L'agricoltura del futuro non è ritorno al passato ma innovazione applicata in modo diffuso. E anche l'ambiente ne trarrà giovamento

Ambiente, cambiamento climatico e agricoltura. I mass media trattano sempre più frequentemente del rapporto fra questi tre elementi, spesso accusando l'agricoltura di peggiorare il primo (l'ambiente appunto) e di favorire l’aumento del secondo.

Viene anche auspicato un ritorno all’agricoltura del passato non inquinante, o meno dell’attuale. Il ritorno al ”buon tempo antico”.

 

 

Molto spesso chi critica l’attuale sistema agricolo e propone cambiamenti non ha mai lavorato in agricoltura e non ha  difficoltà economiche personali. Il rischio è che decisioni, programmi, finanziamenti, regolamenti e comportamenti futuri vengano approvati tenendo conto solo di alcuni aspetti, certamente importanti, trascurandone altri altrettanto o, a volte, più importanti, in una prospettiva unilaterale.

I fattori in gioco

Fra i principali fattori in gioco legati all’agricoltura del futuro vanno ricordati: ambiente, aumento della popolazione umana, sufficiente alimentazione e salute dell’uomo, cambiamento climatico, economie diversificate, esiti della pandemia, migrazioni e, non ultima, l’indiscutibile necessità di aggiungere servizi alle materie prime, in particolare se rappresentano ”commodity” o comunque produzioni di massa, quasi sempre anonime, come ad esempio, barbabietole da zucchero, grani teneri e duri, risi, e, in parecchi casi, patate o pomodori da industria. Il tutto può essere visto in un’ottica conservativa o innovativa, in tutti i casi basandosi sulla scienza e non su teorie esoteriche.

Evoluzione continua

Non è inutile ricordare come si è evoluta l’agricoltura in passato. Da quando l’uomo, prima cacciatore raccoglitore, ha iniziato a diventare agricoltore ha anche cominciato a trasformare l’ambiente con la deforestazione e  la  semina di specie edibili sostituite a quelle presenti (primo attacco alla biodiversità).

La specie umana ha inconsciamente iniziato il miglioramento genetico selezionando semi che riteneva più produttivi o preferibili per altre caratteristiche; durante i suoi trasferimenti ha introdotto specie aliene in molti territori: specie di tutti i tipi di suo interesse, alimentari e non, oltre a parassiti animali e vegetali e, non ultimi, batteri e virus.

Ha quindi sempre modificato l’ambiente (suolo, acqua e aria) e la biodiversità. Con il primo obiettivo di mangiare, nei millenni è sopravvissuto a pandemie, cambiamenti climatici, sconvolgimenti tellurici e disastri ambientali naturali o da lui provocati.

Ambiente e informazione

Da meno di un secolo, e ancor più attualmente, ci si è resi conto che molte attività umane danneggiano la natura, spesso in modo irreversibile. Sono nati molti agguerriti movimenti ambientalisti e, di conseguenza, movimenti contrari in difesa delle attività in essere. In moltissimi casi, però, non ci si muove in maniera razionale. Opinione pubblica e decisori sono spesso indirizzati da un'informazione derivante da dati validi nelle situazioni in cui sono stati ricavati, ma non in altre, e quindi non generalizzabili.

L’informazione spesso è indirizzata da interessi commerciali che reclamizzano prodotti dell’agricoltura ottenuti salvaguardando l’ambiente e anche la salute dell’uomo, ma con bassa produzione unitaria e che quindi vengono fatti pagare di conseguenza. La concomitanza fra cambiamento climatico, pandemia da Coronavirus e crisi economica conseguente amplifica gli effetti di questa mala informazione.

L’agricoltura è spesso sotto accusa e viene incolpata di contribuire al peggioramento dell'ambiente molto più di quanto faccia realmente.

Certamente se nella prima metà del secolo scorso l’agricoltura era più rispettosa dell’ambiente, la scarsa produzione non era sufficiente per evitare molte situazioni di fame e, soprattutto, comportava un tremendo sforzo fisico per gli agricoltori. Dal dopoguerra sono stati ottenuti un'infinità di miglioramenti, quasi sempre piccoli, che nel loro insieme hanno determinato un'agricoltura del tutto diversa.

Qualche esempio, fra i tanti possibili, può essere utile per comprendere meglio.

Il confort nelle macchine

Basta ricordare la trasformazione nel tempo del rapporto fra trattrice ed operatore. Il sedile era rigido fissato al corpo della macchina (ricordo ancora i mal di schiena); poi fu messo un supporto elastico (enorme miglioramento); poi più spazio e un riparo da corpi estranei, da sole e pioggia; poi la cabina chiusa per riparare anche dal freddo; quindi cabina con condizionatore. Ora la trattrice può operare guidata da un computer, con l’operatore seduto in poltrona all’ombra!

Il drone amico

Altro importante progresso  è il drone che identifica malerbe, parassiti e malattie presenti in un campo  e umidità del terreno, cosicché la macchina distributrice di agrofarmaci e l’apparato irrigatore possono via via modificarne tipo e quantità.

piano fitosanitario

Altri piccoli, ma importanti miglioramenti sono i sensori che autonomamente accendono forme di riscaldamento nei frutteti quando si hanno gelate.

Di grande rilievo è la diminuzione della manodopera necessaria. Ad esempio nella bietola col seme plurigerme occorrevano 750 ore per ettaro, ora ne bastano 20-30 non più con manodopera sottopagata, ma con meccanizzazione.

Ambiente e ottimizzazione le produzioni

Quindi non si deve auspicare un'agricoltura del passato che, per quanto più rispettosa dell’ambiente, era poco produttiva e con tanta fatica dell’uomo; nemmeno agricoltura volta a ottenere il massimo della produzione, anche con impiego di  mezzi chimici eccessivi non utili alle colture e quindi dispersi nell’ambiente.

L’agricoltura del prossimo futuro non dovrà  massimizzare le produzioni, bensì a ottimizzarle con l’impiego diversificato della chimica in funzione delle specifiche situazioni, variabili anche ogni pochi metri.

Agricoltura informatizzata realizzata da pochi specialisti e non da tanta manodopera.

E’ un sogno? No, anche nel dopoguerra si considerava un’utopia quello che dopo qualche decennio era di uso comune.

L'innovazione avanza

Quali innovazioni possiamo aspettarci? Sicuramente la raccolta manuale di frutta e ortaggi potrà essere eseguita da robot in grado di distinguere, raccogliere e suddividere in base a dimensioni e colore. Molte operazioni potranno essere eseguite tenendo conto di previsioni meteorologiche in tempo reale: ad esempio trattamenti antiparassitari effettuati o rimandati a seconda della piovosità prevista nelle ore successive.

Un ruolo fondamentale avrà la tecnica colturale che vedrà rotazioni mirate, tempi di tutte le operazioni e dosi distribuite sempre diversificati in funzione di specifiche situazioni variabili anche in spazi limitati.

Sensori 'parlanti'

Attrezzature come quella realizzata dall’Accademia Nazionale di Agricoltura su un castagneto dell’Appennino Emiliano (gli alberi parlanti) costituita da un sensore su ogni castagno in grado di valutare l’accrescimento, il bilancio dell’acqua, la Co2 fissata o emessa, ecc., potranno essere disponibili anche per i frutteti. E’ appena immaginabile il vantaggio di tale progresso!

Gestione dell'acqua

Un settore dove l’innovazione sarà più marcata è la gestione dell’acqua, che ha risultati della ricerca in parte già trasferiti alle aziende. Si sta puntando a un'agricoltura green  considerando la futura minor disponibilità di acqua e la sua distribuzione nel territorio.

Si diffonderanno fitodepurazione, riuso delle acque reflue e soprattutto irrigazione mirata in funzione delle specifiche esigenze delle piante.

Il miglioramento genetico giocherà un ruolo importante perché dovrà fornire varietà diverse da quelle attuali, adatte a nuove condizioni di coltura conseguenti al cambiamento climatico. Le nuove costituzioni dovranno essere più resistenti ad avversità climatiche, parassiti e malattie ed avere caratteristiche qualitative (sapore, forma, dimensioni, colore, odore) richieste dal commercio, specifiche qualità nutrizionali e anche contenere speciali componenti necessarie o solo utili alla salute dell’uomo.

L’innovazione dovrà essere diversa per i diversi areali del globo, anche per ridurre fenomeni migratori, che comunque aumenteranno. Il futuro dell’agricoltura sarà condizionato dall’aumento della popolazione terrestre che dovrà essere sfamata. O si produce di più per unità di superficie o si aumenta la superficie coltivata, con conseguente deforestazione. Quindi il problema è aumentare la produzione areica rispettando l’ambiente.

Sarà necessario considerare sempre l’intera filiera dalla produzione al consumatore finale, così come tutte le scelte a livello globale con le interdipendenze fra risorse e fra settori.

Il paradosso del biodiesel

Un solo esempio: una recente ricerca ha mostrato come la sostituzione del diesel con biodiesel nell’Unione europea riduce l’emissione di gas serra, ma influisce sul mercato degli oli vegetali. Di conseguenza causa l’espansione di piantagioni di palma in Paesi extraeuropei, con un elevato impatto di emissioni indirette di gas serra. Quindi un miglioramento locale, ma un peggioramento a livello globale.

Già da adesso è prevedibile una agricoltura realizzata da agricoltori-tecnici con molta informatica e conoscenze trasversali, in grado di gestire intelligenze artificiali. Saranno rispettati tutti gli aspetti della sostenibilità, economica, ambientale, sociale ed etica, in una vera bioeconomia circolare.

Tempi da definire

Non sono invece prevedibili i tempi del passaggio dall’agricoltura del presente a quella del futuro, ma dipendono molto dai finanziamenti della ricerca, dal trasferimento rapido dei risultati e dalla possibilità lasciata ai giovani di realizzare le loro idee. In parte non saranno utili, ma quelle buone saranno alla base del progresso.

L'agricoltura del futuro non è ritorno al passato, non il vecchio, ma il nuovo con l’innovazione applicata in modo diffuso.

L'autore è accademico emerito dell'Accademia Nazionale di Agricoltura

 

L’ambiente va salvaguardato, ma non sparate (solo) sull’agricoltura - Ultima modifica: 2021-07-09T11:01:43+02:00 da Gianni Gnudi