Pero sempre a rischio maculatura bruna

Il cocktail di alte temperature e piogge improvvise tiene acceso l'allarme rosso negli impianti di pero. Le indicazioni per controllare Stemphylium vesicarium in maniera sostenibile

Siamo in un periodo in cui il rischio di infezione per la maculatura bruna (Stemphylium vesicarium) sui frutti è ancora elevato. Le temperature sono infatti favorevoli per il fungo e le eventuali piogge e le prolungate bagnature determinano le condizioni adatte alla sporulazione (15-24 °C con un optimum dai 18 ai 22 °C) dell’inoculo presente su alcune essenze graminacee del cotico erboso. Tali condizioni microclimatiche sono ottimali anche per la germinazione dei conidi di Stemphylium vesicarium.

Le micotossine prodotte

Le spore del fungo quando germinano rilasciano alcune sostanze (micotossine) in grado necrotizzare i tessuti vegetali e permettere al fungo stesso, ma anche ad altri funghi ubiquitari saprofitari di colonizzare i tessuti del frutto e dare avvio al processo di marcescenza, che sarà tanto più esteso e rapido, quanto più spesso si verificheranno tali condizioni climatiche.

Quattro applicazioni

Nei periodi di alto rischio è consigliabile impiegare, fra i prodotti di copertura, captano o fluazinam (facendo attenzione, per evitare fenomeni di fitotossicità, a non miscelarli con olii minerali frequentemente utilizzati per il controlla della psilla, e di mantenere una distanza di almeno due settimane dall’applicazione di questi).

Fra i principi attivi più specifici si può utilizzare la miscela pyaclostrobin+boscalid e tryfloxystrobin (qualora non vi fossero ceppi del fungo resistenti), o le carbossammidi (boscalid, fluopyram+tebuconazolo, penthiopyrad, fluxapiroxad). Per questa ultima classe chimica di principi attivi sono ammessi complessivamente 4 applicazioni all’anno ed è consigliabile effettuarli in 2 blocchi. Nei periodi con basso rischio infettivo si possono utilizzare prodotti di copertura come i ditiocarbamati a più ridotta persistenza quali (ziram, thiram, metiram) e preparati cuprici (dose minima 35 g/hl di rame metallo), come anche prodotti naturali a base di Bacillus amyloliquefaciens utili anche nel caso si voglia arrivare alla raccolta con un minore carico di residui. È utile ricordare che captano e fluazinam, sono entrambi caratterizzati una maggiore persistenza.

In prossimità della raccolta, se le condizioni climatiche sono favorevoli alle infezioni, ci si può avvalere di principi attivi che possiedono un breve intervallo di carenza come, per esempio, boscalid, fludioxonil o la miscela fludioxonil+ciprodinil.

Va ricordato che per evitare l’insorgenza di ceppi resistenti è quanto mai conveniente alternare l’uso di principi attivi specifici tra loro e miscelarli con altri ugualmente efficaci ma con diverso meccanismo d’azione.

Il giusto posizionamento

Si suggerisce inoltre di non eccedere il numero massimo stagionale di trattamenti consentiti per ogni singolo principio attivo così come indicato nei disciplinari di produzione integrata (4 complessivamente per i già citati SDHI, i triazoli e fluazinam, 3 per le strobilurine e 8 per il thiram).

La risorsa dei modelli previsionali

Infine si raccomanda, nel corso della stagione, di consultare i Bollettini di Produzione Integrata, che tengono conto delle simulazioni effettuate con i modelli previsionali, che possono venirci in aiuto nell’individuare i momenti di maggior rischio in modo tale da impiegare i prodotti più efficaci in tali periodi e/o, al contrario, allungare gli intervalli tra un intervento e il successivo nei momenti a minore rischio.

Articolo pubblicato nella rubrica "L'occhio del Fitopatologo"
di TERRA E VITA. Clicca per accedere all'edicola digitale