Peronospora, nel 2023 la malattia più diffusa su vite nel Centro-Sud

Peronospora
Grave attacco di peronospora su grappoli di uva da vino (2023, Puglia)
La conferma dal bilancio fitosanitario della vite a uva da vino e da tavola nelle regioni dell’Italia centro-meridionale, presentato a Bari dall’Aipp. Aggiornamenti su oidio, botrite, fitofagi e flavescenza dorata

La vite a uva da vino è stata colpita fortemente dalla peronospora, con grossa diffusione di infezioni su foglie, tralci e grappoli, che in molti areali ha gravemente compromesso la produzione. Invece per l’uva da tavola la copertura precoce con teli, per anticipare il germogliamento, ha protetto le viti e fatto la differenza.

È quanto emerso dal bilancio fitosanitario 2022 e 2023 della vite a uva da vino e da tavola nelle regioni dell’Italia centro-meridionale, presentato dall’Associazione italiana per la protezione delle piante (Aipp), in collaborazione con le Giornate fitopatologiche e i Servizi fitosanitari delle Regioni, nell’ambito del ciclo di seminari itineranti “Bilanci fitosanitari 2022-2023”. L’incontro è stato organizzato dall’Aipp, insieme con la Regione Puglia e l’Associazione regionale pugliese tecnici e ricercatori in agricoltura (Arptra), presso il Dipartimento di scienze del suolo, della pianta e degli alimenti (Disspa) dell’Università di Bari. Otto esperti sono intervenuti da altrettante regioni (Puglia, Marche, Abruzzo, Sardegna, Toscana, Umbria, Calabria e Sicilia), mentre Domenico D’Ascenzo, esperto fitoiatra e già direttore del Servizio fitosanitario della Regione Abruzzo, ha informato sulla presenza della flavescenza dorata e dello Scaphoideus titanus nel Centro-Sud Italia.

Peronospora in Puglia

Nel 2023 l’andamento meteorologico primaverile, caratterizzato da piogge continue e abbondanti durante i mesi di aprile, maggio e inizio giugno, è stato molto favorevole allo sviluppo della peronospora (Plasmopara viticola), ha introdotto Agostino Santomauro, dell’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia.

«La comparsa dei sintomi sulle foglie si è avuta ai primi di maggio, con livelli di incidenza e diffusione alquanto elevati. In seguito si è verificata un’ulteriore diffusione di infezioni secondarie severe pure su tralci e grappoli, anche per l’impossibilità di effettuare trattamenti tempestivi. Dalla seconda metà di luglio le temperature elevate hanno determinato l’arresto della progressione della malattia. Danni contenuti si sono avuti solo nei vigneti trattati precocemente, prima delle piogge di aprile. mala gestione è stata problematica quasi dovunque».

Peronospora nelle altre regioni centro-meridionali

Lo sviluppo delle infezioni di peronospora sulle viti a uva da vino nelle altre regioni centro-meridionali non si è discostato molto da quanto accaduto in Puglia. Lo hanno confermato, sia pure con declinazioni leggermente variabili in funzione delle specifiche aree viticole, Sandro Nardi, dell’Agenzia per l’innovazione nel settore agroalimentare e della pesca “Marche Agricoltura Pesca” (Amap), Regione Marche, Fabio Pietrangeli, del Dipartimento Agricoltura, Regione Abruzzo, Franco Fronteddu, dell’Agenzia Laore, Regione Sardegna, Massimo Gragnani, del Servizio fitosanitario Regione Toscana, Giovanni Natalini, del Servizio fitosanitario, Regione Umbria, Michele Messina, dell’Agenzia regionale per lo sviluppo dell'agricoltura calabrese (Arsac), Regione Calabria, e Roberta Bonsignore, del Servizio fitosanitario, Regione Sicilia.

I teli hanno protetto l'uva da tavola dalla peronospora

tendoni
Tendoni di uva da tavola coperti con teli plastici sul litorale adriatico a sud di Bari

In Puglia sull'uva da tavola, di cui è la regione produttrice per eccellenza in Italia, la peronospora è stata notevolmente bloccata dai teli di copertura dei tendoni.

«Per l’uva da tavola la copertura precoce con teli, realizzata per anticipare il germogliamento, ha protetto le viti dalle piogge continue e abbondanti di maggio, aprile e inizio giugno, e ha fatto la differenza: infatti nei vigneti coperti le infezioni peronosporiche sono state generalmente molto limitate, con qualche eccezione solo dove i vigneti erano maggiormente distanziati. Invece nei vigneti scoperti, o protetti solo dalla rete antigrandine, la gestione della peronospora è stata più problematica».

In Sicilia gestione della peronospora più difficile

In Sicilia, dove la copertura dei tendoni a uva da tavola è meno diffusa che in Puglia, la gestione della peronospora è stata più difficile e ha richiesto particolare impegno per i viticoltori, ha informato Bonsignore. «Nel 2023 il rischio di peronospora è stato molto elevato a causa delle condizioni climatiche primaverili. A maggio-giugno la pressione della malattia è stata molto elevata. Le infezioni primarie si sono presentate a inizio maggio, le infezioni secondarie si sono verificate a fine giugno-primi di luglio. I produttori hanno in media effettuato circa 12 trattamenti sino alla fine di giugno a cadenza settimanale e da luglio in poi ogni 10-12 giorni. Per due-tre interventi hanno utilizzato prodotti rameici, per gli altri spesso hanno impiegato due prodotti antiperonosporici a base di sostanze attive con due diversi meccanismi d’azione».

Oidio e botrite

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Oidio su vite da vino
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Botrite su uva da tavola

In Puglia, sia su uva da tavola sia su uva da vino, le infezioni da oidio (Erysiphe necator) sono state lievi e occasionali, nelle fasi di post-allegagione e di ingrossamento delle bacche. Ugualmente nelle altre regioni centro-meridionali. Anche in Sicilia l’annata 2023 è stata meno favorevole all’oidio, sebbene gli indici di rischio, tranne a maggio e a luglio, siano apparsi alti come nella norma; sono stati utilizzati antioidici abbinati ad antiperonosporici, con trattamenti ogni 12 giorni circa. Anche per la botrite (Botrytis cinerea), dovunque, su uva da vino le infezioni sono state generalmente limitate e sporadiche; occasionali in Puglia e Sicilia su varietà di uva da tavola a raccolta tardiva, tuttavia con una gestione molto agevole.

Fitofagi

Riguardo ai fitofagi la gestione è stata generalmente agevole per la tignoletta (Lobesia botrana) e l’eriofide (Calepitrimerus vitis), non agevole per la tignoletta rigata (Cryptoblabes gnidiella) e le cicaline (Empoasca vitis, Jacobiasca lybica).

Flavescenza dorata e Scaphoideus titanus

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Sintomi evidenti di flavescenza dorata su vite a uva da vino

In tutte le regioni del Centro-Sud Italia c’è una elevata percezione della pericolosità della flavescenza dorata e una puntuale applicazione delle normative nazionali riguardo ai monitoraggi correttamente condotti e alle analisi biomolecolari su materiale sintomatico, ha introdotto Domenico D'Ascenzo, esperto fitoiatra e già direttore del Servizio fitosanitario della Regione Abruzzo.

«Tranne che in Toscana, dove peraltro sono in atto rigorose misure di contrasto, la flavescenza dorata sembra ancora limitata alle regioni settentrionali. Tuttavia il monitoraggio dello scafoideo (Scaphoideus titanus), vettore del fitoplasma della flavescenza dorata, è molto capillare e viene compiuto sia con l’ausilio di mezzi biotecnici sia con sfalci a mezzo di retino entomologico. Dai dati del monitoraggio nazionale effettuato negli anni 2022 e 2023 emerge che lo scafoideo è presente in tutte le regioni, tranne che in Molise, Calabria, Sicilia e Sardegna. Ma in tutte le regioni in cui esso è presente vengono attuate misure di controllo obbligatorio, attraverso appositi atti dirigenziali, nei luoghi di produzione di materiale vivaistico».

 

Peronospora, nel 2023 la malattia più diffusa su vite nel Centro-Sud - Ultima modifica: 2023-11-10T10:44:03+01:00 da Giuseppe Francesco Sportelli

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