Non solo tignoletta tra i lepidotteri fitofagi della vite

Acini di vite infestati da tignoletta
La diffusione della confusione sessuale ha favorito la “rivincita” di insetti ritenuti minori come Cryptoblabes gnidiella, Argyrotaenia liungiana; Ephestia parassitella ecc. Come fare? La difesa sostenibile delle tignole della vite è stato il tema trattato in un seminario online dell’AIPP

Proseguono gli appuntamenti mensili dell’AIPP (Associazione Italiana Protezione delle Piante) su tematiche di interesse fitosanitario, trattate da esperti sul web con la formula del webinar.

 

 

L’appuntamento di luglio è stato dedicato alla “Difesa sostenibile dalle tignole della vite”, curato da Enrico Marchesini, dottore di ricerca in entomologia agraria all’Università di Padova, del Centro studi AGREA, con una solida esperienza scientifica e tecnica di campo sui lepidotteri della vite. Ha moderato il seminario il prof. Giacinto Germinara, docente di entomologia dell’Università di Foggia ed esperto di semiochimici.

Alcune specie di lepidotteri della vite

Insetti chiave e insetti minori

Se Lobesia botrana (tignoletta) e Eupoecillia ambiguella (tignola) restano gli insetti chiave della vite, in alcuni ambienti o in particolari situazioni, altre specie di  lepidotteri “minori” possono infestare la vite con danni anche seri e richiedere interventi specifici. Alcune specie sono più presenti al Nord della Penisola (Argyrotaenia liungiana; Ephestia parassitella; E. unicorella woodiella; Sparganothis pilleriana; Cacoecimorpha pronubana) altre al Centro-Sud (Cryptoblabes gnidiella).

Accedi all'articolo sul webinar di Aipp su Huanglongbing

Accedi all'articolo sulla Tignola rigata (Cryptoblabes gnidiella)

La selettività della confusione sessuale

Questi lepidotteri spesso vengono efficacemente controllati dai trattamenti insetticidi effettuati contro la tignoletta ma il successo della confusione sessuale, che ha drasticamente ridotto o annullato l’uso di insetticidi, può favorire  l’aumento delle popolazioni dei lepidotteri minori oltre le soglie di danno. D’altro canto, anche l’uso eccessivo e irrazionale di insetticidi può paradossalmente favorire questi lepidotteri fitofagi non più sufficientemente limitati dai loro antagonisti naturali.

La prima, efficace strategia di difesa, quindi, è il controllo razionale degli insetti chiave, Lobesia botrana in primis, facendo ricorso alla confusione sessuale quando possibile, al monitoraggio con l’uso di trappole attrattive e dei sintomi in campo, per individuare le fasi del ciclo dell’insetto e stimarne la densità della popolazione, in modo da effettuare i trattamenti solo se necessari ed al momento giusto.

La crescente disponibilità dei modelli previsionali è un ulteriore importante strumento di supporto alle decisioni per il tecnico di campo. Ed ai “classici” modelli fenologici basati sulle somme termiche, si affiancano nuovi algoritmi che tengono conto di altre variabili ambientali (ad esempio le piogge crepuscolari che tendono a deprimere accoppiamenti e ovideposizione) e modelli “demografici”, che oltre a dare indicazioni sulle fasi del ciclo, stimano anche la quantità degli insetti presenti.

Un momento del webinar

L’importanza del monitoraggio

La pluriennale documentazione sperimentale mostrata da Marchesini conferma la bassa relazione tra intensità di infestazione e numero di catture con le trappole e, quindi, l’importanza del monitoraggio sulla vegetazione.

A volte, danni alla produzione vengono erroneamente attribuiti ad una scarsa capacità di controllo delle strategie adottate contro lobesia o eupoecillia mentre, in realtà, sono altre specie che hanno preso il sopravvento ma non sono state riconosciute.

Per questo Marchesini si è soffermato, con una ricca documentazione fotografica e di filmati, sulle caratteristiche distintive di adulti, larve e sintomi delle diverse specie trattate, visionabili sul canale youtube di AGREA.

Alla base della difesa integrata, o meglio sostenibile, della vite dai diversi lepidotteri fitofagi – secondo Marchesini – è il rispetto della biodiversità nel vigneto e dei limitatori biologici delle tignole. Per la lobesia, tra i mezzi attivi di controllo, la preferenza è da dare alla confusione sessuale ed al Bacillus thuringiensis nei momenti di massima sensibilità alla sua tossina (schiusa delle uova o “testa nera”) individuati con il monitoraggio e l’ausilio dei modelli previsionali.

Ovicidi e larvicidi

Tra gli insetticidi chimici restano validi gli ovicidi (clorantaniliprole, indoxacarb, metossifenozide,  tebufenozide) alla ovideposizione ed i larvicidi in fase di “testa nera” (emamectina, spinosad, spinetoram), senza dimenticare l’impatto sugli antagonisti naturali, che sono tanti, giocano un ruolo importante e vanno favoriti. In ambienti veneti, in vigneti gestiti in maniera biologica o a basso input chimico, sono stati registrati tassi di mortalità della prima generazione di lobesia variabili dal 50 al 90%.

Al contrario, trattamenti con insetticidi non selettivi deprimono gli antagonisti naturali con effetti finali positivi sulla popolazione dell’insetto bersaglio. Anche la gestione agronomica del vigneto può avere effetti sugli antagonisti naturali. Ad esempio, l’inerbimento controllato con specie adeguate attrae specie utili e consente il mantenimento degli ausiliari, in particolare quelle specie i cui adulti sono nettariferi o glicifagi.

I webinar di Aipp

L’intera registrazione del webinar, che oltre alla relazione del dott. Marchesini contiene i diversi interventi, interessanti del pubblico e del moderatore, è disponibile sul canale youtube dell’AIPP .

Il prossimo appuntamento webinar dell’Associazione sarà il 27 agosto 2020, dove il prof. Germinara affronterà il tema dei “semiochimici” nel mondo degli insetti e le più promettenti applicazioni nell’entomologia agraria. I dettagli dell’evento saranno pubblicati sulla pagina facebook dell’Associazione (“AIPP Associazione Italiana Protezione Piante”).

Non solo tignoletta tra i lepidotteri fitofagi della vite - Ultima modifica: 2020-07-20T01:46:14+02:00 da Lorenzo Tosi

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