Le cooperative? «Più forti nei momenti difficili»

cooperative
Chiacchierata con il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini. Aggregazione, innovazione e mercati esteri le leve per difendere redditi e competitività

Tra instabilità internazionale, rincari di energia e materie prime e quindi aumento dei costi di produzione, l’agroalimentare italiano attraversa una fase complessa. Le cooperative restano un punto di tenuta del sistema, ma sono chiamate a evolvere. Il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini analizza criticità e prospettive del settore. Dalla nuova Pac all’export, fino al nodo generazionale, la sfida è rafforzare competitività e aggregazione.

In un contesto segnato da crisi geopolitiche, conflitti internazionali e dall’aumento dei costi di fertilizzanti ed energia, quali strategie stanno adottando le cooperative per garantire stabilità produttiva e tutelare i redditi degli agricoltori?

«In uno scenario internazionale profondamente instabile, anche il comparto agroalimentare è chiamato a difendere la propria competitività che passa in primo luogo attraverso la valorizzazione di un modello aggregativo, strumento fondamentale per migliorare l’organizzazione dell’offerta, ripartire il valore economico, aumentare il potere contrattuale e investire in innovazione».

La Pac 2028-2034 nasce in un contesto molto diverso rispetto all’attuale: quali dovrebbero essere oggi le priorità dell’agricoltura europea e su quali aspetti ritiene indispensabile una discontinuità rispetto al passato?

«La nostra priorità è continuare a difendere una Pac forte, realmente comune, capace di sostenere le transizioni ambientali e digitali senza compromettere la sostenibilità economica delle imprese. Il nostro auspicio è che si archivi la stagione dell’ambientalismo ideologico della passata legislatura che ha messo a dura prova i nostri agricoltori con una serie di disposizioni normative che rischiavano di compromettere la stessa capacità produttiva di molte filiere produttive».

Le cooperative restano un pilastro in diversi comparti agricoli: dove oggi esprimono il massimo valore e dove invece stanno perdendo terreno?

«Le nostre filiere mostrano segnali di sostanziale tenuta. L’ortofrutta è sicuramente tra i comparti quello maggiormente alle prese con gli effetti dei cambiamenti climatici e ora anche con i rincari della guerra. Per il comparto lattiero-caseario la sfida è oggi quella di riuscire a mantenere in equilibrio i prezzi del latte alla stalla, che sono crollati, e di riuscire in generale a difendere la competitività dell’intera filiera, dalle stalle alle imprese di trasformazione. Indipendentemente dal comparto, possiamo dire che le nostre imprese resistono e continuare a creare valore lì dove c’è massa critica e reale capacità di stare sul mercato».

Nel vino italiano le cooperative hanno storicamente un peso importante: come stanno reggendo tra pressione sui prezzi, export incerto e cambiamento dei consumi?

«Anche il settore vino vive un momento non facile, per via del calo dei consumi. In questo comparto le cooperative continuano a rappresentare una componente rilevante del sistema produttivo e stanno mostrando una buona capacità di adattamento. Tuttavia, la pressione sui prezzi, l’andamento tutt’altro che prevedibile dei mercati internazionali e l’evoluzione dei consumi richiedono un sostanziale ripensamento delle strategie. L’export è sempre di più una strada obbligata per il settore, che è chiamato a trovare nuovi sbocchi di mercato. Dall’altro lato, le imprese sono chiamate ad evolversi attraverso una diversificazione dell’offerta, che passa anche per vini dealcolati o a bassa gradazione alcolica naturale».

In alcuni settori – dal lattiero-caseario all’ortofrutta – le cooperative sono ancora frammentate: si intravedono segnali di maggiore integrazione?

«La frammentazione limita fortemente la capacità delle cooperative di rafforzare la propria competitività sul mercato nazionale e internazionale, così come di sostenere investimenti in innovazione. Non possiamo quindi non accogliere positivamente alcuni segnali di evoluzione che stiamo registrando negli ultimi anni, con processi di aggregazione, fusioni e forme di collaborazione più strutturate tra cooperative».

Quali sono oggi le principali criticità interne al sistema cooperativo agricolo?

«La dimensione è un limite strutturale anche dal punto di vista dell’innovazione, delle competenze manageriali, della capacità di competere e di offrire servizi. C’è poi il grande tema del ricambio generazionale, una sfida importante per il nostro sistema a cui siamo chiamati a dare continuità. A tal fine è fondamentale riuscire ad attrarre i giovani nel settore anche puntando su una forte capacità innovativa».

La cooperazione è attrattiva per le nuove generazioni?

«Può esserlo, ma deve evolvere. Le nuove generazioni guardano con interesse a modelli che offrano prospettive economiche, innovazione e possibilità di crescita professionale. In questo senso, le cooperative che hanno intrapreso percorsi di modernizzazione possono certamente risultare più in linea con tali aspettative».

E quali i punti di forza consolidati?

«Il modello cooperativo ha punti di forza solidissimi: il radicamento territoriale, la mutualità, la capacità di redistribuire valore ai soci. È un modello che ha saputo dimostrato per decenni una grande resilienza. In tutte le fasi di crisi, le cooperative agricole tengono, e tengono insieme i territori».

Quanto sono diffuse innovazione e digitale nelle cooperative e quali ostacoli ne frenano l’adozione?

«Il livello di diffusione dell’innovazione è in crescita, ma resta eterogeneo. Le cooperative più strutturate hanno avviato percorsi significativi nell’ambito della digitalizzazione, della tracciabilità e dell’agricoltura di precisione, della sostenibilità ambientale, mentre altre realtà faticano maggiormente, a causa dei costi di investimento e dall’accesso a strumenti finanziari».

Filiera e distribuzione del valore: le cooperative riescono a riequilibrare i rapporti con industria e Gdo o il divario resta ampio?

«Le cooperative svolgono di per sé, attraverso l’aggregazione dell’offerta, una funzione importante nel rafforzare la posizione dei produttori all’interno della filiera. Tuttavia, resta il divario rispetto ad attori come la grande distribuzione organizzata che hanno maggior potere contrattuale. Per ridurlo è fondamentale proseguire in processi di aggregazione, rafforzando imprese e filiere e, al tempo stesso, far leva su un quadro normativo che tuteli gli operatori più deboli».

Che ruolo possono giocare le cooperative nella gestione delle crisi – climatiche, di mercato – rispetto ad altri modelli d’impresa agricola?

«Le cooperative possono sicuramente svolgere un ruolo determinante nell’implementazione di strumenti efficaci per la gestione del rischio, come i fondi di mutualità, consentendo ai propri soci di condividere i rischi e di affrontare con maggiore solidità perdite produttive o cali di reddito. Attraverso i fondi mutualistici, le cooperative offrono alla base associativa un meccanismo di protezione finanziaria che integra e, in alcuni casi, supplisce le polizze assicurative tradizionali, spesso onerose e di difficile accesso per le piccole aziende agricole».

Quali filiere rappresentano le maggiori opportunità per rafforzare il modello cooperativo italiano e dove invece vede rischi di arretramento?

«Le opportunità si concentrano nelle filiere maggiormente strutturate, che hanno lavorato sulla valorizzazione del prodotto e su processi di innovazione o che sono maggiormente aperte ai mercati internazionali. I rischi, invece, riguardano quei comparti che operano su margini ridotti e che sono maggiormente esposti alla concorrenza globale».

Guardando ai prossimi dieci anni, quale dovrebbe essere la priorità strategica per il sistema cooperativo agricolo italiano?

«La priorità è crescere in dimensione e integrazione. Rendere il sistema cooperativo ancora più competitivo, senza perdere la sua identità. La nostra mission resta quella di riuscire a garantire stabilità economica a migliaia di soci produttori».

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome