La concimazione minerale nella conversione alla biodinamica

Ecco come avviare la conversione alla biodinamica. Questa prevede che la concimazione agisca nel senso di una vivificazione dell’organismo iper-complesso suolo. Ma non deve nutrire i vegetali in forma diretta.

L’agricoltura biologica è nata nei primi anni Venti del Novecento, con la nascita dell’agricoltura biodinamica. Una delle questioni centrali di questo approccio fu da subito la fertilità e la salvaguardia dei suoli, attraverso una concimazione organica.

Ciò ha fatto sorgere il malinteso, applicato poi in agricoltura biologica, che per definire biologica la concimazione sia sufficiente usare fertilizzanti organici.

In realtà l’agricoltura biologico-dinamica ha questo nome perché si fonda sulla cura dei processi (dinamis) biologici e pertanto non rifiuta a priori la concimazione a base di sostanze minerali, se queste sono rese organiche o comunque adatte alla fisiologia del suolo o della pianta.

In biodinamica anche le sostanze minerali possono essere utilizzate per divenire parte di un processo organico del suolo e della pianta, se si assume un approccio ecologico.

Un suolo vivificato è così in grado di assimilare sostanze potenzialmente fitotossiche, chelare metalli pesanti, rendere organici minerali non assimilabili e portarli nella disponibilità delle piante, di cui diventano parti costitutive, o per cui possono svolgere funzioni vitali.

La biodinamica può risolvere una carenza, grazie ad azioni indirette, che creano le precondizioni perché la sostanza si renda disponibile e funzionale alle corrette attività fisiologiche delle colture.

Gli equilibri fisiologici

Per altri versi la biodinamica rinuncia alla concimazione a base di sostanze biologiche, se queste non sono adeguate al processo organico dei suoli e dei vegetali. Una concimazione animale ad alto titolo di azoto, o non umificata, che venga assorbita direttamente dai vegetali attraverso i liquidi prelevati per la traspirazione, può compromettere i loro equilibri fisiologici, in modo non molto dissimile da una concimazione di sintesi.

Persino una concimazione verde mal gestita può apportare squilibri e non è infrequente rilevare un eccesso di nitrati nelle colture che seguono a un semplice sovescio. La concimazione biodinamica deve quindi agire nel senso di una vivificazione dell’organismo ipercomplesso suolo e non deve nutrire i vegetali in forma diretta.

Questa basilare differenza teorizzata dal fondatore della biodinamica, Rudolf Steiner, fu sistematizzata da un collaboratore, il chimico Ehrenfried Pfeiffer, nei primi anni Trenta, nel suo “La fertilità della terra”, ancora oggi testo basilare per gli studi di bioagricoltura.

Il processo di fertilizzazione

Cosa significa, dunque, in biodinamica, applicare una concimazione sul piano minerale? Non certo concimare con sostanze di sintesi, sub naturali. Significa invece inserire, in modo raffinato, le sostanze del regno minerale nel giusto processo organico e nelle catene trofiche dei suoli.

Il primo livello della concimazione biodinamica è proprio quello minerale. La marnatura era una pratica tradizionale dell’agricoltura, con cui si distribuivano sui suoli argille fertili, polveri calcaree o silicee, per stimolare processi organici, attraverso modeste quantità di sostanza. Un suolo vivente, non esprime solo una ricchezza di organismi eterotrofi, ma anche una sua individuale popolazione di microrganismi fissatori non simbionti e di litotrofi e chemiotrofi in grado di assimilare e trasformare sostanze, che diventano principi di lunghe catene trofiche e riproduttive a sostegno della vita del sottosuolo.

La marnatura biodinamica applica un metodo razionale rispetto alle marnature tradizionali, per individuare le condizioni ideali del suolo e scegliere le sostanze minerali nella giusta proporzione, considerando il potenziale minerale di ciascun suolo. Perché la concimazione sul piano minerale abbia efficacia bisogna curare preventivamente la lavorazione dei suoli, da considerarsi anch’essa una forma di fertilizzazione del livello minerale.

La lavorazione va intesa come processo di cura del suolo, vivificazione e miglioramento della struttura del terreno. Anche qui va disinnescato un luogo comune: non sempre le minime, o le non lavorazioni, sono la migliore scelta per un intervento in biodinamica, che può richiedere anche lavorazioni risanatrici profonde. Occorre ammettere che la non lavorazione, oggi così in voga, talvolta è adottata per “non nuocere” in mancanza di un’adeguata conoscenza dell’arte di lavorare il terreno.

In un prossimo articolo verranno introdotti i successivi livelli di concimazione biodinamica per la conversione aziendale.

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