Agroforestazione, dall’abbandono alla riscoperta in chiave moderna

Una pratica valida per diversificare le fonti di reddito

Sistema silvoarabile: prove sperimentali di lungo periodo “Arnino”, presso il Centro di ricerche agro-ambientali “Enrico Avanzi” di Pisa
Questo approccio tradizionale sta vivendo una nuova stagione di interesse grazie alla ricerca scientifica, all’innovazione e alle politiche europee per la transizione ecologica

Riscoprire il passato per coltivare e allevare il futuro. È il filo conduttore dell’agroforestazione, un approccio rigenerativo e sostenibile che punta a massimizzare la produttività aziendale migliorando la fertilità del suolo, incrementando la biodiversità, favorendo il benessere animale e diversificando le fonti di reddito dell’azienda agricola. Dopo un lungo periodo di progressivo abbandono, l’agroforestazione sta vivendo una nuova stagione di interesse grazie alla ricerca scientifica, all’innovazione tecnologica e alle politiche europee per la transizione ecologica.

Questione di carbonio

Aumentare il carbonio immagazzinato nel suolo e nella biomassa vegetale rappresenta una delle strategie più promettenti per mitigare il cambiamento climatico. Allo stesso tempo, incrementare la sostanza organica rende i terreni più fertili, meno soggetti all’erosione, più capaci di trattenere acqua e nutrienti e quindi più resilienti agli effetti dei cambiamenti climatici. L’agroforestazione (agroforestry), attraverso l’integrazione di alberi e arbusti nei terreni agricoli e un uso più efficiente delle risorse naturali, contribuisce al sequestro del carbonio atmosferico e al suo stoccaggio nel suolo, nella biomassa arborea e nei prodotti legnosi di lunga durata.

L’agroforestazione comprende un insieme di pratiche che hanno caratterizzato per secoli il paesaggio agricolo italiano. Negli ultimi anni queste soluzioni stanno tornando al centro dell’interesse grazie alla crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale e alla necessità di rendere le aziende agricole più resilienti e competitive, offrendo in molti casi anche nuove opportunità di reddito. Ma qual è oggi lo stato dell’agroforestazione in Italia? Quali sono i benefici e le opportunità per l’ambiente e per le aziende agricole? E quali indicazioni arrivano dalla ricerca riguardo ai sistemi agroforestali più efficaci per il sequestro del carbonio? A queste domande ha cercato di rispondere il green webinar “Agroforestazione e innovazione tecnologica per la tutela della biodiversità agricola”, organizzato da Assofloro e Coldiretti.

Maremmana in pascolo arborato nella golena del fiume Ombrone, all’interno della Tenuta di Alberese, in provincia di Grosseto

Diffusione e declino

«L’agroforestazione è l’insieme dei sistemi agricoli caratterizzati dalla consociazione tra alberi forestali e/o da frutto, seminativi, colture orticole, prati e pascoli nella stessa unità di superficie – ha spiegato Alberto Mantino, docente del Dipartimento di scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali e del Centro di ricerche agro-ambientali “Enrico Avanzi” dell’Università di Pisa e componente del Comitato tecnico scientifico dell’Associazione italiana di agroforestazione –. L’agroforestazione ha rappresentato per secoli un elemento costitutivo del paesaggio rurale italiano, fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, quando i profondi cambiamenti socioeconomici hanno progressivamente separato seminativi, vigneti e allevamenti dalle colture arboree e forestali, favorendo monocolture sempre più specializzate, la meccanizzazione e la coltivazione su grandi estensioni, rese possibili anche dall’eliminazione degli alberi presenti ai margini e all’interno dei campi».

Sistema agrosilvopastorale basato su olivo e ovini a Magliano (Gr)

Nelle politiche Ue

L’Unione europea ha riscoperto il valore dell’agroforestazione a partire dalla programmazione dello sviluppo rurale 2007-2013. «Ciò perché i sistemi agroforestali rispondono a molti degli obiettivi delle politiche agricole europee: diversificazione produttiva, incremento della produttività per unità di superficie, riduzione degli input (energia, acqua, fertilizzanti e agrofarmaci), tutela della biodiversità e della fertilità del suolo, assorbimento di anidride carbonica per il contrasto ai cambiamenti climatici, adattamento agli eventi climatici estremi e valorizzazione del paesaggio rurale attraverso la produzione di servizi ecosistemici».

Negli ultimi anni particolare attenzione è stata rivolta anche ai sistemi zootecnici estensivi. «L’integrazione tra alberi, pascoli e allevamento offre ombreggiamento agli animali durante i periodi più caldi e contribuisce a ridurre lo stress da caldo, oggi uno dei principali fattori limitanti per il benessere animale e la produttività degli allevamenti».

Sistema silvoarabile con consociazione di mais e pioppo da biomassa: prova sperimentale presso il Centro di ricerche agro-ambientali “Enrico Avanzi” di Pisa

I modelli più promettenti

I principali modelli studiati dalla ricerca e oggi proponibili, ha sottolineato Mantino, sono:

- sistemi silvoarabili, nei quali specie arboree (da frutto e/o da legno) vengono coltivate intenzionalmente in associazione con colture erbacee, orticole o foraggere, tradizionalmente annuali;

- sistemi agroforestali perenni, nei quali specie arboree (da frutto e/o da legno) vengono coltivate intenzionalmente in associazione con colture perenni;

- sistemi silvopastorali, nei quali allevamento al pascolo, arboricoltura e/o selvicoltura convivono sulla stessa superficie;

- sistemi agrosilvopastorali, che integrano alberi, colture e allevamento all’interno dello stesso sistema produttivo.

«Fra questi i sistemi silvopastorali e agrosilvopastorali rappresentano oggi una delle applicazioni più promettenti. L’integrazione tra alberi e pascolo permette infatti di valorizzare aree marginali, incrementare la biodiversità, migliorare il ciclo dei nutrienti e produrre alimenti di origine animale con una minore impronta ambientale. Il pascolamento razionale, associato alla componente arborea, contribuisce inoltre alla conservazione del paesaggio rurale e alla gestione sostenibile del territorio».

Oltre a ripristinare la fertilità del suolo e a ridurne l’erosione, l’agroforestazione è sempre più riconosciuta come una strategia chiave per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, ha proseguito Mantino.

«L’agroforestazione rientra tra le pratiche di carbon farming (“carboniocoltura”), che prevedono la definizione e l’implementazione di schemi di remunerazione per le pratiche di sequestro del carbonio nel suolo e nella biomassa delle colture legnose. Per questo motivo sta attirando sempre più l’attenzione del legislatore europeo e può rappresentare una nuova opportunità economica per le aziende agricole attraverso la certificazione e la valorizzazione dei crediti di carbonio. Infatti, come stabilisce il Reg. (Ue) 2024/3012, una pratica è ammissibile per la produzione e la certificazione dei crediti di carbonio se garantisce benefici in termini di rimozione del carbonio misurabili e scientificamente robusti, addizionalità, permanenza dello stoccaggio e gestione del rischio di inversione, oltre all’assenza di impatti negativi e alla presenza di effetti positivi sull’ambiente e sulla società. Inoltre, tali pratiche devono garantire co-benefici quali l’incremento della biodiversità, il miglioramento della salute del suolo, la tutela della qualità delle acque e una maggiore resilienza ai cambiamenti climatici. Sono benefici che trovano piena espressione nei sistemi agroforestali, capaci di integrare produttività, sostenibilità ambientale e sviluppo economico delle aziende agricole».


Progetto “Evoca”: crediti di carbonio in olivicoltura

Claudia Fedi, dell’Area Innovazione e Sviluppo di Coldiretti Toscana, ha presentato il progetto “Evoca (crediti di carbonio in olivicoltura)”, che ha l’obiettivo di supportare le aziende olivicole toscane nella transizione verso un modello produttivo più sostenibile ed economicamente scalabile e contribuire alla mitigazione del cambiamento climatico attraverso la diffusione di pratiche agricole che migliorano la capacità del suolo di assorbire anidride carbonica. «Nello specifico, il progetto prevede di fornire agli agricoltori strumenti concreti per valutare la convenienza economica del modello produttivo proposto in relazione alle opportunità del mercato volontario dei crediti di carbonio».

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