L'iniziativa AgriCommunity è nata per promuovere un tavolo di confronto fra tutti i player che offrono mezzi tecnici e servizi alle imprese agricole

AgriCommunity debutta con il piede giusto.

Al webinar dedicato alla presentazione del progetto elaborato da Nomisma ed Edagricole, nato per promuovere un tavolo di confronto trasversale fra i protagonisti che offrono mezzi tecnici e servizi alle imprese agricole italiane, c'erano praticamente tutti. Dal mondo degli agrofarmaci a quello delle sementi, dalla meccanizzazione ai fertilizzanti, dal credito alla gestione del rischio.

Del resto di motivi per esserci ce n'erano diversi.

Indagine esclusiva sulle imprese

Oltre all'iniziativa AgriCommunity e alla volontà di informare e fare colloquiare tutto il mondo della fornitura dei mezzi tecnici e dei servizi all’agricoltore, è stata presentata un’esclusiva indagine sulle imprese agricole italiane, sul loro grado di innovazione e sulla volontà (o meno) di investire. Una fotografia fresca – realizzata a inizio 2020 – che Nomisma è riuscita a effettuare. E che Terra e Vita ha già iniziato a divulgare (si veda Terra e Vita 22/2020) e continuerà a fare.

E poi il nuovo Green Deal e la futura Pac, con le conoscenze e le informazioni di chi è dentro alla macchina, Paolo De Castro. E una tavola rotonda con le massime rappresentanze di coloro che forniscono il comparto agricolo, per una prima valutazione del nuovo modello europeo, con qualche proposta operativa da portare a Bruxelles nella definizione di un quadro legislativo ancora in itinere.

Andiamo con ordine.

Green Deal, le imprese agricole italiane sono pronte?

La Commissione Europea con le strategie del Green Deal sull’economia circolare, la biodiversità e farm to fork ha presentato il proprio progetto per l’agricoltura del futuro. È su questi binari tracciati che si disegneranno le prossime politiche per il settore primario le quali, nelle intenzioni di Bruxelles, disporranno nel periodo 2021-2027 di 402 miliardi di euro (compresi i 45 in dote al nuovo strumento di rilancio economico Next Generation EU, dei quali 348 a favore della nuova Pac.

La parola d’ordine è quindi sostenibilità.

Ma le imprese agricole italiane sono pronte a farsi interpreti dei nuovi indirizzi green europei?
Per rispondere a questa domanda, nell’ambito dell’iniziativa AgriCommunity, Nomisma - con la collaborazione di Edagricole - ha realizzato un’indagine diretta, che ha coinvolto all’inizio del 2020 oltre 1.000 imprese agricole italiane avanzate (con una Sau media di 63 ettari). Ecco cosa emerge nell'analisi della responsabile scientifica di AgroCommunity/Nomisma, Ersilia Di Tullio.
Gli orientamenti europei per un’agricoltura sostenibile prevedono significativi obiettivi di riduzione d’impiego degli input chimici (fino al 50% in meno per gli agrofarmaci e il 20% per i fertilizzanti) entro il 2030, con un parallelo incentivo alla crescita dei sistemi di produzione biologica, che dovrebbero coinvolgere almeno il 25% della superficie agricola. Poco meno di un quarto delle imprese avanzate del campione AgriCommunity ha adottato il sistema di coltivazione biologica, con un’incidenza sulla propria superficie agricola pari al 18%, alcuni punti percentuali al di sopra della media nazionale (15%). Analogamente il 24% delle imprese adotta sistemi di produzione integrata (con un peso sulla superficie agricola pari al 18%). Anche in questo caso sono realtà attente alla sostenibilità, ma non menzionate nei documenti della Commissione.

Mezzi tecnici strategici

Sebbene sia prevista una contrazione dell’uso degli input chimici, in una logica di salvaguardia della produttività dell’impresa e quindi della sua competitività, l’utilizzo dei mezzi tecnici – non solo fertilizzanti e agrofarmaci, ma anche mangimi e sementi certificate – è ritenuto importante da un ampio numero di imprese del campione, sempre superiore ai due terzi (vedi figura).

 

Precision farming...lontana

Un possibile percorso per conciliare le due esigenze può essere offerto da un uso più razionale dei mezzi tecnici, che può essere conseguito, nelle intenzioni della Commissione, grazie ad una maggiore diffusione delle tecnologie dell’agricoltura 4.0. Tuttavia un’adozione del precision farming su vasta scala sembra ancora molto lontana. Appena il 24% delle imprese agricole avanzate intervistate dispone di un parco macchine con un’età media inferiore ai dieci anni e solo un ristretto numero di esse possiede macchine con sistemi di guida assistita/semi-automatica/GPS integrato (13%), di applicazione a dosaggio variabile (6%) o altre tecnologie come centraline meteo o sensori (rispettivamente 11% e 4%.). Su questo fronte è necessario un forte slancio in avanti, ottenibile attraverso investimenti diretti delle imprese, grazie al supporto del mondo del contoterzismo, il quale può fornire risposte a quella parte del tessuto produttivo di più piccole dimensioni, per le quali l’acquisto di queste tecnologie non sarebbe economicamente giustificato.
In termini di tecnologie, l’attenzione va posta anche sull’adozione di sistemi irrigui a risparmio idrico, presenti nel 64% delle imprese agricole avanzate e fra queste solo per il 30% con sistemi a risparmio idrico (Irrigazione localizzata e micro-irrigazione superficiale, subirrigazione, ecc.).

Il problema degli investimenti

«Il quadro che emerge dall'indagine - rimarca Di Tullio - mostra che per perseguire gli obiettivi europei le imprese agricole dovranno agire sulla leva degli investimenti. Tuttavia, anche in un campione avanzato come questo, solo il 56% si dichiara intenzionata a investire nei prossimi anni, soprattutto in macchine e tecnologie al 34% delle preferenze, mentre una parte rilevante pari al 29% delle imprese, pur volendo intraprendere questo percorso, non è in condizioni di farlo. A queste si aggiunge una quota del 15% imprese che si dichiara non interessata ad un progetto di investimento» (vedi figura).

 

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Credito da far crescere

In questo scenario è comprensibile come appena il 40% delle imprese abbia in corso un prestito bancario e la partnership con gli istituti di credito riguardi le imprese di maggiori dimensioni e più performanti. Un comportamento simile emerge anche nei confronti dei servizi assicurativi a testimonianza di come nell’agricoltura italiana, anche avanzata come nel campione AgriCommunity, siano ancora presenti imprese traiettorie di sviluppo molto diverse».

«Consideriamo l'agrifood il cuore dello sviluppo economico del Paese e continuiamo a investire in questo comparto - evidenzia Remo Taricani, Co-Ceo Commercial Banking Italy UniCredit -. Abbiamo già elaborato strumenti innovativi di accesso al credito e siamo pronti per un tavolo comune con la filiera per condividere nuove progettualità. Ed è anche per questo che crediamo molto nel progetto AgriCommunity».

De Castro: «Il piano europeo va ben interpretato»

«Nella sfida del Green Deal europeo gli agricoltori dovranno assumere un ruolo centrale, da protagonisti - osserva Paolo De Castro, coordinatore S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo -. Come abbiamo più volte sottolineato, infatti, c'è il rischio che di fronte a nuovi vincoli produttivi, come la riduzione di agrofarmaci e fertilizzanti di sintesi, il piano in chiave ambientale lanciato dalla Commissione Ue sia male interpretato e visto come una penalizzazione, anziché un'opportunità. Per questo l'esecutivo dovrà incentivare finanziariamente gli agricoltori a adottare pratiche ecologiche più rispettose dell'ecosistema e a investire maggiormente nelle tecnologie digitali. Un po' come è successo per le produzioni biologiche, che a livello comunitario hanno funzionato anche grazie agli incentivi erogati, sia nella fase di transizione dal convenzionale al bio, sia nel mantenimento e nella loro diffusione». De Castro evidenzia che il Green Deal in questa fase è ancora 'una visione', visto che mancano decine di atti legislativi prima che possa diventare operativo. «Proprio per questo è necessario l'apporto di tutti per renderlo la migliore base possibile per l'Europa del futuro».

Una base che fa discutere e dialogare il mondo dei mezzi tecnici, riunito nella tavola rotonda.

Ancora: «Agrofarmaci soluzione, non problema»

«Gli agrofarmaci non possono e non devono essere un problema, ma una soluzione. Il Green Deal - evidenzia Alberto Ancora, presidente di Agrofarma - non deve essere una politica che esclude, ma inclusiva. Il mondo degli agrofarmaci in pochi anni ha fatto evidenti progressi: si pensi solo che si è passati da un migliaio di molecole disponibili a circa 300. Ed è un comparto che continua a investire, a innovare e a programmare. Per questo serve un perimetro di regole certo, che duri 10-12 anni, il tempo per ‘costruire’ un nuovo agrofarmaco. Senza innovazione non si può parlare di sostenibilità. E il nostro comparto ha dimostrato di essere fortemente innovativo».

Carli: «Pac solo a chi usa sementi certificate»

Due proposte stringenti arrivano da Giuseppe Carli, al vertice di Assosementi: «Per dare garanzie all’agricoltore servono sementi certificate. Ed è ora di pensare di legare gli aiuti Pac al loro utilizzo. Non è pensabile continuare a non investire in tal senso.

E sul fronte innovazione occorre tornare a ragionare sulle Nbt (ora Tea, tecnologie di evoluzione assistita, ndr): un percorso che si è riaperto e che speriamo si possa concludere positivamente nel primi mesi del 2021».

 

Toffoli: «Leader nell'economia circolare»

«Il mondo dei fertilizzanti - rimarca Giovanni Toffoli, presidente di Assofertilizzanti - sta continuando a investire e non ha bisogno di politiche depressive, nazionali o comunitarie. Il piano a sostegno dell’economia circolare ci vede in piena sintonia e i progetti per la green ammonia o la struvite vanno in questa direzione. Certo, se parliamo di aiuti comunitari e di nuove prospettive, pensiamo sia ora di evitare l’elargizione di contributi a pioggia, ma di indirizzare il sostegno a quelle imprese agricole che seguono percorsi innovativi e di vera sostenibilità. Penso a premialità per chi effettua la distribuzione di precisione dei fertilizzanti o a chi utilizza ad esempio spandiconcimi a rateo variabile».

Malavolti: «Non si escludano i contoterzisti»

«Non è più tempo di andare a Bruxelles in ordine sparso. Occorre fare lobby, nel senso più positivo del termine, e l’iniziativa AgriCommunity va in questa direzione. Il comparto della meccanizzazione - sottolinea Alessandro Malavolti, presidente di FederUnacoma - non ha un problema di innovazione, poiché la tecnologia c’è e continua a fare passi da gigante. Esiste invece un problema di redditività delle imprese agricole e di impossibilità di accedere alle nuove macchine. In questo contesto non ha più senso escludere gli agromeccanici dai contributi Pac o dai fondi per l’innovazione in agricoltura, poiché sono loro i principali acquirenti di nuove tecnologie».

Agabiti: «Gestione del rischio virtuosa»

«Assicurazione obbligatoria per le imprese agricole? È difficile, però un sistema ancora più incentivante per chi si assicura è possibile. Comunque - precisa Albano Agabiti, presidente di Asnacodi - già oggi in Italia abbiamo la migliore ‘strumentazione’ mondiale per la gestione del rischio.

E non è un caso che negli ultimi 10 anni si è passati da 1 a 8 miliardi di valore assicurato. Con una tendenza ancora in crescita».

 

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Nomisma ed Edagricole assieme nel progetto AgriCommunity - Ultima modifica: 2020-07-12T17:06:47+02:00 da Gianni Gnudi

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