Non più una successione di emergenze, ma un cambiamento strutturale con il quale l'agricoltura e l'intera filiera agroalimentare dovranno imparare a convivere. È questa la lettura proposta da Corrado Martinangelo, presidente di Agrocepi, intervenuto sulla crisi che sta investendo il settore sotto la spinta combinata dei cambiamenti climatici, dell'aumento dei costi energetici e del rincaro delle materie prime.
«Il nostro boccheggiare è conseguenza di un cambiamento profondo di cui bisogna prendere atto, non è un’emergenza: ci dobbiamo attrezzare, come Paese, come Ue e anche come imprese», afferma Martinangelo. Una situazione che, secondo il presidente di Agrocepi, sta già producendo effetti concreti sulle decisioni delle aziende agricole e sulla capacità produttiva del comparto.
La situazione
Il combinato disposto tra crisi climatica, costo del carburante e dell'energia in generale, oltre all'aumento dei prezzi dei fertilizzanti e degli altri mezzi tecnici, rischia infatti di incidere profondamente sulla redditività delle imprese. «Ha un effetto sulla produzione agricola di cui forse non ci siamo ancora resi conto», sottolinea Martinangelo. In alcune aree, aggiunge, la situazione economica è diventata talmente difficile da spingere gli agricoltori a rinunciare alle semine: «In più di un posto si è deciso di non seminare, di lasciare i campi incolti perché non conveniva».
Un segnale che, nella lettura di Agrocepi, rende evidente la necessità di superare una gestione esclusivamente emergenziale delle crisi. «Ci serve una strategia che tenga conto di quello che sta succedendo: questa ormai è la normalità, bisogna ripensare alle nostre colture, alla nostra rete idrica». Il tema dell'adattamento climatico, dunque, si intreccia con quello della pianificazione produttiva, della gestione della risorsa acqua e della tenuta economica delle aziende.
Le proposte
Sul piano immediato, Agrocepi chiede al Governo e al Parlamento l'adozione di un provvedimento di dichiarazione dello stato di emergenza, con l'obiettivo di alleggerire la pressione finanziaria sulle imprese. Tra le misure indicate figurano la sospensione di tributi e tasse e una moratoria dei mutui bancari per almeno sei mesi.
Accanto agli interventi urgenti, Martinangelo richiama la necessità di rafforzare gli strumenti strutturali a sostegno delle filiere. «Crediamo che il ddl Coltivaitalia e altri interventi strutturali per tutte le filiere agroalimentari siano necessari soprattutto per questo». Ma la richiesta di Agrocepi guarda anche a Bruxelles, con la proposta di un intervento straordinario di dimensione europea.
L'organizzazione chiede infatti al Governo di attivarsi affinché l'Unione europea valuti un Recovery Fund dedicato all'agroalimentare, sul modello delle misure straordinarie adottate durante la pandemia. L'obiettivo sarebbe quello di fornire risorse aggiuntive a un settore alle prese contemporaneamente con tensioni produttive, climatiche e geopolitiche.
Proprio le guerre e l'instabilità internazionale rappresentano, secondo Martinangelo, un ulteriore elemento di pressione sui mercati energetici e delle materie prime. «L'Europa dovrebbe finalmente attivarsi con un'alta diplomazia per fermare le guerre in atto, che hanno inevitabili conseguenze sul caro energia e sul costo delle materie prime».
Nel ragionamento di Agrocepi entra infine anche il dibattito sulle politiche ambientali europee. Di fronte all'accelerazione dei cambiamenti climatici, Martinangelo auspica un equilibrio negli strumenti finanziari e nelle politiche comunitarie: «L'Europa dovrà definire negli strumenti finanziari un equilibrio di sostenibilità che non ci riporti all'ideologismo ambientale del Green Deal, ma nemmeno a una flessibilità senza regole».












