Riduzione dei fitofarmaci: «L’Ue rallenti, siamo quasi al punto di rottura»

fitofarmaci
Fondazione Edmund Mach (FEM) - ritratti al personale - Maurizio Bottura
Il dirigente del Dipartimento Centro trasferimento tecnologico (Ctt) della Fondazione Edmund Mach Maurizio Bottura lancia l'allarme sull'impatto che le politiche europee potrebbero avere sulla frutticoltura trentina

Il 12 gennaio del 1874, la Dieta del Tirolo, istituiva l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige collocato in un punto strategico fra le due etnie italiana e tedesca. Agli inizi di questo secolo la trasformazione in Fondazione che prese il nome del primo grande direttore Edmund Mach. Dopo l’intervista al direttore generale Mario Del Grosso Destreri, abbiamo incontrato uno dei tre vertici dei centri strategici della Fondazione, il dirigente del Dipartimento Centro trasferimento tecnologico (Ctt), Maurizio Bottura, profondo conoscitore delle problematiche del comparto agricolo e del ruolo strategico della ricerca e della consulenza tecnica, soprattutto per la difesa delle colture, in un'epoca caratterizzata dalla continua riduzione delle molecole e delle quantità di fitofarmaci utilizzabili.

L’agricoltura trentina deve produrre alta qualità in maniera sostenibile e a prezzi competitivi. Qual è il ruolo del Ctt, per sviluppare l’agricoltura di precisione e lottare contro gli insetti alieni come la cimice asiatica?

«Di supporto tecnico alle aziende per migliorare la produzione apportando innovazioni tecnologiche che possano tradursi velocemente in maggior competitività. Del resto le dimensioni medio-piccole delle aziende trentine impongono di puntare su produzioni di qualità provenienti da territori montani, nonostante le criticità che negli ultimi anni abbiamo affrontato, quali Drosophila suzukii, cimice asiatica, flavescenza dorata. E l’introduzione di tecniche che portino a un più razionale utilizzo di input quali acqua irrigua, una nutrizione più mirata mediante l’utilizzo di tecniche di precisione legate all’interazione della carta dei suoli con i reali consumi delle colture. Nonché un approccio sempre più tecnico ed essenziale verso i trattamenti fitosanitari».

Com’è possibile produrre mele più salubri e di ottima qualità, nel rispetto della normativa sempre più restrittiva nell’uso dei fitofarmaci dell’Ue?

«La sfida è molto difficile, ma non impossibile e il ruolo di ricerca e sperimentazione è fondamentale per apportare novità e innovazione. La produzione di mele relativamente alla restrizione dei fitofarmaci nell’Unione europea ha retto nonostante le molteplici limitazioni. Ma siamo quasi a un punto di rottura: è necessario rallentare per capire fin dove è possibile spingerci senza ridurre la quantità, ma soprattutto la qualità delle produzioni. Altrimenti la produzione di mele in Europa sarà solo elitaria per chi se lo potrà permettere e al supermercato il comune cittadino acquisterà mele provenienti da altri continenti prodotte con le regole con cui si produceva in Europa 30-40 anni fa».

L’unica risposta può essere il biologico o anche le varietà resistenti, cominciando da quelle di Fem?

«Il biologico non è l’unica risposta e il momento di difficoltà di questo comparto lo sta dimostrando. Le varietà resistenti lo possono essere, come l’utilizzo di prodotti fitosanitari meno impattanti sull’ambiente. Comunque i costi aziendali aumentano sempre di più e quindi anche il consumatore dovrà spendere di più, altrimenti i conti per i produttori di mele non tornano. Le varietà resistenti si stanno coltivando ma devono trovare il giusto riconoscimento da parte del consumatore».

Nel comparto vitivinicolo abbiamo già esempi interessanti di varietà sostenibili.

«Le varietà tolleranti alle principali malattie fitosanitarie sono già presenti da molti anni sul mercato, ma al momento rappresentano una nicchia. Il futuro sono le cultivar tradizionali resistenti ottenute mediante silenziamento dei geni o altre tecniche molecolari, non transgeniche e che al momento la legislazione europea impedisce. Mi auguro che questi concetti puramente ideologici possano cambiare e nel giro di 10-15 anni potremmo coltivare le stesse cultivar in modo più sostenibile. Il futuro della nostra viticoltura è la qualità spingendo le produzioni ad altitudini fino a quasi mille metri sul livello del mare».

Il Trento Doc è la realtà più importante del comparto. Il cambiamento climatico creerà problemi di equilibrio tra grado zuccherino e acidità, cosa si può fare per mantenere alta la qualità del base spumante?

«Il Trento doc è la locomotiva del settore vitivinicolo provinciale con un incremento costante dei produttori e del numero di bottiglie, ma con qualità sempre elevata. La risposta del Trentino per mantenere questa qualità e cercare di ridurre gli impatti negativi del clima è affidarsi alle cultivar destinate a Trento Doc in zone che 20-30 anni fa erano considerate marginali, poco adatte all’ottenimento di uve di qualità quali la Valsugana, le colline sopra i 600 metri, e le Giudicarie».

Il comparto lattiero-caseario confinato ormai quasi esclusivamente in montagna ha diversi ruoli importanti. Il Ctt della Fem come lo supporta per puntare sempre più sulla qualità?

«Il comparto lattiero-caseario in un territorio montano come il nostro ad alta vocazione turistica è strategico. Infatti vuol dire cura del territorio, sfalci dei prati e pascoli, limitare l’avanzamento del bosco, cura delle malghe. Il Ctt fornisce supporto per la qualità del latte, la gestione degli sfalci e degli effluenti zootecnici, e la valorizzazione dei prodotti di montagna e di malga attraverso fornitura di consulenza e sperimentazione di inoculi caseari specifici».

I piccoli frutti sono diventati molto importanti per qualche centinaio di produttori professionali e per oltre un migliaio di part time, ma devono combatte con la Drosophila suzukii. A che punto siamo con difesa naturale, lancio di insetti utili, reti, ecc.?

«La difesa naturale ha fatto passi in avanti, ma non siamo ancora soddisfatti dell’attività di contenimento degli antagonisti allevati e lanciati dalla Fondazione Mach. Fondamentale è la difesa attiva mediante reti anti insetto».

Riduzione dei fitofarmaci: «L’Ue rallenti, siamo quasi al punto di rottura» - Ultima modifica: 2024-01-26T11:00:54+01:00 da Simone Martarello

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome