Meno cimice asiatica, ma più Drosophila suzukii

La Task force trentina contro la cimice asiatica
Tempi di bilanci per la difesa delle colture in Trentino. I lanci di vespa Samurai (e l’effetto clima) hanno garantito un formidabile successo nel contenimento della cimice asiatica. Per la Drosophila è stato invece un anno boom, ma la task force di lotta biologica della Fondazione Mach ha pronte le contromisure: due nuovi parassitoidi per i quali dovrebbe arrivare presto l’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente per i lanci

Cimice asiatica, torna l’ottimismo in Trentino.

Dopo un anno, il 2019, con danni da cimice asiatica sulle mele che hanno raggiunto punte di oltre il 30% in alcune aree frutticole, con una media provinciale del 5,7%, il 2020 si è concluso con un danno medio che non ha superato l’1,7%.

È presto per parlare dell’anno della svolta ma sicuramente i molti accorgimenti messi in atto nel 2020 hanno dato risultati molto positivi. La difesa si è sviluppata con la lotta biologica con i lanci della vespa Samurai, ma hanno influito anche molte pratiche aziendali dimostratesi virtuose, quali:

 

 

  • l’osservazione costante della presenza della cimice,
  • la difesa tempestiva con trattamenti specifici
  • una meticolosa cura del sottofilare,
  • la pulizia lungo le strade da parte della Provincia.

Effetto clima sulla cimice asiatica

Hanno influito, a dire il vero, anche le diverse condizioni climatiche del 2020 in rapporto al 2019. Lo ribadisce  il massimo esperto della Fondazione Mach il dott. Gianfranco Anfora responsabile del progetto triennale chiamato SWAT, acronimo di Samurai Wasps Action Team, della Fondazione Mach, hanno contribuito ad una minore presenza della cimice sui frutteti.

Adulti della Vespa samurai mentre attaccano uova della Cimice asiatica

Anfora ritiene che il clima freddo e asciutto della primavera avanzata abbia ridotto la migrazione delle cimici asiatiche sulle mele. La Fondazione Mach è il capo fila del progetto ed è da sempre in prima linea nella individuazione e diffusione degli insetti antagonisti.

Il successo dei lanci di vespa Samurai

I risultati nella lotta contro la cimice asiatica si sono ottenuti anche grazie alla preziosa collaborazione di moltissimi trentini che hanno catturato e consegnato ai tecnici della FEM che li hanno allevati ben 18.000 esemplari di cimice asiatica. Queste hanno permesso di produrre circa 4700 ovature composte ognuna di 28 uova utilizzate principalmente per la moltiplicazione del Trissolcus japonicus, la vespina antagonista della cimice, e le restanti utilizzate a fini sperimentali o reintrodotte nell’allevamento di cimice asiatica.

«Il dato più confortante frutto di una serie di azioni virtuose- ci dice Anfora - è quello di una notevole riduzione del numero delle mele danneggiate. Questo, nonostante che la stagione 2020 sia stata anticipata per un inizio di primavera molto caldo che ha fatto uscire le cimici dallo svernamento 40 giorni prima che nel 2019».

Le verifiche dei risultati

«Fra le azioni più intense di controllo del 2020 vanno annoverati i 1310 controlli effettuati dai tecnici della FEM. Fondamentale è stato anche il coordinamento tra tutte le istituzioni provinciali e la stretta collaborazione con le associazioni di produttori che ha permesso di mettere in campo strategie territoriali su ampia scala.

In particolare, un  comitato di produttori, tecnici e ricercatori coordinato da APOT si è riunito 12 volte durante il 2020 per condividere tutte le informazioni e coordinare la gestione territoriale. Vanno poi ricordati i tre rilasci della vespina samurai effettuati nelle zone selezionate che corrispondono a quelle che nel 2019 avevano avuto i maggiori danni da cimice asiatica ossia la zona frutticola a sud di Trento, la Valle del Sarca e la Bassa Val di Non.

Le prospettive contro cimice asiatica

Queste hanno cominciato la loro azione di lotta biologica assieme agli autoctoni che stanno crescendo ma ci vorranno degli anni prima che si arrivi ad un nuovo equilibrio naturale, precisa l’esperto Anfora. Per questo dobbiamo essere cauti sul futuro. E per il 2021? Siamo razionalmente ottimisti prosegue, ma dobbiamo essere molto cauti perché è un insetto che conosciamo da poco tempo e di certo dovremo continuare a combatterlo.

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La Drosophila suzukii continua a dare filo da torcere

Contrariamente a quanto è accaduto per la cimice asiatica dove si è registrato un netto contenimento della presenza e conseguentemente dei danni, dai dati in nostro possesso afferma il responsabile del progetto della FEM, nel 2020 i danni causati dalla Drosophila suzukii, sono stati «molto importanti», soprattutto nella seconda parte della stagione su piccoli frutti.

Due parassitoidi anche per il moscerino

«La novità – afferma Anfora - è quella che anche per questo insetto alieno abbiamo trovato due parassitoidi. Nel mese di agosto scorso abbiamo importato dalla Svizzera il Ganaspis brasiliensis che si è dimostrato molto efficace ed è sicuramente il più adatto per la difesa biologica contro la Drosophila suzukii grazie alla sua elevata specificità».

«Il 2021 -prosegue - dopo aver raccolto pareri e contributi di molti altri centri di Ricerca a livello nazionale e di altre regioni, avvieremo la domanda per l’autorizzazione all’allevamento massale ed al successivo rilascio al competente Ministero dell’Ambiente».

« A fianco a questo abbiamo scoperto ed segnalato per primi in Europa, la presenza di un altro efficace antagonista esotico della Drosophila suzukii, la Leptopilina japonica che ha probabilmente raggiunto in maniera accidentale il Trentino seguendo le stesse rotte del suo ospite. Il nostro obiettivo conclude Anfora, è quello di utilizzarli in sinergia per limitare i danni causati da questo moscerino come avviene nelle zone di origine».

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Meno cimice asiatica, ma più Drosophila suzukii - Ultima modifica: 2021-01-29T08:18:31+01:00 da Lorenzo Tosi

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