Un messaggio di pace, distensione e responsabilità istituzionale per contribuire a superare una crisi che sta mettendo a dura prova il sistema produttivo italiano e, in particolare, il comparto agroalimentare. È quello che Agrocepi e Apoc lanciano da Luv, cogliendo l’occasione dell’appuntamento internazionale barese dedicato all’uva da tavola per un appello affinché si ritrovino al più presto le condizioni per una soluzione positiva dell'attuale situazione internazionale e delle sue pesanti ricadute economiche e sociali.
A sottolineare la gravità del momento è Corrado Martinangelo, presidente di Agrocepi, che invita a non sottovalutare le conseguenze della crisi e a distinguere tra le legittime ragioni della protesta degli autotrasportatori e i danni che il protrarsi delle mobilitazioni rischia di provocare lungo tutta la filiera. «Siamo di fronte a una crisi drammatica. Pur comprendendo le ragioni e le difficoltà degli autotrasportatori, dobbiamo constatare che questa situazione sta determinando ulteriori danni alle imprese agricole e ai consumatori. Il rischio è quello di compromettere un sistema produttivo già fortemente provato, con conseguenze che possono diventare difficilmente recuperabili».
Martinangelo ricorre a un paragone particolarmente significativo: «Ci troviamo ad affrontare una situazione cento volte più grave di quella vissuta durante il Covid. Allora non potevamo uscire di casa, ma il comparto agricolo continuava comunque a lavorare, garantendo l'approvvigionamento alimentare del Paese. Oggi, invece, le difficoltà rischiano di investire contemporaneamente produzione, trasporti, distribuzione e consumi. Per questo servono interventi mirati e straordinari, sulla scia del quadro di sostegno che venne concordato durante la pandemia».
Da Luv, Agrocepi intende però lanciare soprattutto un messaggio che guarda oltre l'emergenza. Martinangelo richiama il valore simbolico dell'uva, frutto tradizionalmente associato alla prosperità e alla buona sorte, accostandolo al ramoscello d'ulivo, da sempre simbolo di pace e riconciliazione tra i popoli. «Vorremmo che l'uva, con il suo significato di prosperità, potesse diventare oggi un segno di speranza e accompagnare il messaggio del ramoscello d'ulivo. Da questa fiera vogliamo rilanciare la necessità di una forte iniziativa diplomatica dell'Europa nei confronti degli Stati Uniti e della Russia. Il tema prioritario deve essere la prospettiva di una cessazione di tutti i conflitti. Non possiamo rassegnarci a un mondo in cui la guerra diventa una condizione permanente».
In questo passaggio il presidente di Agrocepi richiama anche le parole di Papa Francesco, pronunciando idealmente insieme alla comunità della filiera agricola le parole della preghiera per la pace recitata dal Pontefice l'8 giugno 2014: «Ora, Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace. Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: “mai più la guerra!”; “con la guerra tutto è distrutto!”. Infondi in noi il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace». «Sono parole che oggi sentiamo più attuali che mai – sottolinea Martinangelo – e che vogliamo fare nostre. La pace non può essere soltanto un auspicio, ma deve tradursi in scelte politiche, diplomatiche ed economiche concrete».
Accanto all'appello alla diplomazia internazionale, Agrocepi rilancia la necessità di una nuova intesa nazionale, prendendo come riferimento il Patto Ciampi del 1993, che contribuì a costruire un quadro di concertazione tra istituzioni e parti sociali in una fase particolarmente difficile per il Paese. «L'Italia ha già dimostrato di saper reagire alle grandi crisi attraverso accordi condivisi e una visione comune. Per questo riteniamo che oggi sia necessario immaginare un nuovo Patto Ciampi, declinato alle esigenze del nostro tempo: un grande patto sociale che coinvolga tutte le forze parlamentari, il Governo e le forze produttive. Occorre individuare, anche in via transitoria, un percorso condiviso che metta al centro un unico interesse: quello dell'Italia. Davanti a una crisi di questa portata non possono prevalere divisioni e contrapposizioni».
Sulla stessa linea Nicola De Santis, direttore della Op Apoc, che richiama l'urgenza di un cambio di passo per evitare che le difficoltà attuali si traducano in danni strutturali per il settore primario. «Non c'è più tempo da perdere. L'agricoltura vive di programmazione, investimenti, stagionalità e continuità nei rapporti commerciali. Quando si interrompono i collegamenti e si bloccano i flussi delle merci, a pagare il prezzo più alto sono gli agricoltori, le organizzazioni dei produttori e, alla fine, anche i consumatori. Serve un intervento rapido, capace di ristabilire condizioni di normalità e di garantire alle imprese la possibilità di continuare a lavorare. Non possiamo permettere che una crisi internazionale e le sue conseguenze sui trasporti mettano a rischio il futuro di intere filiere».












