Asfissia radicale, frumenti affogati

Le cause e le contromisure da prendere in campo contro gli ingiallimenti

I frumenti sono in levata. Nonostante le numerose gelate registrate quest’anno, si trovano quindi in una fase leggermente anticipata.

Da metà ottobre a oggi abbiamo registrato un accumulo di precipitazioni inferiore rispetto alla scorsa campagna cerealicola (sempre comunque al di sopra della media pluriennale). Alcuni eventi piovosi sono stati però di elevata portata.

Basti pensare che in alcune zone la somma delle piogge dei primi giorni di febbraio è stata di quasi 200 mm, mentre la perturbazione di metà marzo ha portato in pochi giorni oltre 50 mm di acqua.

Quindi, pur con meno periodi piovosi, il frumento (sia tenero sia duro) in diversi campi è in condizioni di asfissia radicale come o peggio dello scorso anno.

Terreni troppo lavorati

I casi più gravi si riscontrano nei terreni in cui la preparazione del letto di semina è stata eccessivamente fine (tipo tavolo da biliardo).

Mentre negli appezzamenti dove la zollosità è stata lasciata più grossolana (maggiore capacità d’infiltrazione dell’acqua) la coltura non appare in sofferenza. In seguito ai ristagni idrici le radici delle piante finiscono in asfissia, alcune possono anche disseccare, con accumulo di sostanze tossiche e difficoltà nell’assorbire le sostanze nutritive (anche per la scarsa nitrificazione nel suolo asfittico). Inoltre nei terreni calcarei si ha un’evidente clorosi ferrica. Quindi, apparato radicale sofferente, scarso assorbimento dell’azoto e insufficiente disponibilità di ferro sono la ragione dei diffusi ingiallimenti fogliari.

Inoltre le abbondanti precipitazioni sono motivo di lisciviazione dell’azoto. La lisciviazione è il movimento dell’azoto causato acque di percolazione lungo il profilo del terreno fino a superare lo strato interessato dall’apparato radicale. Questa percolazione interessa l’azoto minerale (la forma nitrica), per cui bisogna considerare che tutte queste abbondanti precipitazioni abbiano determinato ingenti perdite.

A tal proposito la Regione Emilia-Romagna ha emanato ai primi di marzo una deroga territoriale per ampliare il periodo di riferimento fino alla prima settimana di febbraio per conteggiare le perdite di azoto.

Concimare e diserbare insieme

Però la quasi totalità dei campi è stata concimata prima delle piogge intense di metà marzo (inoltre dove si è distribuito azoto in forma di nitrati anche parte di questo sarà stato perso), per cui per i futuri passaggi azotati bisognerà considerare bene anche queste precipitazioni.

Questa situazione si viene a verificare nel momento in cui si diserba la coltura. Il diserbo rappresenta un altro stress per le piante, in particolare quando si utilizzano dei graminicidi, e questo potrebbe far perdurare o aggravare gli ingiallimenti fogliari e i ritardi di sviluppo. Infatti, in diversi appezzamenti già diserbati si può osservare il frumento (sia tenero che duro) clorotico.

Fortunatamente, per chi non ha ancora diserbato, prima di entrare nei campi si dovrà attendere che i terreni si asciughino, sperando che in concomitanza la coltura riprenda vigoria.

Fertilizzante liquido

Visto le perdite di azoto, si potrebbe pensare di aggiungere un concime azotato liquido al diserbo. In tal caso è meglio prestare molta attenzione ed essere sicuri della compatibilità e della selettività del concime che si vuole utilizzare con l’erbicida o la miscela di diserbanti da impiegare. In caso contrario è meglio lasciar correre poiché si potrebbe facilmente peggiorare la situazione. Al limite, previa valutazione della selettività quando miscelato ai diserbi, si potrebbe ricorrere a qualche biopromotore di origine vegetale per far superare alla coltura i vari stress.

 

* L’autore è del settore Ricerca & Sviluppo Terremerse

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