Tre obiettivi per il grano duro del futuro

Varietà resistenti a fusariosi e ruggini, per prodotti trasformati calibrati sulle richieste dei consumatori e in grado di tutelare meglio la biodiversità. Sono le prospettive aperte dalla codifica del genoma del frumento duro. Cosa è emerso dal convegno organizzato da Cnr, Crea e Università di Bologna a Roma

«La ricerca deve essere sopra di tutto e non bisogna averne paura. La scienza deve dare indicazioni alla politica, e deve lavorare per migliorare sempre il prodotto». Parola di Gian Marco Centinaio, intervenuto questa mattina al Cnr all’evento: “Oltre il genoma: quali opportunità per la filiera del frumento duro?”. L’occasione per un fertile confronto tra ricerca e mondo del grano duro in un momento in cui è grande l’impegno del Mipaaft verso questo settore.

Gian Marco Centinaio, Massimo Inguscio presindente Cnr e Gian Luca Calvi, Commissario Straordinario CREA in occasione del convegno al CNR

L’impatto dello studio

Il convegno, organizzato da CNR, CREA e Università di Bologna intendeva rispondere ad un importante quesito.

Dopo il sequenziamento del genoma del grano duro, come tradurre l’innovazione in una applicazione concreta, a vantaggio della filiera?
(è la ricerca pubblicata ad aprile scorso su Nature Genetics, grazie ad un consorzio internazionale di 60 autori di 7 Paesi, coordinato dal CREA, cui hanno partecipato anche CNR ed Università di Bologna)

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Per avere ricadute pratiche di queste nuove conoscenze occorre, secondo gli organizzatori, favorire il dialogo tra ricerca e stakeholders.

«La filiera del frumento duro – ha commentato Centinaio - rappresenta un’autentica eccellenza del comparto agroalimentare del nostro Paese. Circa 3 piatti di pasta su 4 consumati nel Vecchio Continente provengono da un pastificio italiano. Dobbiamo difendere questo settore e affrontare le sfide che si presenteranno in futuro. Il risultato di questo lavoro è un passo importantissimo per il sostegno della filiera nazionale. Si aprono nuovi scenari che consentiranno di far fronte ai cambiamenti climatici e garantire la migliore qualità dei prodotti. Manteniamo alta la bandiera del nostro made in Italy in tutto il mondo».

Marcatori per varietà migliorate

Indubbiamente, il risultato ottenuto dai ricercatori ossia la sequenza completa dei 14 cromosomi della varietà di frumento duro Svevo, con i suoi 66.000 geni, apre possibilità fino a ieri impensabili. Lo studio del genoma ha consentito di identificare centinaia di migliaia di marcatori molecolari che potranno essere utilizzati per la selezione di varietà migliorate. Un riferimento fondamentale per tutta la futura attività di miglioramento genetico e per l’identificazione e la tutela delle diverse tipologie di frumento attraverso tecniche di tracciabilità molecolare.

Tre conseguenze

Luigi Cattivelli

Secondo Luigi Cattivelli, direttore del CREA Genomica e Bioinformatica e coordinatore dello studio, sono tre le ricadute del genoma sequenziato sulla filiera che cambieranno il modo di “fare agroalimentare”, non più in modo empirico, ma ancorato ad una reale conoscenza.

  1. La prima è per l’industria sementiera che, da subito, utilizzando questi dati, può lavorare per nuove varietà resistenti a malattie come le ruggini e la fusariosi.
  2. La seconda è per l’industria della trasformazione, in quanto, conoscendo ora tutti i geni responsabili della qualità, potrà, a medio termine, avere una materia prima sempre più calibrata e funzionale alle proprie esigenze produttive e ai gusti del consumatore.
  3. La terza, che richiede tempi più lunghi, porterà ad una migliore gestione della biodiversità, grazie al riconoscimento su basi genetiche delle diverse tipologie di frumento duro, sia esso farro, grano antico o moderno.

Calvi (Crea): l’asset strategico della conoscenza

Gian Luca Calvi, avvocato pavese, è il nuovo Commissario Crea nominato dal ministro Centinaio

«La conoscenza genetica è un asset strategico non solo per l’agricoltura, ma per il Sistema Paese»

Lo ha affermato Gian Luca Calvi, Commissario Straordinario CREA. «Molte delle specie coltivate in Italia- ha proseguito - tra cui anche diverse colture alla base di prodotti tipici, derivano da varietà, ibridi o portinnesti importati o realizzati in Italia, con conoscenze e tecnologie sviluppate all’estero, una condizione di strutturale fragilità per il made in Italy da superare con la ricerca. «E come CREA – ha concluso Calvi - intendiamo ribadire tutto il nostro impegno per costruire un know how scientifico che contribuisca a trasformare le conoscenze relative ai genomi delle diverse specie in prodotti migliorati, sempre più competitivi ed autenticamente italiani».

Inguscio (Cnr): il rilancio della Ricerca

Massimo Inguscio, presidente CNR

Il Cnr, con le sue competenze, svolge ricerca sui cambiamenti climatici in tutto lo spettro multidisciplinare.  «Dall'aspetto del cosiddetto "amplificatore artico" – ha dichiarato il presidente CNR Massimo Inguscio - studiato nella nostra base Dirigibile Italia, dalla quale sono appena rientrato, a quello, importantissimo, dell'impatto sulla filiera agroalimentare, di cui oggi stiamo parlando assieme al ministero delle Politiche agricole, al CREA e ad esponenti del mondo produttivo».

«La genomica – ha sottolineato Inguscio - avrà un ruolo fondamentale nello sviluppo di un'agricoltura sostenibile e di tutta la bioeconomia, settore al quale come Cnr abbiamo voluto dedicare un nuovo Istituto e nel quale l'Italia ha un ruolo trainante. La giornata di oggi, in particolare, è un'occasione per discutere come il traguardo rappresentato dal sequenziamento del genoma possa diventare il punto di partenza per un rilancio della ricerca su una coltura fondamentale per l'economia nazionale».

Tre obiettivi per il grano duro del futuro - Ultima modifica: 2019-07-01T16:38:34+00:00 da Lorenzo Tosi

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