Con l’eccezione delle varietà più tardive di susino e percoco (“settembrine”) la raccolta dei frutti delle drupacee è ormai terminata e la gestione agronomica (irrigazione, fertilizzazione ed eventuale potatura verde) punterà a preparare le piante al riposo vegetativo con un ottimale accumulo delle sostanze di riserva e un’efficace induzione delle gemme a fiore per il prossimo anno.
È importante quindi prevenire stress idrici della vegetazione, sia in eccesso sia in difetto, continuando a fornire l’eventuale necessario apporto idrico ma anche preservando l’integrità delle foglie, nelle quali avviene la fotosintesi.
Le principali malattie
I mesi estivi appena passati sono stati particolarmente caldi e siccitosi e hanno messo a dura prova le piante, anche dove l’apporto dell’acqua di irrigazione è stato sufficiente e oculato.
Articolo pubblicato sulla rubrica L’occhio del Fitopatologo di Terra e Vita
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Ma le prime piogge di fine estate e un clima caldo umido potrebbero favorire nuovi attacchi di oidio (Sphaeroteca pannosa, Oidium crataegi) sulle foglie. Alla prima comparsa della tipica muffetta bianca, pertanto, bisognerà intervenire con zolfo o con antioidici specifici (IBE, SDHI, bupirimate, quinoxifen, ecc.) alternando i prodotti con diverso meccanismo di azione.
Anche la ruggine (Tranzschelia pruni-spinosae), con piogge e umidità, può trovare le condizioni ambientali favorevoli per le infezioni fogliari che, se sottovalutate nelle fasi iniziali, possono causare forti filloptosi. È importante intervenire alla prima comparsa dei sintomi, prima della formazione dei sori e della disseminazione di miliardi di spore della ruggine utilizzando, a esempio, prodotti antioidici attivi anche contro questa malattia fungina, come zolfo e gli IBE, o specificamente il mancozeb.
Nei ciliegeti con forti infezioni di cilindrosporiosi (Cylindrosporium padi) è necessario programmare un trattamento con rame, dodina o un IBE, per evitare eccessive defogliazioni.
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Quasi tutte le drupacee possono subire attacchi di cimicetta (Monosteira unicostata) con conseguenti defogliazioni anticipate che vanno evitate intervenendo possibilmente sulle neanidi con deltametrina, etofenprox o olio minerale. Il mandorlo è particolarmente “appetito” dalla cimicetta e pertanto su questa coltura occorrerà porre maggiore attenzione, soprattutto negli impianti intensivi e superintensivi che si stanno diffondendo nelle regioni meridionali.
Infine, i forti caldi estivi e l’uso eccessivo di insetticidi possono aver depresso le popolazioni dell’entomofauna utile presente nei frutteti. In queste condizioni potrebbero verificarsi attacchi “tardivi” di ragnetti (Panonychus ulmi e Tetranychus urticae) che andranno monitorati per evitare eccessive pullulazioni e conseguenti danni alla vegetazione.
Le soglie di intervento sulle diverse drupacee sono piuttosto alte (circa il 60% delle foglie infestate con presenza di forme mobili) ma, in condizioni favorevoli, la popolazione delle due specie di acari può crescere rapidamente provocando diffusa rugginosità e precoce caduta fogliare. Diversi acaricidi più o meno specifici sono disponibili ma bisognerà fare attenzione nella scelta del prodotto fitosanitario perché alcuni non sono registrati su tutte le specie di drupacee.