Xylella, «Tagliare aiuti Pac a chi lascia i terreni incolti»

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In un'audizione alla Camera i produttori olivicoli hanno proposto misure drastiche contro gli agricoltori che non curano i propri terreni favorendo così il diffondersi della Xylella

Mettere in pratica le misure necessarie e indicate dalla ricerca scientifica, concentrarsi sul Piano olivicolo nazionale, sollecitare le ordinanze dei sindaci e togliere i contributi Pac a chi non rispetta le “buone pratiche” agricole. Sono alcune delle indicazioni dei produttori olivicoli che hanno partecipato all’audizione alla Camera dei deputati, in Commissione Agricoltura, nell’ambito dei lavori dell’Indagine conoscitiva sulla emergenza legata alla diffusione del batterio Xylella fastidiosa in Puglia. Indicazioni che hanno delineato con chiarezza uniformità di pensiero e comunione d’intenti fra olivicoltori e ricercatori impegnati sul fronte Xylella, secondo i quali “bisogna fare presto senza perdere altro tempo”.

L'importanza delle buone pratiche

All’audizione degli olivicoltori (che segue quella dei rappresentanti del Conaf, Consiglio dell’Ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali, nonché della Federazione regionale pugliese e degli Ordini provinciali di Bari e Lecce, e quella del Cnr) hanno preso parte gli esponenti di Unaprol (Unione nazionale tra le associazioni di produttori di olive), Cno (Consorzio nazionale olivicoltori), Aifo (Associazione italiana frantoniani oleari), Unasco e Federdop Olio.

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Gennaro Sicolo

L’intervento più accorato è stato sicuramente quello di Gennaro Sicolo, presidente Cno, il quale si è scagliato contro «i santoni nullafacenti che hanno condizionato le scelte politiche, gente che non sa neppure come è fatto un albero» e contro «la politica di ogni livello e anche qualche organizzazione agricola che hanno avallato comportamenti inadeguati e risposte non all’altezza, causando un danno incalcolabile agli olivicoltori e alla nostra terra. Nessuno deve pensare di sfuggire alle proprie responsabilità. Per noi abbattere un olivo, seppur infetto, è un dolore immenso, ma siamo disposti a farlo per il futuro dell’olivicoltura italiana. Chiediamo procedure semplificate e maggiore attenzione sulle buone pratiche agricole e sui doveri degli amministratori locali nelle opere di pulizia dei campi e delle strade per arrestare l’avanzata del batterio, nonché il taglio dei fondi Pac a chi non ha rispettato le norme sulla condizionalità».

Allarme produzione

Nel corso dell’audizione dei produttori sono inoltre emerse preoccupazioni sempre più concrete, come il rischio di una produzione olivicola pari a zero in Salento, soprattutto per la parte jonica, e l’impossibilità per gran parte dei 650 frantoi ricadenti nelle aree colpite di poter concretamentelavorare. Si profila un danno di 70 milioni di euro per il fatturato della molitura, mentre sono andati persi circa 200 milioni di euro di valore della produzione.
«Un terzo dell’olivicoltura pugliese, cuore pulsante del comparto italiano, è andata persa, con perdite occupazionali pari ad almeno 50 stabilimenti Ilva» ha dichiarato Elia Pellegrino, vicepresidente Aifo. E David Granieri, presidente di Unaprol, ha evidenziato che «sono sempre più necessari i reimpianti ma anche gli innesti degli olivi millenari con le varietà resistenti come la Leccino o la Fs-17. C’è inoltre bisogno di interventi strategici a livello nazionale dedicati all’olivicoltura».

Il piano olivicolo nazionale

È infine necessario attuare concretamente il Piano olivicolo nazionale, rimasto lettera morta con lo scorso Governo, ha poi dichiarato il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S), relatore dell’Indagine conoscitiva della Commissione Agricoltura, con interventi dedicati direttamente ai produttori che possano rilanciare il comparto dell’oro verde dove l’Italia non può perdere posizioni a livello mondiale sia per quantità sia per qualità.
«Dobbiamo cercare di mettere in pratica tutto ciò che è necessario per non permettere al batterio di sconfinare in altre regioni o nel Nord barese altamente vocato all’olivicoltura. Basta l’esempio, citato in audizione, della città di Andria, dove il 51,7% del reddito proviene dal comparto olivicolo-oleario, per comprendere l’entità dell’emergenza, che non è più soltanto economico-commerciale ma anche sociale. Si perdono giornate lavorative e sussidi agricoli, aumenta la disoccupazione, crolla al contempo l’intero indotto. A iniziare dai frantoi che già subiscono la stangata di una normativa antincendio che li paragona alle pompe di benzina e su cui è il caso di intervenire. A questa tragedia socio-economicabisogna porre un argine senza ulteriori indugi».
L’indagine conoscitiva della Commissione Agricoltura proseguirà la prossima settimana con ulteriori audizioni, ma punta a concludere il proprio iter entro fine anno.

Centinaio: entro un mese armi per combattere la xylella

Intanto ieri all'inaugurazione del Salone del Gusto di Torino, il ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio ha incontrato il commissario europeo per la Salute e la Sicurezza Alimentare Vytenis Andriukaitis, affrontando il tema Xylella: «Ho promesso al commissario della Ue - ha spiegato Centianio - che entro pochi mesi, potrebbe bastarne anche un solo, avremo tutti gli strumenti per combatterla e per dare alla ricerca possibilità di svilupparsi».

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