Una nuova pesante tegola si abbatte sul mercato del riso, proprio ora che, dopo mesi estremamente negativi, si era visto qualche spiraglio di miglioramento.
Stando alle notizie che giungono da Ankara, la Turchia ha varato un nuovo regime per i dazi sul riso, modificando il sistema di calcolo dei medesimi.
Il Governo ha infatti stabilito che la tassa di importazione non sia più calcolata in percentuale sulla quotazione del prodotto, ma su un valore minimo di riferimento di 1.400 dollari americani per tonnellata, anche per le partite provenienti dai paesi Ue.
Pertanto, il dazio sul riso, fissato al 45%, sarebbe calcolato su un valore ipotetico del prodotto, non sempre corrispondente a quello reale (che è solitamente più basso), finché il prezzo resta sotto i 1.400 dollari per tonnellata. Facendo un rapido calcolo, il nuovo regime si traduce in un dazio fisso di 630 dollari per tonnellata, indipendentemente dalla varietà di riso e dal prezzo stabilito tra le parti, per contrattazioni il cui prezzo sia inferiore o uguale a 1.400 dollari. Oltre questa cifra invece, il dazio sarà calcolato sul reale valore della merce scambiata.
Ripercussioni pesanti per l'export
Alle quotazioni attuali, dicono gli addetti ai lavori, esportare riso in Turchia rischia di diventare di fatto quasi impossibile, in quanto il dazio va in sostanza a raddoppiare il prezzo pagato dagli importatori turchi.
La Turchia, nonostante il forte calo di scambi con i paesi comunitari registrato nell’ultimo anno, resta il terzo importatore di riso europeo, dietro a Regno Unito e Svizzera, con poco più di 13mila tonnellate di prodotto lavorato nell’ultima campagna (contro le 17mila della stagione 2023/24). Le transazioni riguardano principalmente il gruppo Baldo, di cui attualmente vi sarebbero ancora importanti giacenze nei magazzini italiani. Giacenze che, qualora il cambio di regime daziario non dovesse mutare, dovranno essere ricollocate in qualche altro paese, comunitario o extracomunitario, con possibili ripercussioni sulle quotazioni di mercato.
Ente Risi: «La misura è colma»
La notizia, data per prima proprio da Terra e Vita, ha provocato la dura reazione della presidente dell’Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba, che accusa le istituzioni comunitarie di non tutelare i produttori europei di fronte alle politiche protezionistiche dei Paesi terzi.
«La misura è colma», attacca Bobba. «Mentre Bruxelles resta a guardare in silenzio, la Turchia erige barricate insormontabili perché, prima di tutto, pensa a sostenere la propria produzione interna e a proteggere i suoi agricoltori. La Commissione europea la smetta di pontificare e impari da Ankara cosa significa difendere la sovranità alimentare del proprio paese».
La presidente denuncia quello che considera un doppio standard nelle politiche commerciali europee, tra le barriere imposte ai prodotti comunitari sui mercati esteri e le importazioni a dazio zero nell’Ue, senza adeguate garanzie di reciprocità.
«Siamo stanchi di essere l’agnello sacrificale di un’Europa debole e complice», prosegue Bobba. «Chiediamo un intervento immediato di Bruxelles: servono contromisure vere e barriere a protezione del nostro lavoro». In caso contrario, conclude, la Commissione «decreterà la fine irreversibile della nostra agricoltura».













