Agricoltura biologica rigenerativa una strategia per la transizione ecologica

Ce lo spiega Dario Fornara, direttore della Ricerca di Eroc (European Regenerative Organic Center), centro per la ricerca e divulgazione sull’agricoltura biologica rigenerativa alle porte di Parma

Dal quando nel 1991 è stato emanato il primo regolamento europeo, il biologico è stato tra i motori dell’innovazione nel settore agricoltura e alimentazione nel mondo e in Italia, ad esempio per quel che riguarda il rapporto tra produttore e consumatore e dunque tutto il tema delle certificazioni e delle etichette. Ma vi sono anche considerazioni importanti da fare riguardo all’impatto ambientale delle coltivazioni in senso stretto: in questi anni vi è stata una certa evoluzione nello studio delle pratiche non solo a minore impatto, ma anche che migliorano gli agroecosistemi e la loro biodiversità.

Tra le varie tipologie di biologico, in questo articolo ci vogliamo focalizzare sull’agricoltura biologica rigenerativa, un particolare approccio alle coltivazioni basato su pratiche che aiutano ad accumulare sostanza organica nel suolo, rimuovendo il carbonio che è presente in atmosfera sotto forma di CO2 e fissandolo nel suolo stesso. L’accumulo di carbonio organico migliora sensibilmente la qualità del suolo, lo rigenera, consentendogli di tornare a svolgere un ruolo attivo e fornire tutti quei servizi ecosistemici di cui abbiamo bisogno.

Eroc (European Regenerative Organic Center)

Chiediamo informazioni su questa pratica a Dario Fornara, dottore di Ricerca in Ecologia, una solida esperienza internazionale e direttore della Ricerca di Eroc (European Regenerative Organic Center), un centro per la ricerca e divulgazione sull’agricoltura biologica rigenerativa che si estende per circa 17 ettari alle porte di Parma. Il Centro è nato nel 2021 da una partnership tra il Gruppo Davines, un’azienda cosmetica con circa 800 dipendenti in tutto il mondo e 230 milioni di fatturato, da sempre impegnata nell’acquisto di materie prime di origine il più possibile naturale, e il Rodale Institute, pioniere dell’agricoltura rigenerativa sorto nel 1947 in Pennsylvania (Usa). Il progetto ha tra l’altro ricevuto nel 2022, nel corso della manifestazione Ecomondo, il premio della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, in collaborazione con Wwf e Crea (nell’ambito di Rete Rurale Nazionale).

«Il 60-70% di tutti i suoli europei è definito non in salute o in condizioni di degrado a causa di pratiche agricole non adatte, dell’inquinamento, dell’urbanizzazione e per l’effetto dei cambiamenti climatici» – spiega il direttore della Ricerca di Eroc –. La perdita significativa di sostanza organica e di biodiversità nei terreni agricoli rispecchia pienamente questo degrado».

Al contrario, le qualità chimico-fisiche e biologiche del suolo e la biodiversità edafica  - che riguarda cioè la natura del terreno - sono influenzate e migliorate dalle pratiche agricole rigenerative utilizzate.

Il costante aumento della popolazione degli ultimi decenni ha causato infatti una notevole pressione sulla necessità di una sempre maggior produttività delle aree agricole, determinando in alcuni casi lo sviluppo di inquinamento per l’uso di pesticidi, fertilizzanti sintetici, erbicidi: problemi non solo ambientali, ma anche economici. Inoltre, gli allevamenti intensivi favoriscono in alcuni casi lo sviluppo di infezioni che si trasmettono poi all’uomo. Più in generale, secondo la Fao il settore "Agricoltura, silvicoltura e altri usi del territorio" (sintetizzato in inglese con Afolu) è al secondo posto tra le fonti di emissioni di CO2, il principale gas climalterante: su un totale di emissioni mondiali nel 2017 di 53 miliardi di tonnellate di CO2 infatti, si devono a questo settore ben 12,2 miliardi.

La soluzione a questa criticità sta nella riscoperta di pratiche agricole che favoriscano i processi biogeochimici naturali che avvengono nell’ecosistema suolo, facilitando l’accumulo di carbonio organico, aumentando la biodiversità dei terreni e creando agroecosistemi più resilienti ai cambiamenti climatici.

L’agricoltura biologica rigenerativa si focalizza sulla qualità del suolo, comprendendo un insieme di pratiche agronomiche che promuovono processi ecologici naturali e quindi migliorano la sua salute e la sua capacità di fornire i principali “servizi ecosistemici”, che sono: la produzione di cibo, che è il primo elemento, la fissazione del carbonio nei suoli agricoli - carbon farming, e di conseguenza la sottrazione di maggiore CO2 dall’atmosfera rispetto ad un’agricoltura convenzionale intensiva, una migliore regolazione di acqua e nutrienti nei suoli agricoli, un aumento della biodiversità negli stessi suoli, la riduzione di infezioni e patogeni derivanti da produzioni e allevamenti intensivi, e infine una maggior resilienza nei confronti dei cambiamenti climatici.

Risultati del primo anno

Le pratiche biologiche rigenerative includono alcuni principi fondamentali: il minimo disturbo del suolo, l’utilizzo di colture di copertura, le rotazioni colturali, l’utilizzo di fertilizzanti organici e la promozione della biodiversità negli agroecosistemi. La presenza di maggiore biodiversità nei suoli promuove molteplici servizi ecosistemici. La copertura continuativa dei suoli agricoli gestiti secondo i principi dell’agricoltura rigenerativa permette altresì di evitare l’erosione e favorisce il deflusso regolare delle acque.

Ma come si misurano i benefici di queste pratiche? «Per quanto riguarda il suolo, si raccolgono dei campioni per analizzarne le proprietà biologiche, chimiche e fisiche – spiega Fornara –: ad esempio, il tipo di microrganismi che vivono in esso, la biomassa di questi microrganismi, la quantità di carbonio, azoto e fosforo, il pH del suolo. Inoltre, misuriamo la densità di nutrienti delle piante che crescono su un suolo rigenerativo organico rispetto a uno convenzionale»: tutta una serie di parametri da misurare in tempi diversi e predefiniti, per osservarne l’evoluzione.

Dopo più di un anno dalla fondazione di Eroc si sono cominciati già a vedere i primi risultati sul campo. «Abbiamo notato un aumento della densità di lombrichi nei suoli trattati in modo rigenerativo organico, mentre in quelli convenzionali la densità è inferiore. Questo ci segnala che qualcosa sta già cambiando nel suolo sottoposto a queste pratiche». Inoltre, si sono registrati dei cambiamenti anche dal punto di vista della concentrazione di azoto. «Le parcelle gestite in modo rigenerativo organico hanno manifestato un minore fabbisogno di azoto, perché grazie ai nostri trattamenti si sta creando uno stock di questa sostanza che non necessita di ulteriori aggiunte».

Attività di formazione

Le attività di formazione di Eroc prevedono la visita del Direttore della Ricerca Fornara e del suo team alle aziende agricole, sia a quelle che già fanno ricorso alle pratiche rigenerative sia a quelle che sono interessate ad approfondire questo approccio. Queste visite consentono agli agricoltori di saperne di più e di promuovere uno standard più alto di certificazione nella produzione di ingredienti attivi biologici. Su questo versante, l’obiettivo è aiutare gli agricoltori nel processo di certificazione Roc, Regenerative Organic Certification.

«Uno degli obiettivi principali di Eroc, infatti, è proprio quello di promuovere i metodi dell’agricoltura biologica rigenerativa presso i nostri agricoltori, supportandoli anche nella produzione di ingredienti organici rigenerativi» – prosegue Fornara.

Ma questo impegno non guarda solo a output utili all’industria cosmetica. Come ci tiene a sottolineare Fornara, infatti, il ruolo di Eroc si spinge ad aiutare gli agricoltori, che solitamente già hanno come sbocco il mercato agroalimentare, a raggiungere anche altri mercati, derivanti dagli scarti delle lavorazioni o dai residui delle biomasse, solo per citare alcuni esempi. Mercati paralleli, che possono diventare complementari, più piccoli ma comunque significativi. «Non vogliamo solo identificare ingredienti salutari che possono contribuire a  migliorare il benessere delle persone, ma puntiamo anche ad avere un impatto positivo su tutta la società, che vada oltre la sfera di un’azienda cosmetica – spiega Fornara –. È per questo che Eroc si relaziona con diversi soggetti, come istituzioni pubbliche, aziende private, agricoltori, ma anche piattaforme che possono vendere e far arrivare il cibo a casa delle persone».

"Bello e Buono"

Tra le iniziative innovative in questo settore, nel maggio del 2023 ha preso avvio “Bello e Buono”, un progetto triennale congiunto del Gruppo Barilla e del Gruppo Davines dedicato all’agricoltura rigenerativa: 10.000 mq in cui i team di Ricerca Agronomica delle due aziende hanno avviato la sperimentazione della coltivazione in rotazione, da una parte di cereali e piante destinate al buon cibo, come il grano tenero, il grano duro e il cece, e dall’altra di essenze utilizzate dall’industria cosmetica, come la melissa, la calendula e la lavanda. L’obiettivo è misurare l’impatto sia di pratiche agricole diverse sull’aumento della sostanza organica del suolo, primo indicatore della sua fertilità, sia della coltivazione di colture appartenenti a filiere diverse sull’economia di un’azienda agricola. L’accordo tra le due aziende vuole mettere anche in rilievo il collegamento tra la rigenerazione del suolo e quella dell’uomo, sia a livello alimentare che cosmetico. Tra gli obiettivi del progetto vi è infine quello di diffondere le pratiche rigenerative alla coltivazione delle colture tipiche del territorio.

In conclusione, l’agricoltura biologica rigenerativa può aiutare in modo significativo la transizione ecologica. Il termine rigenerativo esprime di per sé il concetto di ‘ripristino’ dell’equilibrio della terra e della conservazione della biodiversità; la transizione verso questo sistema di coltivazione è un processo che richiede tempo e in cui il coinvolgimento e la valorizzazione del ruolo dell’agricoltore saranno fondamentali e imprescindibili.


Agrifotovoltaico: un altro alleato 

L’agricoltura rigenerativa si può abbinare anche all’agrifotovoltaico, un approccio come noto che consente di produrre energia elettrica continuando a coltivare il terreno sottostante, utilizzando pannelli solari sorretti da strutture appropriate. «Il sistema permette anche di svolgere pratiche agricole biologiche rigenerative, quindi con particolare attenzione alla produttività agricola», spiega Dario Fornara. Si viene così a creare una piattaforma unica che sulla stessa superficie agricola realizza la produzione sia di ingredienti organici attivi sia di energia elettrica tramite fotovoltaico. «Il vantaggio dei pannelli solari si può manifestare anche nella creazione di zone d’ombra durante il giorno, specie con l’aumento dei periodi di siccità, che possono favorire un microclima tale per cui le piante hanno bisogno di minori quantità di acqua per crescere e sopravvivere, in quanto riescono a conservarne di più».

 

Agricoltura biologica rigenerativa una strategia per la transizione ecologica - Ultima modifica: 2024-03-22T13:04:23+01:00 da Francesco Bartolozzi

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