La sicurezza alimentare europea non è soltanto una questione di disponibilità di prodotti. È, sempre più, una questione di costi, redditività agricola e capacità di garantire continuità produttiva in un contesto internazionale instabile. L’ultima valutazione della Commissione europea segnala che, pur in assenza di rischi immediati di carenze generalizzate, le pressioni sulle aziende agricole e sul potere d’acquisto dei consumatori sono destinate a intensificarsi. Un quadro che riporta al centro dell’agenda di Bruxelles il rapporto tra autonomia strategica, sostenibilità e competitività delle filiere.
Nel secondo trimestre del 2026, i prezzi medi dei mezzi di produzione agricoli nell’Ue sono aumentati del 4,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre quelli dei prodotti agricoli sono diminuiti del 5,8%. Una forbice che comprime i margini delle imprese, soprattutto quando gli agricoltori non riescono a trasferire a valle gli aumenti dei costi. A pesare sono anche le tensioni geopolitiche, le perturbazioni dei mercati e gli effetti degli eventi climatici estremi.
Un comparto sotto pressione
Fra i fattori di maggiore vulnerabilità figurano i fertilizzanti. Secondo la valutazione della Commissione, a fine settembre i prezzi dei concimi azotati risultavano superiori del 45% rispetto al 2024, mentre quelli dei fertilizzanti fosfatici registravano un incremento del 27%. Le tensioni sul gas naturale e le difficoltà di approvvigionamento dello zolfo, legate anche all’escalation del conflitto in Medio Oriente, continuano a incidere sui costi industriali e sulle quotazioni.
Il problema, almeno nell’immediato, non è tanto una carenza fisica generalizzata di prodotto quanto il livello dei prezzi, che condiziona le decisioni aziendali sugli acquisti, le dosi da distribuire e la pianificazione delle colture. Una dinamica che può avere conseguenze anche sulle rese e, a cascata, sull’equilibrio dell’intera filiera alimentare.
Digestato sotto i riflettori
In questo scenario si inserisce l’iniziativa della Commissione europea per ampliare le possibilità di impiego dei digestati liquidi derivanti dalla digestione anaerobica degli effluenti zootecnici. La consultazione pubblica, aperta fino al 13 novembre, riguarda una modifica della direttiva Nitrati che consentirebbe agli Stati membri di autorizzare, a determinate condizioni, l’utilizzo di ulteriori categorie di questi materiali in alternativa ai fertilizzanti chimici.
La proposta estenderebbe il quadro già previsto per i prodotti Renure, ottenuti dal recupero dell’azoto dagli effluenti zootecnici. Attualmente, l’esenzione dal limite ordinario di 170 kg di azoto per ettaro all’anno previsto dalla direttiva riguarda specifiche categorie di materiali recuperati. L’eventuale estensione ai digestati liquidi sarebbe subordinata al rispetto di criteri di qualità e di rigorose garanzie ambientali.
A sostegno dell’iniziativa è arrivato lo studio del Centro comune di ricerca della Commissione europea (Jrc), secondo cui alcune frazioni liquide dei digestati, in particolare quelle con un’elevata quota di azoto minerale e un basso rapporto carbonio-azoto, possono sostituire parzialmente i fertilizzanti minerali senza compromettere la produttività delle colture, purché siano adottate adeguate misure di gestione.
Il vantaggio potenziale riguarda sia la riduzione della dipendenza dalle importazioni sia una maggiore valorizzazione dei nutrienti presenti negli effluenti, con benefici economici soprattutto nelle aree a elevata densità zootecnica. Non si tratta, tuttavia, di una soluzione automatica: composizione dei materiali, trattamenti, stoccaggio e modalità di distribuzione determinano l’effettiva sicurezza agronomica e ambientale. La sfida è quindi trasformare il recupero dei nutrienti in un’opportunità concreta per le aziende, senza trasferire i costi della transizione sulla qualità delle acque, sulla salute dei suoli e sulla sostenibilità delle produzioni.












