Pomodoro da mensa, la difesa parte dal trapianto

Impianto di “pomodoro a pera” in Abruzzo
Le prime malattie da affrontare dopo il trapianto del pomodoro sono la moria da Pythium e la tracheofusariosi. Ecco come

Con l’aumento delle temperature a partire dai primi giorni di maggio i trapianti delle orticole in pieno campo sono entrati nel vivo.

Tra le colture più importanti vi è il pomodoro da mensa che rappresenta un settore in crescita negli ultimi anni soprattutto con la coltivazione di alcune varietà locali. Il pomodoro è una coltura che presenta, nel corso della coltivazione, numerose problematiche fitosanitarie.

 

 

Pertanto è necessario intervenire fin dalle prime fasi del trapianto per limitare alcune problematiche che possono influire sia nella fase di sviluppo post-trapianto delle piantine, sia nella fase di crescita e longevità delle stesse in fase di produzione.

Articolo pubblicato sulla rubrica L’occhio del Fitopatologo di Terra e Vita

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Le principali malattie

Fatta salva la necessità di materiale per il trapianto virus esente, le prime malattie che possono interessare le giovani piante sono il Pythium spp., agente della moria delle piantine e il Fusarium oxisporum f. sp. lycopersici, agente di tracheofusariosi, malattia particolarmente presente su alcune varietà locali (es. “pomodoro a pera”).

Gli attacchi del genere Pythium si caratterizzano per una strozzatura necrotica del colletto delle piante, imbrunimento e marcescenza delle radici e successivo allettamento e morte delle piantine nel giro di pochi giorni. Le condizioni ottimali per lo sviluppo del patogeno sono tipiche della fase di trapianto dei pomodori: temperature tra i 25 e i 28 °C, umidità relativa elevata (>90%), presenza di acqua nel terreno, necessaria per il movimento delle zoospore del fungo attratte dagli essudati radicali.

I Pythium, infatti, appartengono al gruppo ficomiceti e vivono nel terreno allo stato saprofitario. Essi producono oospore svernanti per lungo tempo che germinano in presenza di condizioni favorevoli. Il loro movimento avviene esclusivamente in presenza di un velo liquido e la penetrazione a livello radicale avviene solo attraverso microlesioni o ferite.

Anche gli attacchi di tracheofusariosi possono rappresentare un problema serio fin dalla fase del post-trapianto. I Fusarium vivono nel terreno sotto forma di clamidospore molto durevoli e penetrano nelle piante a partire dalle radici.

Una volta entrato nelle radici, il fungo raggiunge i vasi xilematici diffondendosi su tutta la pianta. Esso causa l’occlusione dei vasi xilematici e i primi sintomi che appaiono sulle piante sono legati a un avvizzimento delle stesse che procede dal basso verso l’alto fino alla morte della pianta. Anche l’ingiallimento fogliare segue un andamento acropeto, dalle foglie più vecchie a quelle più giovani.

Altri sintomi caratteristici sono: sviluppo di una efflorescenza color rosa salmone a livello del colletto, comparsa di abbozzi di radici avventizie sulla parte basale del fusto e imbrunimento del sistema vascolare della parte basale del fusto. Le condizioni ideali per lo sviluppo della malattia sono simili a quelle dei Pythium.

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Tecniche di difesa

Per quanto concerne la lotta nei confronti dei Pythium oltre a evitare eccessi idrici che favoriscono l’infezione fungina da parte delle zoospore, si possono utilizzare in maniera soddisfacente alcuni funghi antagonisti quali Trichoderma asperellum, T. hartianum, T. gamsii, Pythium oligandrum o il batterio Streptomyces griseoviridis.

Tali microrganismi colonizzano il terreno e le superfici radicali. Agiscono sottraendo spazio e nutrizione al fungo patogeno e producendo sostanze in grado di attaccare per via enzimatica le pareti cellulari dello stesso. Essi possono essere distribuiti per incorporazione nel terreno sulle file del trapianto o con fertirrigazione. I trattamenti con i microrganismi antagonisti devono essere eseguiti in maniera preventiva. In caso di manifestazione dei primi sintomi occorre intervenire con trattamenti chimici utilizzando fungicidi del gruppo dei carbammati o delle acilanine.

Per la lotta nei confronti delle tracheomicosi è possibile scegliere strategie agronomiche con utilizzo di varietà resistenti o piantine innestate su piede resistente. Si può ricorrere anche a interventi con antagonisti biologici che sono i medesimi utilizzabili nei confronti dei Pythium.

Pomodoro da mensa, la difesa parte dal trapianto - Ultima modifica: 2021-05-22T08:44:29+02:00 da K4

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