Zucchero, no alla proposta italiana di stoccaggio privato

Consiglio agricolo in Lussemburgo: maggioranza degli Stati Membri a favore della proposta italiana, bocciata dalla Commissione perchè giudicata troppo onerosa. Forte preoccupazione del ministro Centinaio per il futuro del comparto. Coldiretti punta su filiera e origine in etichetta per salvaguardare reddito e occupazione di un settore chiave per il made in Italy agroalimentare

Zucchero al centro del Consiglio dei Ministri agricoli di ieri 15 ottobre in Lussemburgo, ma la discussione è stata tutto tranne che dolce. Un clima avvelenato dalla crisi di prezzo e dai surplus della produzione mondiale (leggi qui) che non ha agevolato il compito del Ministro Gian Marco Centinaio, arrivato oggi in Lussemburgo con l’obiettivo di attivare specifici aiuti allo stoccaggio privato (vedi sotto il video di Alanews).

Un mercato da riequilibrare

«La nostra proposta – informa una nota del Mipaaf – era quella di attivare urgentemente possibili misure finalizzate a sostenere le imprese del settore dello zucchero, in forte difficoltà a causa del surplus produttivo registrato in alcuni paesi dell'Unione, e che ha generato un calo delle quotazioni mai avuto in precedenza». «Abbiamo proposto alla Commissione – afferma Centinaio - di attivare lo stoccaggio privato dello zucchero come misura in grado di fornire un segnale ai mercati e contribuire a limitare l'eccesso e, almeno nel breve e medio periodo, bilanciare il mercato».

Nove sì, tre no, un astenuto. Ma la Commissione si oppone

A favore della proposta italiana si sono schierati Croazia, Spagna, Ungheria, Polonia, Belgio, Grecia, Romania, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Contrari: Olanda, Danimarca e Germania. Astenuta la Francia. La commissione si è però dichiarata contraria alla proposta italiana di stoccaggio privato in quanto considerata troppo onerosa e poco efficiente. «Sono molto preoccupato – commenta il Ministro - per il futuro del comparto e della produzione dello zucchero in italia. faremo di tutto per aiutare i nostri produttori».


Coldiretti: in Italia stranieri 4 pacchi su 5

«Oltre 4 pacchi di zucchero su 5 arrivano dall'estero mentre la produzione made in italy rischia di essere azzerata dalla concorrenza sottocosto di multinazionali francesi e tedesche che hanno colonizzato le industrie del Belpaese». È quanto evidenzia Coldiretti sulla base di una analisi del mercato dello zucchero dopo la contrarietà espressa dalla Commissione alle misure di emergenza per lo zucchero made in italy chieste dal ministro Centinaio. «Lo zucchero è un ingrediente di base per la quasi totalità dei prodotti alimentari italiani: l'80% dei circa 600.000 prodotti alimentari realizzati a livello industriale, disponibili presso la grande distribuzione contiene zucchero. a fronte di un consumo di oltre 1,7 milioni di tonnellate. In italia resiste una produzione di 300mila tonnellate, ma negli ultimi anni sono stati chiusi ben 16 zuccherifici su 19 azzerando l'84% del potenziale industriale nazionale ed entro il 2018 un altro stabilimento dovrebbe cessare l'attività».

I tre colossi del Nord

In Italia la maggior parte del mercato è controllata da tre giganti stranieri. «Il primo – è l’analisi di Coldiretti -  è la multinazionale tedesca SudZucker che vanta 31 siti dall'Austria alla Romania, dalla Bosnia Erzegovina alla Moldavia, dalla Polonia all'Ungheria, trasforma 5,9 milioni tonnellate di zucchero ogni anno, ma produce anche carburante bioetanolo, concentrati di succhi di frutta, ingredienti funzionali e cibo per animali, oltre a operare nel settore farmaceutico e sfornare pizze congelate».

«Il secondo padrone dello zucchero in italia è la francese Cristal Union che con 10 stabilimenti nel mondo sforna 2 milioni di tonnellate all'anno di prodotto e ha messo sotto il proprio dominio anche l'Eridania. sempre da Oltralpe è arrivata la multinazionale Tereos che vanta 45 siti industriali in 13 paesi, è il primo produttore francese con 3,7 milioni di tonnellate e vanta un giro d'affari di 5 miliardi di euro».

Per Coldiretti si è creata una situazione dove il mercato è in mano a 5 grandi realtà del Nord Europa che già oggi detengono il 75% del comparto, con zucchero venduto a prezzi molto bassi. Francia e Germania hanno aumentato del 20% la loro produzione nel 2017, causando 3,5 milioni di tonnellate di eccedenze a livello europeo.

Il baluardo CoproB

«Alla luce di quanto sta avvenendo – affermano da Palazzo Rospigliosi - l'Italia rischia di perdere del tutto la propria sovranità sul fronte dello zucchero, con l'ultimo bastione di difesa, la cooperativa tricolore CoproB-ItaliaZuccheri, che rappresenta circa 25mila persone impegnate nella filiera, ha due stabilimenti di trasformazione sul territorio nazionale e riunisce 7mila aziende con 32mila ettari coltivati a barbabietola fra Veneto ed Emilia-Romagna». «Senza di loro l'Italia, che e' il terzo mercato Ue, diventerebbe uno dei pochissimi casi al mondo senza alcun produttore locale di zucchero (come Nigeria, Malesia, Corea del sud e Arabia Saudita, considerando un consumo medio annuo sopra il milione e mezzo di tonnellate). Ad un anno dalla fine del regime delle quote si registra come le aziende produttrici di zucchero e conseguentemente gli agricoltori della filiera abbiano totalmente perso i loro margini a favore dei grandi produttori di bevande, dolciari e della Gdo».

Made in Italy, strategia cercasi

Per difendere la produzione italiana è necessario secondo Coldiretti arrivare a una chiara etichettatura di origine obbligatoria anche per lo zucchero in modo da offrire ai consumatori la libertà di scegliere cosa mettere nel carrello della spesa. «Urge ancor più la creazione di contratti di filiera basati su una maggiore equità e sostenibilità sociale con i grandi utilizzatori dello zucchero ai quali si chiede una responsabilizzazione per sostenere l'italianità delle produzioni e ridurre la dipendenza dall'estero».

Per Coldiretti la produzione di zucchero 100% italiano è una priorità strategica per sventare incrementi ingiustificati dei prezzi a causa di un sempre maggiore oligopolio straniero, per evitare rischi di carenze di scorte del prodotto per l'industria agroalimentare italiana considerato che a livello internazionale il consumo è previsto in aumento a tassi compresi tra il 2% e il 3% all'anno per i prossimi 10 anni e permette di conservare la quota di Pil generato dalla filiera evitandone trasferimento a favore di altri paesi in un momento storico in cui l'italia ha necessita' di ricorrere a tutte le proprie risorse per ricominciare a correre sulla strada dello sviluppo economico.

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