Angurie, l’import extra-Ue cresce del 15%

Nel primo semestre 2026 sono arrivate 351.672 tonnellate da Paesi terzi. Marocco primo fornitore

La crescente concorrenza dei mercati extra-Ue continua a rappresentare un elemento di forte pressione per la frutticoltura comunitaria e non risparmia il comparto delle angurie. A evidenziarlo sono gli ultimi dati Eurostat relativi al primo semestre del 2026, dai quali emerge un deciso aumento degli arrivi sul mercato dell’Unione proprio in un periodo caratterizzato dal progressivo ingresso nel vivo delle campagne produttive europee.

Tra gennaio e giugno sono state importate nell’Ue 351.672 tonnellate di angurie provenienti da Paesi extraeuropei, con un incremento del 15% rispetto allo stesso periodo del 2025. A guidare la graduatoria dei fornitori è il Marocco, che con 148.950 tonnellate conferma la propria posizione di assoluto rilievo e registra una crescita del 14% su base annua. Il Paese nordafricano rappresenta da solo oltre il 42% dell’intero flusso di angurie provenienti dai mercati extra-Ue.

Sul fronte delle importazioni si distingue anche il Brasile, che nel mese di giugno ha registrato una forte accelerazione delle spedizioni verso il mercato comunitario. Rispetto a giugno 2025, l’incremento è stato del 39,4%, mentre il confronto con la media degli ultimi cinque anni evidenzia una crescita del 109,7%. Anche il Senegal ha rafforzato la propria presenza sul mercato europeo, aumentando del 24,9% le esportazioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il dato che desta maggiore attenzione tra gli operatori, tuttavia, non è soltanto quello relativo alla crescita dei quantitativi complessivamente importati, ma soprattutto la loro collocazione nei calendari commerciali. Il rischio è infatti che le finestre di approvvigionamento dai Paesi terzi finiscano per sovrapporsi con le fasi di maggiore disponibilità delle produzioni comunitarie.

Quando l’offerta proveniente dall’estero coincide con il picco delle raccolte europee, l’aumento dei volumi disponibili può determinare una rapida saturazione dei canali distributivi. La conseguenza è una maggiore pressione sulle quotazioni all’origine, con effetti diretti sulla redditività dei produttori.

Si tratta peraltro di un problema particolarmente delicato per una coltura come l’anguria, nella quale la programmazione dell’offerta e la gestione dei tempi di raccolta e commercializzazione assumono un’importanza crescente. Gli operatori devono infatti confrontarsi con numerose variabili, dall’andamento climatico alla velocità di maturazione, passando per calibri, varietà richieste dal mercato e oscillazioni dei consumi.

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