Agroalimentare, l’export record del 2025 rallenta nel 2026

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Nei primi cinque mesi dell’anno export a -0,4%, mentre l’import cala del 4,3%. Nel 2025 le vendite estere avevano superato i 72 miliardi

Dopo il record raggiunto nel 2025, l’export agroalimentare italiano mostra nei primi cinque mesi del 2026 una variazione del -0,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: mentre le importazioni subiscono una contrazione maggiore pari al 4,3%. La dinamica resta differenziata tra i prodotti: continuano a crescere le esportazioni di caffè torrefatto, Grana Padano e Parmigiano Reggiano, mentre rimangono negative quelle di olio di oliva e alcune tipologie di vini. Questi gli ultimi dati del rapporto Crea sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari, realizzato dal Crea con il suo Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia, presentati a Roma.

2025 anno da record

Il dato -parziale- va confrontato con il risultato raggiunto nel 2025, quando le esportazioni agroalimentari italiane avevano superato i 72 miliardi di euro, con una crescita del 5,6% sul 2024. Mentre le importazioni, anche esse in aumento, avevano raggiunto 72,45 miliardi (+10,1%), anche per effetto del rialzo dei prezzi internazionali di alcune commodities, tra cui caffè greggio e cacao.

Al netto dei risultati raggiunti nel 2025, Il settore incrementa il proprio peso sulla bilancia commerciale complessiva del Paese, rappresentando il 12,2% delle importazioni e l’11,2% delle esportazioni e confermando così il ruolo sempre più rilevante dell’agroalimentare nella struttura commerciale italiana.

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Fonte: Rapporto Crea sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari.

Caffè, formaggi e frutta tra i prodotti più dinamici

A sostenere le esportazioni sono soprattutto i prodotti riconosciuti all’estero come tipici italiani, che nel 2025 hanno raggiunto 52,2 miliardi di euro, pari al 72,5% dell’export agroalimentare, con una crescita del 3,7%.

Tra gli aumenti più rilevanti figurano caffè torrefatto (+23,6%), dolciari a base di cacao (+21,4% in valore), frutta fresca (+14,6%), formaggi (+13,4%) e prodotti da forno (+6,5%). Crescono in valore anche le esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano.

Il nodo olio

La dinamica non è positiva per tutti i prodotti. L’export di olio extravergine di oliva cala del 17,2% in valore, mentre cresce del 18,2% in volume, in relazione alla riduzione del prezzo internazionale dopo i forti aumenti del biennio precedente, legato alla bassa disponibilità di prodotto a livello mondiale. Sono in calo anche conserve di pomodoro e alcune tipologie di vini.

Usa e Mercosur: le aree di maggiore attenzione

Sul fronte dei mercati, l’Unione europea resta il principale sbocco: assorbe il 59,5% dell’export italiano e fornisce quasi il 70% dell’import. Le vendite verso l’Ue crescono dell’8,1%, con incrementi particolarmente positivi verso Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Romania.

Gli Stati Uniti rappresentano invece l’unica eccezione tra i principali mercati di destinazione: nel 2025 l’export agroalimentare italiano scende del 4,2%, a 7,55 miliardi di euro, complice l’aumento dei dazi nella seconda metà dell’anno, pur rimanendo sopra i 6,7 miliardi del 2023. La flessione riguarda soprattutto olio extravergine, vini Dop, liquori, salse e condimenti; crescono pasta, acque minerali, caffè torrefatto e prodotti della panetteria. Il Rapporto segnala anche l’aumento dei dazi nella seconda metà del 2025.

Ancora più marcato il divario negli scambi con il Mercosur: nel 2025 l’Italia ha importato dall’area quasi 3,7 miliardi di euro di prodotti agroalimentari, contro circa 500 milioni di export. Tra le principali importazioni figurano caffè greggio, mangimi, semi di soia e carni bovine; tra le esportazioni pasta, mele, conserve di pomodoro, olio extravergine, caffè torrefatto e prodotti dolciari.

Il Nord concentra oltre il 60% degli scambi

La geografia degli scambi resta concentrata nel Nord Italia. Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte rappresentano oltre il 60% del valore dell’import e dell’export agroalimentare, con la Lombardia al primo posto.

La crescita dell’export nel 2025 è stata comunque generalizzata, con l’eccezione della Toscana (-7,2%) e la stabilità della Campania. Tra gli incrementi più elevati figurano Sicilia (+12,8%), Calabria (+10,2%), Emilia-Romagna (+9,8%), Piemonte (+9,1%), Lombardia e Lazio (+8,1%).