Così le Tea cambieranno l’agricoltura italiana

Marc Aupetitgendre, Ettore Prandini, Giovanni Carrada e Mario Enrico Pè ne corso del Bayer Future of Farming dialogue dedicato alle nuove biotecnologie
Prandini (Coldiretti): «Sono un’opportunità per valorizzare la nostra distintività». Pè (Siga): «Possono consentire di sviluppare un nuovo paradigma di agricoltura su misura». Il dibattito sul ruolo della genetica nella preservazione delle risorse naturali, salvaguardia della biodiversità e tutela del Made In Italy entra nel vivo al #BayerFutureFarming Dialogue. Scienziati e agricoltori insieme per il futuro dell’agricoltura

Ricercatori e agricoltori dalla stessa parte della barricata per favorire un futuro diverso della nostra agricoltura attraverso l’innovazione genetica.

E tutto questo è emerso in un evento organizzato da Bayer.

Il Future of farming dialogue di Bayer è arrivato infatti in Italia e ha toccato un argomento di grande interesse. L’11 novembre alla videoconferenza digitale “Promoting Plant Breeding Innovation: Farmers and Scientists Building the Future of Agriculture Together” tecnici, agricoltori e opinion leader collegati da tutto il mondo hanno assistito al dibattito sul ruolo della genetica nella preservazione delle risorse naturali, salvaguardia della biodiversità e tutela del Made In Italy.

 

 

Il ruolo delle Tea

L’incontro “Promuovere l'innovazione genetica delle piante: agricoltori e scienziati

Fabio Minoli, capo della comunicazione di Bayer

costruiscono insieme il futuro dell'agricoltura”, presentato da Fabio Minoli, capo della comunicazione di Bayer e moderato da Giovanni Carrada - esperto di comunicazione della scienza e dell'innovazione – ha fornito l’occasione per sottolineare l’importante ruolo che possono giocare le TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita) per il futuro dell’agricoltura, in particolar modo italiana,  e per presentare gli obiettivi della collaborazione tra Coldiretti e Siga (Società Italiana di Genetica Agraria) assieme ai protagonisti di questo accordo, ovvero Ettore Prandini, presidente di Coldiretti e a Mario Enrico Pè, presidente di Siga e con Marc Aupetitgendre, Amministratore Delegato di Bayer Crop Science Italia.


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“Camici e trattori”

Carrada ha evidenziato il carattere eccezionale di un accordo che mette fianco a fianco

Giovanni Carrada

ricercatori e produttori agricoli. L’accordo, che prende il nome di “Camici e trattori”, consentirà infatti agli agricoltori di avere un contatto diretto con il mondo accademico e di usufruire di maggiori informazioni sui benefici tecnologici derivanti dall’uso delle nuove tecnologie genetiche dedicate alle piante.

Miglioramento genetico immediato

«Il genome editing – commenta Mario Enrico Pè, presidente di Siga – è una nuova tecnologia che consente di intervenire in maniera precisa, veloce e mirata su sequenze specifiche di DNA cambiando l’informazione genetica alla stessa maniera delle variazioni che vengono prodotte naturalmente dalle mutazioni spontanee».

Mario Enrico Pè

«Per questo motivo – continua - abbiamo proposto una nuova nomenclatura per queste soluzioni, chiamandole Tecnologie di evoluzione assistita, Tea, un nome accattivante per mettere in luce il fatto che non parliamo di meccanismi diversi da quelli naturali».

L’applicazione delle Tea consente così, in un certo senso, di “dare una mano” alla natura per stimolare le modifiche che ci interessano senza avere necessità di aspettare che si verifichino spontaneamente. Sono tecnologie a basso costo che possono essere trasferite immediatamente per progetti di miglioramento genetico delle varietà di interesse agricolo e queste piante non sono distinguibili in laboratorio rispetto alle piante tradizionali.

Pè mette in evidenza le potenzialità straordinarie di tecnologie che possono consentire di sviluppare nuove varietà o di correggere eventuali “difetti” delle varietà che già conosciamo e utilizziamo.

Prandini: «Opportunità per valorizzare la nostra distintività»

«Coldiretti – spiega Ettore Prandini - è molto interessata a queste soluzioni perchè

Ettore Prandini

possono offrire opportunità di sviluppo per i nostri imprenditori, valorizzando la biodiversità italiana che è la maggiore a livello mondiale».

Prandini cita l’esempio dei vitigni autoctoni: il nostro Paese può contare su un patrimonio quatto volte superiore rispetto ai competitor francesi e spagnoli e finalmente le Tea possono dare la possibilità di salvaguardare questo patrimonio intervenendo, vitigno per vitigno, per introdurre magari caratteri di resistenza alle malattie.

«Grazie alla corretta applicazione di queste nuove tecnologie – dice-  potremo rafforzare ciò che ci distingue, e la sfida determinante per il nostro sistema produttivo è proprio la distintività».

«In questo senso tutto ciò che possiamo fare in collaborazione con la ricerca pubblica può diventare un vantaggio in termini di competitività per le nostre imprese».

Verso l’autosufficienza produttiva

Non solo per l’obiettivo della tipicità, ma anche per la qualità e per le rese.

«Abbiamo una sfida che sosteniamo da anni: puntare sull’autosufficienza produttiva. Se riusciremo a rafforzare in termini di resa il patrimonio varietale che abbiamo a disposizione, daremo risposte concrete non solo agli agricoltori, ma anche alla collettività.  Tutti i paesi attenti a questa esigenza stanno investendo su nuove terre (la Cina) o su modi più efficienti di produrre per fornire garanzie di sicurezza alimentare ad una popolazione in decisa crescita»

Per Coldiretti è importante raggiungere questo obiettivo collaborando con la ricerca pubblica italiana.

«È una ricerca di eccellenza, in passato non adeguatamente sostenuta. Può metterci a disposizione strumenti nuovi calibrati sul nostro modello produttivo».

Un modello destinato a cambiare? Le Tea consentono di postulare un modello di agricoltura che sarà sostanzialmente diverso tra 10-15 anni?

Le tre missioni dell’agricoltura del futuro

«Certamente – risponde Pè- perché come indica anche l’Europa con il Green Deal e le strategie From Farm To Fork e Biodiversity, l’agricoltura del prossimo futuro dovrà realizzare addirittura tre obiettivi: l’incremento e la stabilità delle rese, la qualità delle produzioni e soprattutto la sostenibilità».

«Per raggiungere questi obiettivi ci si può basare su due pilastri: la digitalizzazione attraverso un utilizzo razionale e diffuso dell’information technology e la disponibilità di varietà, magari ottenute con il genome editing, che rispondano a tutte le mutevoli esigenze a cui gli agricoltori devono trovare soluzione, tenendo anche conto dello scenario prodotto dai cambiamenti climatici in atto».

Tagliata su misura sulle esigenze dei produttori

In questo senso, secondo Pè, volendo traguardare un futuro non troppo lontano, possiamo immaginare un nuovo paradigma di agricoltura, che possiamo chiamare “agricoltura su misura”, ovvero disegnata in base alle singole necessità di ogni produttore e che vada bene sia per le aziende di grosse dimensioni che per quelle più dinamiche di piccole dimensioni, per le colture più diffuse e per quelle minori, e anche per le aree marginali. In questo senso le nuove tecnologie possono cambiare le prospettive rispetto all’omogeneizzazione dell’agricoltura imposto dalla globalizzazione.

Le aspettative sull’accordo

Dall’accordo “Camici e trattori” Pè si aspetta la possibilità di trasferire più facilmente sul terreno e nelle aziende i risultati dell’innovazione genetica. Siga ha infatti sottoscritto l’accordo per realizzare tre punti:

  1. condivisione degli obiettivi della ricerca;
  2. dialogo tra ricercatori e fruitori per testare insieme le potenzialità e i nuovi possibili utilizzi delle Tea;
  3. favorire, attraverso il dialogo un maggiore consenso nell’opinione pubblica e nel mondo della politica.

Una collaborazione importante soprattutto per una tecnologia come il genome editing che attraversa ancora una fase “giovanile”. «Nel mondo sono già stati rilasciati parecchi brevetti, ma in campo sono coltivate finora solo due varietà Tea e sono tutte due di colza».

Nel nostro paese è attivo dal 2017 un grosso progetto di ricerca pubblica per migliorare in questo modo specie agrarie che ci sono più vicine, ma su tutte queste attività pende la spada di Damocle della decisione della Corte di Giustizia Ue, che le ha equiparate agli ogm. Bruxelles ha promesso un cambiamento della normativa di riferimento, la Dir 18/2001 sui novel food. La decisione è attesa l’anno prossimo e sarà importante per l’utilizzo di queste risorse.

Per favorire una soluzione positiva la ricerca pubblica si è mossa a livello nazionale ed europeo, anche costituendo la rete Eu-Sage, European sustainable agricolture through genome editing per fornire la corretta diffusione delle giuste informazioni su queste biotecnologie.

«Siga – ricorda Pè- ha anche fornito le indicazioni su come può essere cambiata la normativa per renderle disponibili e non penalizzare l’agricoltura europea».

«Diverse dagli Ogm»

«È importante – conferma Prandini - dare la giusta informazione ai cittadini sulle differenze tra queste nuove tecnologie e gli ogm, che sono superati».

«Le Tea, invece, lavorando sul DNA della stessa pianta e non importando nulla di esterno, consentono di valorizzare la nostra eccezionale disponibilità di varietà autoctone e locali e di rispondere all’esigenza di fare fronte ai cambiamenti climatici ma anche alle problematiche portate dall’arrivo di insetti e patologie che non conoscevamo».

«Servirà – riconosce Prandini - un lavoro di grande interlocuzione con i cittadini, con le istituzioni e con le forze politiche sia in Italia che in Europa, dove sarà più complicato perché ci scontreremo con interessi di carattere diverso».

È poi necessario, secondo il presidente di Coldiretti, che la ricerca sia fatta in campo e non solo in laboratorio, dove i risultati sono spesso diversi. «Oggi abbiamo la possibilità di farlo in maniera precisa e sicura».

L’innovazione e la ricerca possono dare, secondo Prandini, un grosso contributo in favore della sostenibilità delle produzioni, per evitare che, come emerge puntualmente ogni anno, a giugno abbiamo già esaurito la quota di risorse disponibili per tutto l’anno.

Due sono le soluzioni per aiutare l’agricoltura a fornire il suo contributo: la genetica e il digitale.

Non tradire le aspettative dei giovani

«Per lo sviluppo dell’agricoltura 4.0 è importante poter contare su una continuità di sostegni e per questo abbiamo spinto le istituzioni a prevedere, nella prossima finanziaria, un piano triennale che favorisca la transizione digitale che duri fino al 2023».

Si tratta di una svolta importante, secondo Prandini, soprattutto per le nuove generazioni. «In agricoltura è in atto un forte ricambio generazionale, c’è una riscoperta dell’agricoltura ma dobbiamo offrire ai giovani prospettive di sicurezza di medio lungo periodo».

Solo le innovazioni possono garantire questa transizione mantenendo alta l’attrattività del comparto primario per gli under 40.


Aupetitgendre: «In Italia le aspettative
di innovazione sono fortissime»

«Ci rispecchiamo – illustra Marc Aupetitgendre, amministratore delegato di Bayer CropScience - nella visione di agricoltura che emerge qui oggi: vogliamo dare il nostro fattivo contributo ad un’agricoltura che possa produrre di più e con maggiore qualità, ma con risorse limitate».

Aupetitgendre  ricorda come Bayer sia un’azienda sementiera di primo livello: «tutto ciò che ha a che fare con il miglioramento genetico è importante per noi, compresa la promettente frontiera della Tea».

«Possono consentirci di accelerare nell’innovazione, come è nel DNA di Bayer, per poter offrire contributi decisivi per la risoluzioni delle problematiche degli agricoltori».

Marc Aupetitgendre

Le aziende italiane sono tante e piccole, «ma le aspettative di innovazione sono fortissime».

Le problematiche che gli agricoltori devono affrontate sono numerose sia in termini di climate change, che di nuovi insetti e patologie, che di rischio di sviluppo di resistenze, che di nuove esigenze di consumatori che hanno raggiunto una consapevolezza sempre più alta sul tema della sostenibilità delle produzioni agricole.  «Tutto questo si traduce in una forte esigenza di innovazione: servono nuove soluzioni perché quelle del passato non possono essere utili per queste nuove esigenze».

«Per questo investiamo sulla comunicazione dell’importanza del ruolo delle nuove tecnologie genetiche e sulla diffusione della digital farming, che è già realtà per numerose realtà produttive in Italia».

Secondo l’ad di Bayer CropScience è la digitalizzazione che sta rendendo più attrattiva l’agricoltura per i giovani, favorendo il ricambio generazionale. E lo stesso può avvenire con le Tea.

«L’Italia è un campo di gioco importante per Bayer CropScience, siamo impegnati in maniera diretta nella ricerca e sviluppo di soluzioni per numerose colture estensive, orticole, frutta e vite».

«La complessa articolazione del territorio italiano ci consente di individuare il giusto mix di soluzioni tecniche chimiche, biologiche, genetiche e digitali per fare fronte alla diversità dell’agricoltura, e le Tea potranno dare un grosso contributo in questo senso».

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Così le Tea cambieranno l’agricoltura italiana - Ultima modifica: 2020-12-02T21:45:24+01:00 da Lorenzo Tosi

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