Difesa fitosanitaria a basso impatto

difesa fitosanitaria
Dalle Giornate fitopatologiche il chiaro messaggio che la riduzione dell'impatto dei trattamenti è l'unica strada percorribile. Difatti, sotto la spinta dei nuovi orientamenti europei, i riflettori sono stati puntati anche su categorie di sostanze non di sintesi

«Siamo liberi di fare come ci pare ora che il Sur (Regolamento sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari) è stato ritirato? La risposta è evidentemente no» e lo ha spiegato bene Pasquale Falzarano del Masaf. È iniziata così la 31esima edizione delle Giornate fitopatologiche (Gf), l’evento biennale dedicato alla difesa fitosanitaria organizzato dal settore di patologia vegetale e fitoiatria del dipartimento di Scienze e tecnologie agroalimentari dell’Università di Bologna con la collaborazione dell’Aipp, Federchimica-Agrofarma, Ibma Italia e numerose società scientifiche italiane.

Lo scenario regolatorio europeo

«L’orientamento dell’opinione pubblica rimane critico. Secondo un sondaggio volto a valutare la posizione dei cittadini rispetto alla protesta degli agricoltori, l’80% si è dichiarato favorevole, ma solo il 33% ha approvato il ritiro del Sur. A dire il vero lo stesso Ministero, pur avendo raccolto ed evidenziato diversi limiti, condivide gli obiettivi di fondo - ha puntualizzato Falzarano -. Si dovrà aspettare il rinnovo di Parlamento Commissione ma è chiaro che verrà presentata una nuova proposta di regolamento. Quello che è certo è che la riduzione dell’uso dei prodotti fitosanitari rimarrà comunque l’obiettivo delle politiche in ambito agricolo. Lo dimostra il fatto che la Commissione continui a valutare i progressi dell’attuazione della direttiva 2009/128/Ce attraverso gli indicatori di rischio HRI 1 e 2.

La stessa valutazione dei risultati della Pac passa attraverso la misurazione di diversi indicatori tra cui l’I 18 “ Uso sostenibile e ridotto dei prodotti fitosanitari: rischi, uso e impatti dei pesticidi” che nel dettaglio è composto da tre sotto-indicatori: lo stesso HRI1, le vendite (in kg) di prodotti fitosanitari e le vendite delle sostanze attive candidate alla sostituzione (ovvero i prodotti più pericolosi).

Per raggiungere questi obiettivi è necessario utilizzare le Tea e diffondere le nuove tecnologie (agricoltura di precisione e digitale, uso dei droni ecc.), aumentare la disponibilità di sostanze attive a basso rischio e contemporaneamente ridurre il ricorso agli usi in deroga (ovvero delle sostanze autorizzate ai sensi dell’art. 53 Reg. 1107/09) che incidono pesantemente sul calcolo dell’indice HRI2».

Vanno comunque ricordati i risultati positivi raggiunti: «In Italia le sostanze attive vendute oggi sono circa 44milioni (kg) ovvero il 49% in meno rispetto al 2003 e l’11,5% in meno rispetto al 2021. Un calo maggiore rispetto a Francia, Spagna e Germania che, insieme all’Italia, rappresentano i Paesi europei che la maggiore vendita di pf (prodotti fitosaniatri). Anche guardando agli indicatori di rischio armonizzati, dal 2011 l’Italia li ha ridotti molto più che il resto dell’Europa (fatta 100 la media 2011-2013, nel 2021 l’indice HRI1 era al 56% rispetto al 65% dell’Ue, mentre l’HR2 è al 64% rispetto al 141 dell’Ue» ha concluso Falzarano.

Articolo pubblicato sulla rubrica Primo piano di Terra e Vita

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Proposte per la futura normativa

Riflessioni e proposte per una nuova normativa sulla difesa sostenibile delle colture sono emerse dal dialogo tra rappresentanti del mondo scientifico, dei fornitori di mezzi tecnici, delle associazioni di categoria e degli Ordini professionali.

Paolo Tassani, presidente Federchimica-Agrofarma: «Abbiamo capito che, pur partendo da obiettivi condivisibili, si è sbagliato il percorso. Abbiamo perso molto tempo a rincorrere un’utopia completamente slegata dalla realtà. La dice lunga il fatto che la valutazione di impatto sia stata fatta dopo e non prima di partire. La realtà è fatta da un’industria che investe miliardi di risorse anche in prodotti sostenibili muovendosi in un contesto normativo non facilmente interpretabile e troppo frequentemente modificato sia per i pf tradizionali sia per quelli di biocontrollo. Un’evoluzione della difesa fitosanitaria sostenibile che si è dimostrata a volte “schizofrenica”. Pensando al nuovo regolamento, la principale preoccupazione deve essere quella di avere una maggiore partecipazione di tutti gli operatori, più consapevoli della realtà in cui operano, nella messa a punto degli obiettivi da raggiungere e del percorso per farlo».

Flavio Lupato, vicepresidente Ibma: «Occorre prima di tutto una registrazione più veloce. Il Brasile ha velocizzato notevolmente il processo di registrazione dei prodotti di biocontrollo accorciandolo prima a 2-3 anni e poi a 15-18 mesi. Passando così da 100 a 430 prodotti registrati nel giro di quattro anni. In Italia c’è lo stesso percorso dei pf tradizionali e questo ci pone in grosso svantaggio sia per il ritorno economico delle imprese dell'agrochimica sia per la competitività degli stessi prodotti agricoli».

Francesco Faretra, come esponente del mondo accademico, Francesco Faggioli, dirigente di Ricerca del Crea, e Giuseppe Ciotti, del gruppo nazionale difesa integrata del Masaf, auspicano una maggiore attenzione da parte della Commissione a tutto ciò che ruota attorno al concetto di difesa, non solo molecole ma anche ricerca di base, sperimentazione di campo, formazione dei consulenti e comunicazione perché oggi, per utilizzare i prodotti fitosanitari, occorre una conoscenza maggiore rispetto a quella che serviva ieri.

L’uso del prodotto fitosanitario deve essere l’ultima spiaggia. Bisogna incentivare la prevenzione per intervenire di meno ancorché con prodotti sostenibili, migliorare le barriere fitosanitarie per prevenire l’introduzione di organismi alieni dall’estero, uso obbligatorio di prodotti alternativi registrati più velocemente e uso di varietà certificate tolleranti/resistenti. Bisogna ridare dignità alla difesa integrata. Serve anche maggiore flessibilità a livello normativo per contemplare le specificità dei diversi contesti produttivi europei.

Sull’importanza del monitoraggio, dell’adozione e dalla conoscenza di nuovi mezzi alternativi prima dell’eliminazione di quelli tradizionali e del ruolo della formazione e della consulenza fitosanitaria ci sono tornati i relatori delle altre due tavole rotonde (vedi box in basso).

Vite affetta da flavescenza dorata

RNA interferente e peptidi

Nell’ottica di trovare alternative ai pf tradizionali, la prima giornata delle Gf si è conclusa con due interventi dedicati all’utilizzo dell’RNAi e dei peptidi.

«L’RNA interferente è una tecnologia nella quale viene silenziata l’espressione di un gene che non produce più la proteina per una specifica funzione – ha spiegato Elena Baraldi del Distal-Università di Bologna –. Questa tecnica può essere utilizzata a livello endogeno per creare piante capaci di produrre RNA specifici per la resistenza (approccio dimostrato nel 2013 quando è stata ingegnerizzata una pianta che esprimeva un RNA specifico per la citocromo p450, ovvero una pianta resistente al Fusarium). Il problema è che queste piante sono a tutti gli effetti Ogm quindi, oltre all’accettazione dei consumatori, laddove sono autorizzati hanno anche costi elevati.

L’approccio esogeno consiste invece nel realizzare un prodotto fitosanitario a base di RNAi che distribuito sulla pianta interagisce con un gene specifico del patogeno dal quale ci si deve difendere (meccanismo brevettato per la prima volta per un RNA specifico per un gene che codifica per la fitoene desaturasi responsabile della produzione di pigmenti delle piante. Le piante trattate perdevano la pigmentazione)».

Per realizzare un prodotto fitosanitario a base di RNAi è fondamentale innanzitutto identificare un gene target importante per le funzioni vitali del patogeno. Poi si disegna la molecola che viene moltiplicata prima in laboratorio (in batterio o in vitro) e poi sintetizzata dall’industria in grandi quantità per testarla in laboratorio e in larga scala. La tecnica è stato testata efficacemente contro Plasmopara viticola su vite e contro Botrytis cinerea su fragola.

«L’approccio spray è interessante perché l’RNA è una molecola naturale, non tossica, si degrada molto facilmente (il che significa però che ha bisogno anche di formulati che la stabilizzino), è altamente specifica quindi non presenta problemi di off target, non c’è una regolamentazione specifica ma rientra nel Reg. 1107/2009 dei prodotti fitosanitari. In alcuni contesti europei si stanno già testando per la preparazione dei dossier autorizzativi, occorre però lavorare ancora molto sul risk assesment, sulla formulazione e sulla corretta informazione dei consumatori».

Molto più vicini alla realtà sono i peptidi antimicrobici, ovvero amminoacidi prodotti da tutti gli organismi viventi con funzione antibatterica, antivirale, antimicotica e antiparassitaria. Agiscono interferendo con i processi metabolici chiave, come ad esempio la sintesi delle proteine, degli acidi nucleici, della parete cellulare ecc. La ricerca sta lavorando alla sintesi di questi composti partendo da quelli presenti in natura per utilizzarli come nuovi principi attivi.

Simona Masiero, dell’Università di Milano, ha presentato come esempio il peptide NoPv1 in grado di inibire l’enzima P. viticola cellulose synthase 2 necessario allo sviluppo della peronospora e quindi bloccare l’infezione delle foglie di vite.

Il raggiungimento dell’obiettivo della riduzione dei prodotti fitosanitari di sintesi richiede lo sviluppo di insetticidi a base biologica, a basso rischio per l’uomo e l’ambiente, con diversi meccanismi d’azione per un efficace gestione dell’insorgenza di resistenze. Vanno in questa direzione le quattro nuove sostanze attive presentate nel corso delle Gf, tra cui un bioinsetticida proprio a base di peptidi antimicrobici (vedi box in basso).

Sophia, l'innovativo impianto fisso per la protezione del frutteto e del vigneto

Sorvegliati speciali

Nel corso delle giornate sono stati fatti importanti approfondimenti sulle resistenze ai prodotti fitosanitari e su alcuni fitofagi e patogeni particolarmente problematici: lo Scaphoideus titanus per difesa dalla flavescenza dorata della vite, l’afide lanigero del melo e i patogeni fungini del genere Colletotrichum spp. in forte recrudescenza in Italia su diverse colture. Per quanto riguarda il melo, sul quale è causa di Glomerella leaf spot, la situazione è andata evolvendosi dal 2019 fino a oggi con un aumento delle aziende colpite, specialmente nel Nord Italia. È un fungo di origine subtropicale, con un optimum termico intorno ai 26-27 °C. Crea forti defogliazioni e marcescenze sui frutti con danni ingenti.

Anche i costi della difesa si aggravano in quanto si va a sommare alla ticchiolatura allungando i mesi di interventi obbligati. Favorito dalle attuali condizioni climatiche, in particolare le temperature più elevate, potrebbe espandersi sempre di più. Il problema è che ci sono ancora moltissimi punti interrogativi: dall'identificazione della specie prevalente alle condizioni predisponenti fino al comportamento e alle conseguenti dinamiche di intervento.

Articolo pubblicato sulla rubrica Primo piano di Terra e Vita

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Conferme: i modelli previsionali funzionano

Potrebbe essere questo il “take home message” della presentazione di sintesi a cura di Tito Caffi, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, cui è spettato il compito di riassumere i risultati dei lavori di ricerca presentati nella sessione “Tecnologie digitali nella difesa delle colture”. Aprendo la sessione in maniera originale, Caffi ha ricordato come nel 1972 il Club di Roma (“una associazione non governativa e no-profit di scienziati, economisti, uomini e donne d’affari, attivisti dei diritti civili, alti dirigenti pubblici internazionali e capi di Stato di tutti e cinque i continenti”, citiamo da Wikipedia) pubblicasse l’opera “The limits to growth”.

Gli autori affermavano, dati alla mano e sulla base di un modello previsionale demografico elaborato allo scopo, che l’umanità fosse destinata a collassare nel 2040 per esaurimento di risorse disponibili. Lo stesso modello prevedeva che, riducendo gli sprechi e modificando in maniera radicale lo stile di vita imperante, la popolazione mondiale e il livello di benessere pro capite si potessero stabilizzare su livelli medio alti. Di fatto, il gruppo di studiosi auspicava già allora una virata decisa verso la sostenibilità. «Il modello degli anni Settanta - ha spiegato Caffi - viene periodicamente validato confrontando simulato e curve reali, dimostrando di funzionare ancora piuttosto bene».

La curiosa prolusione del professor Caffi ha introdotto il tema dei modelli previsionali oggi disponibili in agricoltura, strumenti di grande utilità «per fare la cosa giusta al posto giusto e nel momento giusto», secondo i principi dell’agricoltura di precisione. Resi più fruibili dai sistemi di supporto alle decisioni (Dss), i modelli previsionali ottimizzano il processo decisionale dell’agricoltore, che si compie in quattro fasi fondamentali: il monitoraggio e la raccolta dei dati; l’analisi di questi ultimi; la decisione in merito a quando, se e come intervenire; l’esecuzione delle operazioni colturali.

Tra i lavori successivamente presentati in sintesi da Caffi, numerose validazioni di modelli previsionali per oidio e peronospora, ma anche la messa a punto di un metodo prototipale e innovativo per la diagnosi istantanea di funghi patogeni per le piante mediante un dispositivo basato su una matrice di sensori fluorescenti. In sostanza, alcuni recettori organici fluorescenti sono stati testati in vitro per la loro capacità di legarsi alle cellule dei patogeni, rivelandone la presenza in maniera più rapida rispetto ai normali metodi impiegati allo scopo.

Nuove sostanze attive

1. Dimpropyridaz è un nuovo principio attivo sviluppato da Basf con un meccanismo di azione innovativo per il controllo degli insetti ad apparato boccale pungente-succhiante, tra cui mosche bianche e afidi. Appartiene a una nuova classe chimica (Irac 36) e agisce bloccando rapidamente l’alimentazione degli insetti nocivi, controllando sia i danni diretti sia quelli indiretti dovuti alla trasmissione di virus. Autorizzato in Australia, è in corso di autorizzazione anche in Europa su orticole, fruttiferi, vite, piante ornamentali e colture estensive.

2. Un nuovo bioinsetticida a base di peptidi (GS-omega/kappa-Hxtx-Hv1a) ricavati dal veleno del ragno dalla ragnatela a imbuto delle Blue Mountains (con azione neurotossica). Si tratta di un nuovo meccanismo d’azione (Irac 32) efficace nel controllo di minatrice fogliare del pomodoro, tignoletta della vite e carpocapsa del melo. Già autorizzato negli Sati Uniti, in Messico e Canada. All’inizio del 2022 è stato sottoposto a valutazione come nuovo principio attivo in Europa nell’ambito del Reg. 1107/2009.

3. Nuovo impiego del feromone sessuale z-7-tetradecenale in formulazione aerosol per la confusione sessuale della tignola dell’olivo (Prays oleae). Finora utilizzato solo per il monitoraggio, ma la società CBC ha messo a punto una formulazione aerosol per la confusione sessuale e quindi per la lotta diretta. In corso di autorizzazione in spagna per la zona Sud Europa, si intende chiedere il mutuo riconoscimento per l’Italia.

4. Mandestrobin è un nuovo fungicida (analogo delle strobilurine) sviluppato da Sumitomo Chemical per il controllo delle diverse specie di Monilinia (M. laxa, M. fructigena, M. frutticola) delle drupacee. Efficace sia nei trattamenti in fioritura sia in pre-raccolta.

Protezione del vigneto: cosa e come

Nell’ambito della Giornate Fitopatologiche 2024, ampio spazio è stato dedicato alla protezione del vigneto dalle malattie. La peronospora della vite, e a seguire lo Stemphylium vesicarium del pero, sono stati al centro della presentazione tenuta dalla professoressa Marina Collina, dell’Università di Bologna, per illustrare come di consueto i risultati del monitoraggio sulle resistenze alle principali sostanze attive, riferiti al biennio 2022-23. Diversi i casi di molecole “sotto osservazione” per rilevazioni di ridotta efficacia negli anni passati, cui hanno fatto seguito sospensioni d’uso e parziali reintroduzioni. Alla base delle scelte fitoiatriche, ha sottolineato la ricercatrice, non deve mai mancare l’attenzione alle strategie anti-resistenza. Nel caso in cui molecole che hanno manifestato cali di sensibilità vengano usate in miscela con altre, la scelta di queste ultime deve ricadere su sostanze attive ancora pienamente efficaci.

Due relazioni, a cura di Paolo Balsari (Università di Torino) e Andreas Herbst (Julius Khün Institut, Germania) si sono focalizzate sulle possibili soluzioni per la distribuzione di fitofarmaci nei vigneti cosiddetti “eroici”, ovvero su pendenze superiori al 30%. In tali condizioni, i trattamenti sono spesso eseguiti con pompe a spalla e lance, con diversi problemi connessi: forti contaminazioni degli operatori e delle aree sensibili vicine ai vigneti, tempi di esecuzione elevati (fino a 500 ore/uomo/anno sulle 1500 totali, frequenti in questi contesti), mancanza di tempestività degli interventi.

Oggi le alternative possibili sono rappresentate dagli impianti fissi e dai droni.

Un innovativo impianto fisso sperimentale per la protezione del vigneto (in scia a quelli già impiegati da tempo in frutticoltura) è stato messo a punto da Netafim, in collaborazione con l’Università di Torino. Sophia, questo il nome della macchina, è dotata di tre componenti principali: un sistema di pompaggio, uno di distribuzione e uno di erogazione (ugelli), che garantiscono che la miscela contenente il prodotto fitosanitario venga inviata in pressione a tutte le linee di distribuzione, fino agli ugelli, per permetterne l’applicazione. Al termine del trattamento, si pompa acqua all’interno dell’impianto per effettuare il lavaggio ed espellere i residui di prodotto.

Nella progettazione della macchina, ancora in fase di valutazione funzionale in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, grande attenzione è stata posta alla riduzione dei fenomeni di deriva. «Oggi sappiamo - ha spiegato il professor Balsari - che per contrastare la deriva dobbiamo evitare di produrre gocce di diametro inferiore ai 100 micrometri e che il diametro ottimale si aggira intorno ai 150 micrometri, che è quello a cui si è puntato, ottenendo uno spettro di distribuzione dimensionale delle gocce molto simile a quello di ugelli tradizionali».

Le prove effettuate hanno mostrato l’assenza di prodotto nelle fasce di rispetto, grazie al peso delle gocce ma anche alla basa pressione applicata (3 bar) e infine al fatto che i trattamenti possono essere effettuati quando le condizioni ambientali sono ottimali. «In futuro – ha sottolineato Balsari – potremmo collegare l’impianto a una stazione agrometeorologica e avviarlo, in maniera automatizzata, solo in presenza di meteo favorevole». Testata e individuata, grazie all’uso di captatori, anche la distanza ottimale tra ugelli consecutivi, per garantire la massima copertura.

«Da non sottovalutare tra i vantaggi offerti dall’uso di questa macchina – ha precisato Balsari – la perdita minima di prodotto a terra, l’assenza di compattamento del suolo, la possibilità di trattare anche immediatamente dopo un evento piovoso. E ancora, la velocità: il trattamento di un ettaro di vigneto richiede circa venti minuti. Il trattore attualmente è utilizzato solo per alimentare l’impianto, con conseguente risparmio di carburante e ridotte emissioni, e in futuro l’alimentazione potrebbe diventare elettrica, eliminando anche il rumore. L’impianto, infine, garantisce l’applicazione dell’esatta dose desiderata, essendo eliminato il fattore velocità di avanzamento, e può essere utilizzato anche per il raffrescamento della vegetazione nella stagione estiva o con funzione antibrina».

Prosegue anche la sperimentazione nel settore dei trattamenti con drone, anche se al momento il Pan vieta la distribuzione aerea di fitofarmaci, salvo alcune deroghe. «Tuttavia – ha sottolineato Balsari – ci si aspetta qualche apertura nel nuovo Pan, in arrivo nel 2024. Le criticità da superare nell’uso dei droni per l’effettuazione dei trattamenti, come illustrato anche da Herbst, che ha portato l’esperienza della viticoltura eroica tedesca, restano l’autonomia e la capacità di carico limitate, nonché la scarsa uniformità di distribuzione. Il prodotto, inoltre, si deposita principalmente nella parte apicale della vegetazione».

Appuntamento a marzo 2026

Le Giornate fitopatologiche, come sempre molto partecipate (circa 550 persone iscritte) e dense di contenuti, si sono chiuse con il passaggio di testimone da Agostino Brunelli, storico organizzatore delle Gf, a Marina Collina, sempre del comitato di gestione dell’Unibo. Sottolineando l’importanza della ricerca e del confronto tra gli attori del settore della difesa fitosanitaria, hanno dato appuntamento alla prossima edizione nel 2026 che si terrà sempre a marzo, un mese strategico nelle stagioni produttive. L'auspicio è che tutto quanto detto sia raccolto e utilizzato dal Ministero, perché troppo spesso le innovazioni rimangono chiuse dentro le mura accademiche.

Gli atti e le presentazioni dei relatori saranno disponibili sul sito www.giornatefitopatologiche.it/it/home/1

Difesa fitosanitaria a basso impatto - Ultima modifica: 2024-03-31T12:30:56+02:00 da Sara Vitali

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