Il 2021 disegna il futuro della politica agricola

Angelo Frascarelli, Università di Perugia e membro del Comitato scientifico di Terra e Vita
L'anno della pandemia è finito, ma qualcosa ancora qui non va. Il 2021 è l'anno delle scelte per la politica agricola europea e nazionale, con la necessità di trovare la giusta destinazione per i 910 milioni di euro del Next generation Eu, con l'esigenza di tracciare una futura Pac che sappia dare una forma sostenibile alle ambizioni del Green Deal. Gli agricoltori devono trovare la forza di partecipare. Altrimenti dovranno tacere per i prossimi 7 anni

Il mese di dicembre 2020 ci ha lasciato in eredità due importanti novità per la prossima politica agricola.

La prima è l’approvazione del bilancio dell’Unione europea 2021-2027, con un leggero taglio delle risorse della Pac, ma poteva andare peggio. Gli agricoltori potranno contare su un quadro di risorse finanziarie certe fino al 2027.

 

 

La seconda è l’approvazione del regolamento transitorio (Reg. 2020/2220 del 23.12.2020) che detta le regole della Pac 2021-2022.

Editoriale di Terra e Vita 2/2021

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La novità sostanziale del Next Generation Eu

Il regolamento transitorio non è la nuova Pac, ma la proroga della Pac 2014-2020 fino al 31 dicembre 2022, che consente di prepararsi alla nuova Pac 2023-2027.

Il regolamento transitorio contiene anche una novità importante: la nuova dotazione finanziaria del programma Next Generation Eu (910 milioni di euro per l’Italia) che mira alla transizione ecologica e digitale, indicata nel “Green Deal europeo”, nelle nuove strategie “Biodiversità” e “A Farm to Fork”. Queste risorse finanziarie saranno inglobate nei Psr, di conseguenza nei prossimi mesi tutte le Regioni dovranno adottare una modifica sostanziale dei loro Psr. In aggiunta, nel 2021 proseguirà il negoziato sulla Pac 2023-2027 che si concluderà a giugno 2021 in sede comunitaria, per poi passare all’applicazione nazionale.

Come usare queste risorse?

Possiamo tranquillizzarci di avere la certezza di buone risorse finanziarie per l’agricoltura? No. Bisogna avere le idee chiare su come utilizzare queste risorse. Per prendere così tante decisioni occorre una visione sul futuro, una visione ambiziosa, innovativa, per un’agricoltura smart, sostenibile e innovativa, che dovrebbero seguire due criteri di lungo periodo.

In primo luogo, le nuove risorse devono generare un cambiamento strutturale di agricoltura, agroalimentare e zone rurali; quindi vanno evitati gli interventi che generano comportamenti “mordi e fuggi”, la “caccia ai sussidi”, gli interventi a pioggia.

In secondo luogo, le nuove risorse devono favorire la creazione di valore ai prodotti e ai territori.

Una politica agricola di investimenti, non di sussidi

La strategia della transizione ecologica e digitale presuppone incentivi a favore della sostenibilità che devono generare valore a prodotti e territori, non essere concepiti solo come “sussidi”; analogamente, la digitalizzazione dell’agricoltura e della filiera deve portare valore aggiunto alle imprese e differenziazione (quindi valore) ai prodotti.

In sintesi, i soldi vanno destinati solo ad agricoltori e progetti che assicurano futuro a imprese e territori, tramite cambiamenti strutturali e creazione di valore.

Ad esempio i soldi potrebbero essere destinati:

  • all’allevatore della pianura padana che capisce che la zootecnia attuale è destinata a morire, quindi orienta la sua azienda all’economia circolare, alle energie rinnovabili, all’integrazione “zootecnia-territorio”, all’alimentazione a secco, alla creazione di filiere di valore; non basta aumentare solamente la resa per lattazione;
  • all’allevatore di ovini in Abruzzo, che utilizza le risorse foraggere della montagna, che presidia quel territorio e propone produzioni distintive (latte e carne), in linea con le richieste della distribuzione e del consumatore;
  • all’agricoltore della pianura irrigua, che utilizza tecniche di agricoltura di precisione e digitale, con cui riduce l’uso di agrofarmaci e fertilizzanti e/o utilizza metodi biologici, con prodotti collocati su filiere differenziate;
  • all’agricoltore delle colline del centro Italia o della Sicilia che effettua rotazioni tra cereali e leguminose, in forte collegamento con filiere tracciate e distintive.

Politica agricola: il momento delle scelte è questo

Occorre una visione realistica, ma ambiziosa sia per gli agricoltori che per la politica.

Il mantenimento dello status quo non assicura il futuro. Il 2021 sarà un anno cruciale, ricco di lavoro, l’anno in cui si completa il “cantiere” della politica agricola del futuro. Gli agricoltori dovranno partecipare ed esprimere le loro aspettative; chi non parla quest’anno, dovrà poi tacere per i successivi 7 anni!


Angelo Frascarelli
Università di Perugia e membro
del Comitato scientifico di Terra e Vita

Il 2021 disegna il futuro della politica agricola - Ultima modifica: 2021-01-20T02:20:58+01:00 da K4

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