Micotossine sul mais, meno peggio rispetto al previsto

micotossine
Aflatossine a quota 11%, fumonisine nella media, Don e Zea non pervenuti. Ma la presenza sul mais italiano è ormai costante.

Alla fine è andata meglio del previsto. A metà agosto le indicazioni derivanti dalle condizioni climatiche che avevano caratterizzato la campagna maidicola fino a quel momento, e i monitoraggi in campo relativi alla presenza dei funghi indicavano che il contenuto in micotossine, in particolare aflatossine, avrebbe raggiunto o, addirittura superato, i valori riscontrati in altre annate difficili (18% del 2015, 23% del 2012).

In realtà, rispetto alle catastrofiche previsioni formulate durante l’estate, in termini di sanità, la situazione si è rivelata meno drammatica. Ridotta permanenza in campo e irrigazioni tempestive e regolari, infatti, sollecitate dai sistemi di allerta e dagli studi dei modelli previsionali, hanno sicuramente inciso sul contenimento finale della diffusione di aflatossine.

L’impatto della siccità

Sabrina Locatelli, responsabile della Rete di monitoraggio micotossine mais

«I dati 2017 – afferma Sabrina Locatelli – confermano che la granella di mais è regolarmente contaminata da fumonisine (in quantità variabile a seconda dell’andamento climatico) e in annate calde e siccitose (vedi 2015) si aggiungono le aflatossine, mentre in quelle molto fresche e piovose (vedi 2014) compaiono Deossinivalenolo (Don) e Zearalenone (Zea). Dunque, la variazione significativa delle temperature medie e del clima influenza fortemente la qualità igienico-sanitaria del mais».

Partiamo dalle conclusioni della relazione della responsabile della Rete di monitoraggio micotossine mais, presentata in occasione della Giornata del mais di Bergamo di fine gennaio scorso, quando ha illustrato i risultati preliminari del progetto Rete Qualità Mais. Nel 2017 l’Osservatorio ha valutato un totale di 259 campioni provenienti da 36 centri di stoccaggio (tab. 1).

Irrigazioni di soccorso

«L’andamento termico è stato abbondantemente al di sopra del 2016 – ha spiegato Locatelli –. Abbiamo avuto l’agosto più caldo e asciutto degli ultimi anni e una temperatura media mensile di 27,1 °C, con solo 6 mm di pioggia. La coltura ha quindi dovuto subire un forte stress nella fase critica del riempimento, andando incontro a un notevole anticipo di maturazione.

Questo andamento ha fatto sì che Don e Zea non abbiano creato problemi (troppo caldo e poca pioggia) e le fumonisine siano rimaste nella media, mentre per le aflatossine ci aspettavamo valori più alti, a causa appunto delle punte di caldo registrate sulla falsa riga del 2015 e 2012 (anni infausti proprio dal punto di vista delle aflatossine). Fortunatamente, il loro livello alla fine si è attestato sui valori del 2016, mentre le previsioni iniziali parlavano di un incremento dell’11% sulla stagione scorsa.

Nello specifico, l’aflatossina B1 ha registrato un 11% totale di campioni sopra i 20 µg/kg, percentuale di certo non bassa, ma da considerare positivamente rispetto all’andamento climatico registrato in alcune aree. Con molta probabilità, gli allarmi lanciati durante la stagione hanno indotto alcuni maiscoltori a irrigare tempestivamente per evitare che le piante di mais seccassero in campo».

In particolare, i risultati peggiori si sono registrati nella fascia adriatica, dove il clima è stato più accanito e di solito non si ricorre alla pratica dell’irrigazione.

La reazione dei maiscoltori

Passando alle fumonisine, «purtroppo siamo nella media annuale – ha commentato Locatelli – ma va sottolineato comunque che i 4.000 µg/kg sono il limite per il mais alimentare a uso diretto, quindi non incide fortemente sul mercato mangimistico. Dal punto di vista regionale, si ha la sensazione che soprattutto in Piemonte abbiano lavorato molto per migliorare nelle produzioni in termini di micotossine, nel senso che si sono attivati per far prendere coscienza ai maiscoltori».

Per quanto riguarda Don e Zea, le previsioni sono state ampiamente rispettate, nel senso che servono freddo e pioggia per farli “esplodere”, per cui i campioni sono risultati estremamente puliti, rilevando solo tracce impercettibili.

Concludendo, ci si aspettava una percentuale di aflatossine più alta, questo è il lato positivo da evidenziare, ma allo stesso tempo si ha la sensazione che negli anni le aflatossine siano passate da eccezione alla regola a presenza costante.

«Non si può solo sperare nel clima – ha concluso Locatelli – ma occorre darsi da fare, rafforzare l’opera di monitoraggio, stimolare una maggiore integrazione con altri sistemi di rilevamento dati (ad esempio quelli meteorologici) e sviluppare un sistema di valutazione del rischio e di allerta micotossine, oltre alle strategie e alle azioni per il controllo suggerite dalle linee guida messe a punto dal Ministero delle Politiche Agricole e dalle Regioni».

Prevenzione agronomica

È bene ricordare che, anche se la granella può risultare a forte rischio di contaminazione, le operazioni colturali possono ridurre o aumentare il rischio di contaminazione e conseguentemente modificare quanto previsto dalla simulazione climatica. Corrette rotazioni, scelta del giusto ibrido, densità di semina non elevate, concimazioni azotate equilibrate, ma soprattutto irrigazione nelle fasi a rischio e lotta alla piralide del mais, sono pratiche agronomiche virtuose finalizzate a limitare al massimo, le condizioni di stress della coltura e il conseguente rischio di contaminazione micotossigena. Inoltre è bene ricordare che qualsiasi intervento di pulizia sulla granella alla raccolta può ridurre il livello di contaminazione, in particolare per quanto riguarda le aflatossine. Ri.Bu

tab. 1 Osservatorio Territoriale della Qualità del mais
Area Centri stoccaggio Campioni
Ovest 9 70
Centro 8 65
Est 6 48
Sud Po 8 47
Adriatica 5 29
TOTALE 36 259

 

tab. 2 Micotossine nel mais, limiti massimi ammessi (µg/kg)
Micotossine Alimenti Materie prime per mangimi U 12% Mangimi complementari e completi
generico bovino da latte suini
Aflatossina B1 2 20 10 5 20
Fumonisine 4.000 60.000 50.000 5.000
Don 1.750 8.000 5.000 900
Zea 350 2.000 500 250

Raccolte cruciali

La raccolta è una delle fasi in cui è possibile intervenire più efficacemente per il controllo delle micotossine. La riduzione del rischio di contaminazione da aflatossine può essere raggiunto da una raccolta della granella con una umidità non inferiore al 22%. Per minimizzare il rischio è conveniente pertanto effettuare una trebbiatura tempestiva che permetta di ridurre il tempo a disposizione dei patogeni tossigeni per svilupparsi e accumulare tossine nella granella. Nella raccolta è necessario ridurre al massimo le lesioni alle cariossidi. Pertanto è preferibile usare, mietitrebbiatrici a flusso assiale, mentre con macchine di tipo tradizionale è opportuno avere l’accortezza di controllare le regolazioni, verificare che l’umidità della granella sia sufficientemente elevata e mantenere bassa la velocità di avanzamento e del battitore. Qualsiasi intervento di pulizia sulla granella può ridurre il livello di contaminazione da aflatossine. Pertanto è consigliabile:

• pulire anche i mezzi di trasporto per eliminare eventuale materiale contaminato;

• velocizzare tutte le operazioni in modo tale da poter essiccare rapidamente il cereale e non lasciarlo per troppo tempo in condizioni favorevoli allo sviluppo dei funghi.

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