Quinoa, opportunità per gli areali colturali mediterranei

quinoa
La quinoa può rappresentare una coltura interessante per la diversificazione produttiva negli areali colturali mediterranei, per l’introduzione di nuovi prodotti ad alto valore aggiunto e per la costruzione di modelli agricoli più sostenibili e competitivi
L’iniziativa rientra nelle attività di comunicazione, divulgazione e coinvolgimento degli stakeholder previste dal progetto WaterMellon, con l’obiettivo di promuovere pratiche agricole innovative, sostenibili e replicabili nei diversi contesti del Mediterraneo

La quinoa, coltura originaria della regione andina, è stata la protagonista di un Living Lab organizzato presso il Crea-CI (Centro di ricerca Cerealicoltura e colture industriali) di Foggia nell’ambito del progetto WaterMellon.

La quinoa è un cereale che si distingue per la sua capacità di adattarsi a diverse condizioni ambientali e per la tolleranza a siccità e salinità. Il suo crescente interesse è legato non solo agli aspetti agronomici, ma anche al valore nutrizionale e alle potenziali applicazioni nella filiera agroalimentare, in particolare per ottenere prodotti senza glutine, farine, pasta, prodotti da forno e alimenti ad alto contenuto proteico.

Adattabilità della quinoa alle condizioni mediterranee

«In un contesto climatico sempre più complesso è necessario ragionare su sistemi colturali più resilienti e su una gestione più efficiente dell’acqua», ha sottolineato Michele Rinaldi, dirigente di ricerca del Crea e referente scientifico Crea del progetto WaterMellon. «La sperimentazione in campo consente di valutare concretamente l’adattabilità della quinoa alle condizioni mediterranee e di verificare le tecniche agronomiche più idonee».

«La presenza degli agricoltori al Living Lab è essenziale» ha aggiunto Nicola Cantatore, direttore Cia Agricoltori Italiani Provincia Capitanata. «Questi momenti servono a creare un ponte fra ricerca e aziende, trasformando la sperimentazione in strumenti concreti per le imprese agricole del territorio».

Visita ai campi dimostrativi

prove dimostrative
La visita ai campi dimostrativi ha consentito ai partecipanti di osservare direttamente le prove in corso e di confrontarsi con i ricercatori sulle principali evidenze tecniche

Il sito dimostrativo di Foggia, dove il progetto affronta il tema dell’integrazione tra pratiche agricole conservative, gestione razionale della risorsa idrica e colture alternative come la quinoa, ha riscontrato interesse con una partecipazione interessata di operatori del settore. La visita ai campi dimostrativi ha consentito ai partecipanti di osservare direttamente le prove in corso e di confrontarsi con i ricercatori sulle principali evidenze tecniche.

Le principali problematiche della coltivazione della quinoa, l’esigenza della creazione di una filiera completa che vada dal miglioramento genetico alla tecnica agronomica e alla trasformazione del prodotto sono state affrontate durante il Living Lab da Clotilde Emanuela Pia Infantozzi, dottoranda di ricerca dell’Università della Basilicata su temi affrontati dal progetto WaterMellon.

«Utilizzare pratiche di agricoltura conservativa come l’avvicendamento colturale, la non lavorazione del suolo e la gestione mirata dei residui colturali può contribuire a ridurre le emissioni di CO2 e migliorare la fertilità agronomica dei suoli, consentendo anche un maggiore immagazzinamento dell’acqua» ha sottolineato Francesco Ciavarella, dottorando di ricerca dell’Università di Foggia su questo specifico tema.

Living Lab, prospettive di sviluppo di filiere sostenibili

Il Living Lab è stato una proficua occasione per discutere le prospettive di sviluppo di nuove filiere sostenibili. La quinoa, infatti, può rappresentare una coltura interessante per la diversificazione produttiva, per l’introduzione di nuovi prodotti ad alto valore aggiunto e per la costruzione di modelli agricoli più sostenibili e competitivi.

«Non si tratta solo di introdurre una nuova coltura, ma di costruire un percorso condiviso che coinvolga ricerca, aziende, trasformazione e mercato» ha evidenziato Danilo Marandola, primo ricercatore del Crea-PB. «Il valore del Living Lab è proprio quello di mettere attorno allo stesso tavolo tutti gli attori della filiera. Il Living Lab è un momento fondamentale di confronto fra ricerca, imprese agricole, tecnici e stakeholder del territorio. L’obiettivo è trasferire conoscenze, raccogliere esigenze concrete dal mondo produttivo e valutare insieme le opportunità offerte da colture innovative come la quinoa. L’obiettivo dei Living Lab, ecosistemi collaborativi in cui agricoltori, ricercatori, istituzioni e imprese testano e sviluppano insieme nuove tecnologie e pratiche sostenibili direttamente sul campo, è quello di stimolare e velocizzare il passaggio dalla teoria all'applicazione pratica».

Il PROGETTO WATERMELLON

L'idea del Progetto PRIMA “WATERMELLON”, Section 1, Thematic Area 2-Farming systems in the Nexus dal titolo completo “Development of novel farming systems combined with water harvesting techniques to address extreme drought in the Mediterranean region, including saline and drought resilient species” è frutto di un consorzio internazionale che riunisce diversi partner attivi nel bacino del Mediterraneo, tra cui, a livello nazionale, il Consiglio per la ricerca e l’analisi dell’economia agraria (Crea), l’Università di Bologna, l’Università di Catania e il Consorzio di bonifica per il Canale Emiliano Romagnolo.

Il progetto, coordinato dal Center for renewable energy sources (Cres, Grecia), è condotto da un consorzio di 20 partner provenienti da 11 paesi dell'Unione europea ed extra Ue. Esso intende migliorare l'efficienza e la sostenibilità dell'uso di acqua, energia e cibo nell'agricoltura irrigua mediterranea. Più in dettaglio, WaterMellon mira a migliorare la resilienza delle aziende agricole del Mediterraneo nell’adattamento ai cambiamenti climatici e alla scarsità idrica, combinando antichi e moderni sistemi di raccolta di acqua e innovative tecniche agronomiche. In particolare, si svilupperanno, in base ai territori di riferimento, nuovi sistemi colturali specifici per suoli aridi e semi-aridi che includono colture resistenti agli stress idrici e salini (carrubo, fico d’india, tritordeum, teff, miglio, quinoa, sorgo, lupino); si confronteranno sistemi che prevedono tecniche di agricoltura conservativa e sistemi di irrigazione più efficienti. Inoltre fornirà alla comunità degli stakeholder un pacchetto completo di soluzioni innovative, testate e dimostrate nei diversi “Demo-sites” nei quali ci sarà un'ampia attività di coinvolgimento e collaborazione tra i diversi attori delle filiere oggetto di studio, analisi della sostenibilità, al fine di dimostrare anche la fattibilità agronomica ed economica insieme a strategie di formazione e preparazione al mercato per l'espansione in aree e comunità di utenti più ampie.

Il progetto ha durata di 39 mesi con decorrenza dal 1° aprile 2025 e scadenza al 30 giugno 2028.

Le attività dimostrative si svolgono in 19 Living Lab distribuiti nel bacino del Mediterraneo, con l’intento di generare evidenze tangibili sull’adattabilità di specie diversi in contesti caldo aridi e degli impatti prodotti e gettare le basi per la scalabilità e replicabilità delle soluzioni in contesti diversi.

 

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