Biologico, il made in Italy ora ha il suo marchio

marchio biologico italiano
Il logo tricolore affiancherà quello Ue. Consumi a 4,4 miliardi nel 2025, ma superfici e operatori sono in calo

Il biologico italiano si dota ufficialmente di un proprio segno distintivo. In occasione della Giornata europea del Biologico, il Masaf ha presentato il Marchio biologico italiano, già annunciato nelle scorse settimane, destinato ad affiancare il logo europeo della produzione biologica. Il nuovo contrassegno, formato dall’intreccio di tre foglie verde, bianca e rossa, identificherà i prodotti biologici ottenuti con materie prime coltivate o allevate in Italia.

Il marchio, istituito dalla legge n. 23/2022, è gratuito e volontario e punta a rendere immediatamente riconoscibile l’origine italiana delle produzioni bio, rafforzando al tempo stesso il legame tra certificazione biologica e valore del Made in Italy. Gli operatori possono già presentare al ministero dell’Agricoltura la richiesta per il suo utilizzo.

«Il marchio del biologico italiano può davvero rappresentare un valore aggiunto – ha sottolineato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida – portando all'interno di un settore riconosciuto attraverso indicazioni europee anche il valore del Made in Italy». Secondo il ministro, il nuovo logo può contribuire a premiare i produttori che investono nel biologico e a contrastare le criticità legate al falso biologico.

Per il sottosegretario Luigi D’Eramo, il marchio rappresenta invece «un segno distintivo di qualità e sicurezza» destinato a rafforzare le filiere nazionali e a offrire una garanzia aggiuntiva ai consumatori, anche alla luce della crescita delle importazioni di prodotti bio dai Paesi terzi.

Consumi in crescita

La presentazione del marchio ha coinciso con la diffusione dei principali dati del rapporto “Bio in cifre 2026”, curato da Ismea in collaborazione con Ciheam Bari nell’ambito dei programmi Masaf Dimecobio e Pro4Dati Bio.

Il quadro evidenzia una forte crescita della domanda interna. Nel 2025 i consumi domestici di prodotti biologici hanno raggiunto i 4,4 miliardi di euro, con un incremento del 9,2% rispetto al 2024 e un nuovo massimo storico. Il bio rappresenta così circa il 4% del valore complessivo della spesa agroalimentare nazionale. Secondo FederBio, la crescita del 9,2% si è verificata sia a valore sia a volume, mentre nei primi sei mesi del 2026 le vendite hanno registrato un ulteriore incremento del 4%.

Sul fronte produttivo, invece, emergono segnali di maggiore difficoltà. Nel 2025 la superficie agricola utilizzata a biologico ha raggiunto 2.377.749 ettari, pari al 19,4% della Sau nazionale. Otto regioni, insieme alla Provincia autonoma di Bolzano, hanno già superato l'obiettivo europeo del 25%.

Il dato complessivo, tuttavia, nasconde una contrazione delle superfici bio del 5,4%, secondo l’elaborazione evidenziata da FederBio, dovuta soprattutto alla riduzione delle superfici in conversione, diminuite del 24,4%. Le superfici già certificate sono rimaste invece sostanzialmente stabili (-0,5%). In calo dell’1,8% anche il numero complessivo degli operatori, che ammontano a 95.389, di cui 85.443 aziende agricole.

Il nodo della redditività

È proprio il divario tra una domanda in crescita e una produzione che mostra segnali di rallentamento a rappresentare uno dei principali elementi di attenzione per il settore. FederBio sottolinea in particolare le difficoltà delle piccole e medie aziende biologiche, alle prese con l’aumento dei costi produttivi, gli effetti della crisi climatica e geopolitica, il peso degli adempimenti burocratici e dei costi di certificazione.

«I dati fotografano una fase di sostanziale stabilità dal punto di vista delle produzioni biologiche mentre i consumi continuano a crescere», ha osservato la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini, indicando nella semplificazione e nella promozione di filiere bio al «giusto prezzo» alcune delle priorità per sostenere gli agricoltori.

Il rischio evidenziato dalla federazione è che, in assenza di un rafforzamento della produzione nazionale, una quota crescente della domanda interna possa essere soddisfatta dalle importazioni.

In questo scenario il Marchio biologico italiano si inserisce quindi non soltanto come strumento di riconoscibilità, ma anche nel più ampio confronto sul valore da riconoscere alle produzioni nazionali. La sua efficacia sul mercato dipenderà dalla capacità delle filiere di trasformare l’origine italiana in un elemento di trasparenza e valorizzazione economica per le aziende agricole.

Per FederBio, il nuovo logo rappresenta infatti uno strumento utile a rafforzare la trasparenza verso i consumatori e il posizionamento del bio Made in Italy, mentre il prossimo passaggio sarà rappresentato dall’aggiornamento delle politiche di sostegno al settore, anche in vista del nuovo Piano d’azione nazionale per il biologico e della riforma della Pac 2028-2034.

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