispetto alla media.
Europa 

Cereali foraggeri: il calo della produzione di orzo rispetto al 2025 risulta amplificato dalle prospettive di un maggiore utilizzo sul mercato locale e da una domanda più sostenuta, nel brevissimo termine, da parte dei porti. Prospettive analoghe per i frumenti foraggeri, per i quali cresce la richiesta in sostituzione del mais. Il blocco degli arrivi dal Mar Nero rappresenta un ulteriore fattore di tensione sia sul breve sia sul medio termine, in attesa di capire se e quando i flussi commerciali potranno riprendere. L’orzo foraggero, reso porto di La Pallice, in Francia, si attesta attorno ai 227 euro/t, in aumento di 7 euro/t, mentre il frumento tenero Fob Atlantico raggiunge i 213 euro/t, con un incremento di 5 euro/t. Oleaginose: il mercato mondiale della colza, sia per il seme sia per l’olio, ha registrato una flessione delle quotazioni, che tuttavia non attenua l’incertezza degli operatori sulle prospettive di approvvigionamento e di spremitura, legate soprattutto agli scenari geopolitici nel Mar Nero e nel Golfo Persico. Restano positive le stime sulle rese per ettaro nell’Europa orientale. Sulla piazza di Parigi-Euronext, la colza con consegna novembre si consolida a 543 euro/t, in aumento di 17 euro/t, mentre il fisico si attesta a 529 euro/t, con un incremento di 5 euro/t, reso porto di Rouen. Il girasole ad alto contenuto proteico mantiene una dinamica in linea con quella della colza e quota 579 euro/t, in aumento di 4 euro/t, per consegna ottobre-dicembre sulla piazza francese di Saint-Nazaire.
Mondo 

Cereali foraggeri: le dinamiche geopolitiche e belliche, compresi i recenti attacchi a navi adibite al trasporto di cereali nella regione del Mar Nero, mantengono i mercati sotto pressione. In assenza di queste tensioni, le quotazioni potrebbero essere maggiormente sostenute anche dal ritocco al rialzo delle stime di produzione di grano in Canada e dalla conferma delle superfici seminate a frumento in Argentina, previste a 6,6 mln/t, nonostante la siccità che ha interessato alcune aree produttive. Le quotazioni Fob di grano e orzo sui porti di Russia e Ucraina restano nominali, con un importante differenziale negativo rispetto alle altre origini mondiali. Il sorgo continua invece a beneficiare dell’andamento del mais. In un quadro ancora caratterizzato da forte incertezza, l’orzo ucraino Fob si attesta a 213 dollari/t, in aumento di 2 dollari/t, equivalenti a circa 182 euro/t, in rialzo di 1 euro/t. Il sorgo statunitense Fob Golfo sale a 246 dollari/t, con un incremento di 14 dollari/t, mentre il frumento tenero Usa Fob Golfo scende a 287 dollari/t, in calo di 10 dollari/t. Oleaginose: la soia resta sostenuta dal ritorno agli acquisti da parte della Cina, mentre i rialzi risultano in parte attenuati dai risultati del recente «crop tour» negli Usa, che ha evidenziato condizioni delle colture migliori rispetto alle attese. In Brasile, l’utilizzo a fini bioenergetici continua a rappresentare uno dei principali fattori di sostegno alle quotazioni. La colza canadese registra invece una lieve flessione, dopo la revisione al rialzo delle stime di raccolto 2026, portate a 21,6 mln/t, in linea con il dato del 2025. Per la soia, i principali prezzi di riferimento Fob evidenziano aumenti diffusi: l’origine statunitense, Golfo, quota 499 dollari/t, in rialzo di 11 dollari/t; l’Argentina Up-River raggiunge i 480 dollari/t, anch’essa in aumento di 11 dollari/t, mentre la soia brasiliana sale a 514 dollari/t, con un incremento di 16 dollari/t. La colza trova invece un sostegno più limitato rispetto alle altre oleaginose e risente del miglioramento delle condizioni climatiche in Canada. L’origine canadese Fob Vancouver si attesta a 604 dollari/t, in calo di 9 dollari/t, mentre quella australiana Fob Western Australia quota 552 dollari/t, in aumento di 1 dollaro/t.











