I giovani sono pronti alla sfida delle nuove biotecnologie

Francesco Mastrandrea, presidente di Anga
Le nuove frontiere del miglioramento genetico possono assumere un ruolo decisivo per il futuro dell’agricoltura italiana. Francesco Mastrandrea (Anga-Confagricoltura): «Dobbiamo poter “giocare” con le stesse regole dei competitor»

Fare le cose vecchie in modo nuovo.

È l’essenza dell’innovazione e l’agricoltura è il settore che innova da più tempo.

Poi, dieci millenni dopo l’invenzione dell’aratro, l’innovazione in agricoltura fa improvvisamene paura e succede quello che temeva il premio Nobel per la letteratura Josè Saramago: «L’enorme carico di tradizioni, abitudini e costumi, che occupa la maggior parte della nostra vita, zavorra impietosamente le idee più brillanti e innovative».

 

 

Articolo tratto da Terra e Vita magazine 33

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L'impulso del Premio Nobel

Tra queste idee brillanti ci sono le tecnologie di evoluzione assistita (Tea o Nbt, da new breeding techniques). Le biotecnologie di nuova generazione hanno assicurato a Emmanuelle Charpentier e Jennifer A. Doudna, le loro scopritrici, il premio Nobel per la chimica ma il loro utilizzo in agricoltura è tuttora bloccato nel vecchio continente da strettoie normative. Ci penseranno le nuove leve di imprenditori agricoli a sbloccarle?

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C’è una naturale predisposizione dei giovani ad accettare il cambiamento anche in questo campo?

Gli agricoltori sono innovatori da sempre – risponde Francesco Mastrandrea, presidente di Anga, l’associazione che riunisce i giovani di Confagricoltura – e i giovani lo sono in maniera ancora più spiccata.

Come per gli altri settori produttivi, anche per l’agricoltura il futuro è legato all’innovazione e alla ricerca scientifica.

Trovare nuovi modelli produttivi che coniughino sostenibilità ambientale e ricerca scientifica è la sfida a cui siamo chiamati come imprenditori agricoli.

Sicuramente da parte dei Giovani di Confagricoltura c’è una grande apertura alle biotecnologie di precisione e una forte propensione all’innovazione a 360°, che non può prescindere da ricerca e scienza.

Siamo strenui sostenitori anche delle Nbt sulle quali è importante fare una corretta informazione per non incorrere in pregiudizi. La richiesta di generi agricoli ed alimentari nel prossimo futuro sarà sempre più pressante, perciò abbiamo bisogno di produrre di più e meglio, e grazie alle Nbt questo si può fare e soprattutto in modo più sostenibile per gli agricoltori e per l’ambiente.


«Vanno rafforzate le sinergie dell’agricoltura con la ricerca
e con le istituzioni».

I giovani imprenditori italiani sono pronti alla sfida delle biotecnologie di precisione «ma vogliamo affrontarla “giocando sullo stesso campo e con le stesse regole dei nostri colleghi».


La sostenibilità passa dall'innovazione

L’agricoltura deve cambiare. Lo vuole l’Europa che, attraverso le strategie From Farm to Fork e Biodiversity punta a un modello produttivo più sostenibile.
Lo vogliono gli imprenditori agricoli che chiedono un modello economico che garantisca una più corretta distribuzione del valore aggiunto.

Questo cambiamento passa dalle nuove tecnologie?

L’innovazione nel nostro mondo è una costante. Oggi il settore primario si avvale della tecnologia e del digitale per essere più competitivo, ma anche più sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico.

La sostenibilità richiesta dall’Europa passa indiscutibilmente dall’innovazione e le nostre imprese sono assolutamente consapevoli di questo.

Precision farming (in tutte le sue svariate declinazioni, dalle stazioni meteo ai sistemi di fertirrigazione, dalle mappe satellitari alle frontiere della meccanizzazione collegata con i software), chimica, biogenetica, solo per citarne alcune, sono tutte tecnologie dalle quali l’agricoltura oggi non può prescindere.

L’Ue ha annunciato un forte ridimensionamento della chimica, può fare anche a meno delle più promettenti frontiere del miglioramento genetico?

No, oggi quello del miglioramento genetico è un fronte da cui non si può prescindere. La demonizzazione della chimica poi è assolutamente da evitare e come Anga stiamo lavorando anche su questo fronte. Sicuramente l’apertura alla genetica consente anche una significativa riduzione di fitofarmaci e della chimica in generale.

L’importante è non perdere mai di vista l’obiettivo: produrre di più e meglio. E per farlo è fondamentale il contributo che può dare la scienza, senza strumentalizzazioni o pregiudizi di sorta.

Nbt da sbloccare

Le Nbt oggi sono però bloccate dalla sentenza della Corte di Giustizia che nel 2019 le ha equiparate, dal punto di vista normativo, agli Ogm.
Bruxelles ha annunciato una prossima revisione della normativa sui Novel food, ma oltre ai tempi giuridici per cambiare le leggi, occorre tenere conto dei tempi necessari alla ricerca. Il futuro può attendere?

Assolutamente no. Come negli altri settori, a maggior ragione in agricoltura l’incertezza normativa provoca ritardi che non possiamo permetterci.

Gli agricoltori già “ieri” avevano bisogno della ricerca e delle tecnologie TEA e il non poter progredire a causa della lentezza legislativa penalizza l’intero sistema agroalimentare europeo.

La carta della tipicità

Su quali colture dovrebbe invece concentrarsi la ricerca italiana?

Credo che non ci siano colture di punta, l’Italia è famosa per la sua ricchezza di varietà e biodiversità che la rende competitiva. Se si dovessero comunque seguire le richieste degli agricoltori di oggi, potremmo partire da mais e grano, per aggiungere poi però tutte le altre colture.

Oltre a produttività, qualità sostenibilità è possibile ottenere con le Tea la salvaguardia della tipicità?

È un aspetto fondamentale per le imprese agricole e per l’agricoltura italiana. Il punto è sempre non perdere di vista la valorizzazione del prodotto. Riteniamo che qualsiasi strumento abbia questo obiettivo debba essere incentivato. Come agricoltori abbiamo bisogno della ricerca genetica perché le condizioni (basti pensare ai cambiamenti climatici) sono cambiate e dobbiamo avere, ancora una volta, quella capacità di adattamento che non ci è mai mancata.

Il futuro non aspetta

Le maggiori associazioni agricole italiane si sono espresse ormai a favore delle Tea. Non così le maggiori associazioni ambientaliste. Si rischia l’ennesima battaglia che porta incomprensione tra produttori e consumatori?

Le battaglie ideologiche non ci appassionano. Noi Giovani di Confagricoltura sosteniamo da sempre che il biologico sia una tecnica colturale legata al tipo di prodotto che si vuole produrre, al territorio in cui si opera e al tipo di mercato che si vuole raggiungere.

Di recente una risoluzione della Commissione agricoltura del Senato ha richiesto al governo di impegnarsi per l’avvio della sperimentazione in campo. Lei sarebbe pronto a dedicare una porzione della sua azienda agricola a queste prove?

Dobbiamo correre, il futuro non aspetta, perciò valutiamo molto positivamente la recente apertura delle Istituzioni. La mia azienda è da sempre aperta alle innovazioni e, conoscendo la propensione all’innovazione dei miei associati, non ci sono aziende condotte da giovani contrarie.

Quello che va rafforzato è la sinergia dell’agricoltura con la ricerca e con il legislatore: i giovani imprenditori italiani sono pronti alla sfida ma vogliono affrontarla “giocando sullo stesso campo e con le stesse regole” dei nostri colleghi europei.


Giovani e innovazione, dicci la tua

Biotecnologie dal Nobel al campo alla tavola. Come affrontare questa nuova sfida?
Sulla pagina Facebook #lagricolturaègiovane del nostro Osservatorio giovani agricoltori sono le nuove leve a diffondere il paradigma dell’agricoltura 4.0. Se hai meno di 40 anni e sei un imprenditore agricolo è arrivato il momento di dire la tua. Entrerai a far parte di una comunità di giovani professionisti come te, con i quali potrai scambiare esperienze e mettere in rete passione e opportunità.

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Francesco Mastrandrea, presidente di Anga

 


L’indentikit di Anga

L’Organizzazione dei Giovani di Confagricoltura - Anga, nata nel 1958, rappresenta gli

Francesco Mastrandrea

imprenditori agricoli under 40 aderenti alla Confederazione. Con la sua azione di lobby contribuisce ai processi decisionali in materia di politiche giovanili in agricoltura a livello nazionale ed europeo. È membro permanente del Consiglio Europeo dei Giovani Agricoltori - Ceja.

Francesco Mastrandrea, titolare di un’azienda di 40 ettari a vocazione olivicola in provincia di Messina, sulle colline di fronte all’arcipelago delle Isole Eolie, ne è presidente dal maggio 2019. Nella sua azione è affiancato dai vicepresidenti Francesco Longhi, Giovanni Bertuzzi e Giangiacomo Arditi.

Quattro sono i principali ambiti di attività: il ricambio generazionale, che fa da filo conduttore nei rapporti con il mondo politico e le altre Associazioni giovanili; la formazione dei futuri dirigenti sindacali, quali imprenditori che intraprendono l’attività agricola; l’innovazione, che caratterizza gran parte delle attività dell’Anga; la comunicazione, per la promozione delle imprese e per una corretta informazione e il contrasto alle fake news.

I giovani sono pronti alla sfida delle nuove biotecnologie - Ultima modifica: 2020-11-30T23:13:56+01:00 da Lorenzo Tosi

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