Sarchiatura, la pratica ideale per chi sceglie il biologico

Il controllo delle malerbe tramite questa operazione ha raggiunto un elevato livello tecnologico. Grazie in particolare al ricorso a macchine dotate di sensori ottici

La sempre crescente attenzione verso il biologico da parte dei consumatori è un dato di fatto, confermato dall’aumento delle superfici coltivate con sistema biologico. Gli ultimi dati ufficiali disponibili forniti dal Sinab (Sistema di Informazione Nazionale sull'Agricoltura Biologica) si riferiscono al 2018 e parlano di quasi 2 milioni di ettari coltivati con sistema biologico (ovvero il 15,5% della Sau nazionale), con un incremento rispetto al 2017 di quasi il 3%. Ciò si è tradotto in 49mila ettari in più in un solo anno: una crescita non solo in termini di superfici, ma anche di soggetti coinvolti nel settore, che hanno raggiunto le 79.000 unità, con un incremento rispetto all'anno precedente di oltre il 4% (l'Italia è leader in Europa per numero di operatori biologici).

Come noto, la coltivazione biologica comporta il ricorso a pratiche colturali che non fanno uso di erbicidi e una di queste è il controllo meccanico delle malerbe. A questo scopo, la sarchiatura è l’operazione che consente un controllo più esteso nel tempo delle infestanti, dato che riesce a eliminarle in stadi di crescita più avanzati. Da considerare, poi, anche il vantaggio derivante dall’arieggiamento del terreno, che preserva l’umidità e favorisce lo sviluppo radicale.

Interfila e intrafila

Prima manuale, poi meccanica, la sarchiatura sta quindi tornando di moda e soprattutto si è molto evoluta di recente dal punto di vista tecnologico. Si stanno, infatti, facendo avanti nuove generazioni di sarchiatrici, caratterizzate da un’efficienza sempre maggiore nella lavorazione interfila, ma anche inter-pianta. E l’ottica/elettronica sta giocando un ruolo fondamentale in questo progresso tecnologico. Le sarchiatrici a controllo ottico, infatti, sono in grado di avvicinarsi molto alla fila e operare anche intrafila, grazie a sistemi in grado di individuare la pianta coltivata e ritrarre, quando si avvicinano a essa, le zappette o le lame utilizzate per la lavorazione del suolo. Tra i vantaggi offerti citiamo sicuramente la maggiore efficacia della sarchiatura, quindi la semplicità d’impiego, una volta fatta conoscenza con il software che gestisce l’attrezzatura, e infine la necessità di un solo operatore, quello alla guida del trattore (mentre le sarchiatrici meccaniche, anche quelle di ultima generazione, richiedono sempre un secondo uomo a controllare l’allineamento degli organi lavoranti).

Le macchine di questo tipo, al momento, si contano sulle dita di una mano e sfruttano vari sistemi per il rilevamento, dalle videocamere agli infrarossi.

Optyma, il nuovo brevetto Oliver Agro

Tra le ditte che propongono sarchiatrici di ultima generazione, spicca sicuramente Oliver Agro, azienda veronese che proprio quest’anno lancia Optyma, un modello di sarchiatrice che, grazie a un sistema brevettato di riconoscimento delle piante a mezzo di sensori a fibre ottiche, esegue la sarchiatura del terreno tra le file e tra le piante su: insalata, radicchio, broccoli, cavolfiori, cipolle, porro trapiantati e seminati su baule o piano.

La sarchiatrice Optyma è formata da un doppio telaio, di cui uno fisso per stabilizzare la macchina e l’altro traslabile guidato da un operatore o da una telecamera automatica. Ogni elemento lavora a lato della pianta ed è caratterizzato da:

  • 2 zappe scalzatrici laterali anteriori;
  • 2 fotocellule contrapposte;
  • 2 coltellini posteriori per la pulizia interpianta.

La prima fase di lavoro è la “preparazione del terreno” sia come rompicrosta sia per le fotocellule. Per ottimizzarne il lavoro, vengono applicate anteriormente alla fila una coppia di zappe scalzatrici laterali, che hanno il compito di scalzare o portare all’esterno della fila eventuali corpi estranei, agendo da rompicrosta e livellandone il terreno.

Quando la lettura delle fotocellule viene interrotta dal passaggio della pianta, viene inviato un impulso immediato tramite un sensore fotoelettrico in fibra ottica di ultima generazione (da qui nasce il brevetto) alla centralina che comanda l’apertura sincronizzata dei coltellini alimentata ad aria compressa tramite un’elettrovalvola. L’apertura è data dall’interruzione del raggio delle fotocellule, le quali sono posizionabili per determinare il punto di apertura più o meno vicino alla pianta. Sono inoltre posizionabili in altezza per escludere l’interruzione del raggio d’azione da eventuali infestanti.

Velocità operativa media di 1,2-4 km/h

La dimensione dei coltellini di apertura varia in funzione del sistema di guida adottato e generalmente è di 6 cm di lunghezza cadauno, uno spessore di 3 mm affilati e larghezza di 2 cm, di poco inclinati per agevolare lo scivolamento e ridurre l’attrito nel terreno, ma sempre paralleli, di modo che il taglio della crosta diviene un’operazione chirurgica e non abbiamo spostamenti di zolle sulle piante. La profondità di lavoro sta appena al di sotto della crosta del terreno. Al passare della pianta, essi si aprono in senso orario di 90° all’indietro, seguendo l’avanzamento e tracciando così un raggio di 90°. Il movimento in questo caso sottrae e non aggiunge, per cui il sistema non verserà o getterà terreno sulle piante. La velocità operativa media è di 1,2 km/h, di 1,5 km/h per le insalate e di 4 km/h per broccoli e altro.

Sarchiatura, la pratica ideale per chi sceglie il biologico - Ultima modifica: 2020-04-20T10:17:48+02:00 da Francesco Bartolozzi

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