Residui in frutta e verdura? È il caso di discuterne in maniera scientifica

È quanto ha fatto il webinar su “Integrated Pest Management – Focus su residui di agrofarmaci e sicurezza per i consumatori” organizzato da Arptra, Fruit Communication e Aipp

Benché una comunicazione irrazionale tenda a convincere i consumatori che frutta e verdura siano zeppe di pesticidi, i risultati concreti dei monitoraggi europei e italiani sui livelli di residui presenti in esse rilevano un livello di conformità elevato nel tempo, frutto dell’impegno di tutti gli attori della filiera. Perciò la questione dell’eventuale presenza di residui di agrofarmaci nei prodotti agricoli va affrontata in maniera non emozionale ma scientifica.

 

 

È questa l’indicazione emersa dal webinar su “Integrated Pest Management – Focus su residui di agrofarmaci e sicurezza per i consumatori” organizzato da Associazione regionale pugliese tecnici e ricercatori in agricoltura (Arptra), Fruit Communication e Associazione italiana protezione piante (Aipp).

 

 

Vittorio Filì, presidente dell'Arptra

Un webinar, ha introdotto Vittorio Filì, presidente dell’Arptra, «per rispondere a un tipo di comunicazione irrazionale che porta, in buona parte dei consumatori, al convincimento che la frutta e la verdura che ingeriamo giornalmente con la dieta siano inondate di pesticidi e che i residui di questi prodotti siano presenti in tutto quello che mangiamo».

 

Il processo Ue di registrazione agrofarmaci è il più severo e restrittivo su scala globale

Maria Grazia Camisa, Head of External Communication, Regulatory, PGA and Sustainability Agricultural Solutions EMEA South, Basf Italia

Le norme che regolano l’autorizzazione e l’impiego degli agrofarmaci in Europa sono codificate dal Reg. (Ce) 396/2005 sui Limiti massimi di residuo (Lmr), dal Reg. (Ce) 1107/2009 sulla registrazione degli agrofarmaci e dalla Direttiva 2009/128 sull’uso sostenibile degli agrofarmaci, ha comunicato Maria Grazia Camisa, Head of External Communication, Regulatory, PGA and Sustainability Agricultural Solutions EMEA South, Basf Italia.

«Il processo di registrazione degli agrofarmaci in Europa è riconosciuto essere il più severo e restrittivo su scala globale. L’approvazione degli agrofarmaci in Europa avviene per gradi: 1. le sostanze attive vengono prima valutate sulla base dei criteri cut-off (basati sul loro pericolo); 2. le sostanze attive che passano i criteri di cut-off vengono poi valutate sulla base del rischio e approvate per dieci anni; 3. i prodotti vengono infine registrati a livello di ogni singolo Paese, dopo un processo di valutazione zonale.

L’Ue prevede, nell’ambito della sua attività di autorizzazione, un processo di revisione (rinnovo), cioè di adeguamento a nuove evidenze scientifiche e a nuove linee guida. L’approvazione nazionale prevede, poi, la ri-registrazione dei prodotti esistenti, con impatto sulle condizioni di autorizzazione: colture, dosi, numero e modalità di applicazione, incluse le misure di mitigazione del rischio».

 

Rigorose condizioni per ottenere la registrazione

Nella valutazione della sicurezza di impiego di un agrofarmaco, ha evidenziato Camisa, si tiene quindi conto sia della sicurezza per l’operatore e il consumatore (comportamento nelle piante e negli animali e tossicologia) sia della sicurezza ambientale (destino ambientale ed ecotossicologia).

«Nel processo registrativo assumono particolare rilevanza i concetti di residui, Lmr e rischio per il consumatore. Perciò il team dedicato alla sicurezza dei consumatori si pone l’obiettivo di proporre Lmr per assicurare la commercializzazione delle derrate.

Le informazioni necessarie per valutare la sicurezza dei residui derivanti dall’impiego degli agrofarmaci riguardano il pericolo (il comportamento di una sostanza attiva, cioè il metabolismo, e il pericolo di una sostanza attiva e dei suoi metaboliti, cioè la tossicologia) e l’esposizione (la determinazione dei residui a seguito dell’applicazione di un agrofarmaco e quanto cibo viene consumato nell’arco di un giorno o nell’intera vita).

La somma di pericolo + esposizione costituisce il rischio, che può essere alto o basso. Ebbene, il cibo che mangiamo è sicuro se l’assunzione giornaliera di un agrofarmaco (esposizione) è inferiore al parametro tossicologico di riferimento (ADI, Acceptable Day Intake, dose giornaliera accettabile) e se l’assunzione massima di un agrofarmaco in un singolo giorno è inferiore al parametro tossicologico di riferimento (ARfD, Acute Reference Dose, dose acuta di riferimento).

Solo se entrambe le condizioni vengono rispettate per tutti i gruppi (adulti, bambini) viene concessa la registrazione per ogni coltura considerata».

 

Agricoltura italiana eccellente grazie ad agrofarmaci sicuri per l’operatore e il consumatore

L’agricoltura italiana, ha concluso Camisa, si contraddistingue per la significativa diversificazione e per l’eccellenza delle proprie produzioni, da quelle estensive alla vite, alla frutta e agli ortaggi.

«Tale eccellenza deriva anche dal fatto che i sistemi autorizzativi europeo e nazionale garantiscono che gli agrofarmaci disponibili siano sicuri per l’operatore e il consumatore. La tutela dei consumatori è uno degli obiettivi più importanti che si pone il legislatore. I risultati dei monitoraggi europei e italiani sui livelli di residui nelle derrate confermano un livello di conformità elevato nel tempo, frutto dell’impegno di tutti gli attori della filiera».

 

Moderni strumenti analitici al servizio di qualità e sicurezza alimentare

Maria Rosaria Taurino, dell’Agro.Biolab Laboratory di Rutigliano (Ba)

Oggi al servizio della qualità e della sicurezza alimentare esistono numerosi e moderni strumenti analitici, ha poi rilevato Maria Rosaria Taurino dell’Agro.Biolab Laboratory di Rutigliano (Ba).

«Dal campione al rapporto di prova c’è però un lungo percorso. Per affrontarlo in maniera scientifica è indispensabile definire i criteri da seguire al fine di preparare un adeguato piano di analisi (quali analiti? quali regolamenti? quali richieste dei mercati?).

È essenziale conoscere la definizione e la provenienza del contaminante, oltre alle informazioni sul suo comportamento in campo e in matrice. Consiglio di verificare con il laboratorio le procedure analitiche applicate, sfruttandone al meglio il potenziale e definendone correttamente i limiti.

Occorre definire in modo chiaro l’obiettivo dell’analisi e l’uso dei risultati analitici: il prodotto del laboratorio è il rapporto di prova, i criteri per le valutazioni successive della qualità del prodotto devono essere chiaramente identificati e concordati, al fine di rendere utilizzabile il dato fornito».

Residui in frutta e verdura? È il caso di discuterne in maniera scientifica - Ultima modifica: 2020-06-23T23:01:38+02:00 da Giuseppe Sportelli

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