Soluzioni (e problemi) per sfamare il pianeta nel nome della sostenibilità

Convegno Cicap Lombardia (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) dedicato a sostenibilità e agricoltura del XXI secolo

Sostenibilità al centro del futuro del pianeta. E del settore agricolo.

Una giornata per riflettere sulle sfide dell’agricoltura del futuro, sulla percezione del pubblico per la salubrità dei cibi e le nuove tecnologie, ma anche sulle contraddizioni e le controversie che vedono confrontarsi e scontrarsi i sostenitori di modelli produttivi diversi, il mondo dell’agricoltura, quello della scienza e la società civile.

È quella organizzata all’Università di Milano dal Cicap Lombardia, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienza fondato nel 1989 da Piero Angela e un gruppo di scienziati e divulgatori con lo scopo di sostenere il valore dei fatti e delle evidenze nelle teorie e le affermazioni calate nel dibattito pubblico.

Agricoltura tra controversie scientifiche e percezione dei consumatori

L’incremento demografico è forse l’emergenza più pressante tra quelle che stiamo afforntando, una crescita cominciata all’inizio del 1900 che presto porterà a sfiorare i dieci miliardi di persone, per lo più residenti nelle grandi città. L’agricoltura è fortemente coinvolta in questo processo che non ha portato tanto all’incremento delle superfici coltivate quanto piuttosto, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra con la Rivoluzione verde, all’intensificazione e alla produttività degli input e delle pratiche, con la conseguente crescita delle rese (quelle medie dei cereali in tutto il mondo sono triplicate), ha spiegato Dario Frisio dell’Università di Milano citando i dati riportati Keith Fulgie, economista dell’agenzia americana per l’Agricoltura USDA, nel libro di recente pubblicazione Harvesting Prosperity.

Quasi un miliardo sotto nutrito

Nonostante questo ancora 800 milioni di persone nel mondo sono sotto nutrite. Situazione aggravata da guerre e instabilità politica in molti paesi oltre che dai cambiamenti climatici in atto.

Il rapporto 2019 Scienza, tecnologia e società di Observa presentato da Barbara Saracino dell’Università di Bologna, evidenzia che ancora più del 70% degli italiani sia preoccupata per la sicurezza del cibo e ritiene che la ricerca possa fare molto per migliorare questo aspetto dei prodotti alimentari.

Fiducia nella scienza

Un dato di sostanziale fiducia nella scienza e l’innovazione confermato anche dal 61,6% di italiani che si definiscono favorevoli perché la ricerca biotecnologica sulle colture geneticamente modificate possa andare avanti (dato 2015). Nel dibattito sugli OGM, oggetto di una controversia globale caratterizzata da molteplici flussi di informazione, sembrerebbero quindi esserci spazi di mediazione da sviluppare su tematiche diverse, abbandonando possibilmente, ha suggerito Saracino, il modello di comunicazione che prevede due soli ruoli, quello dei pro e quello degli anti-OGM, un frame che evidentemente ha manifestato molti limiti.

Altre controversie come quella sull’uso del glifosate, dichiarato probabilmente cancerogeno dai criteri di classificazione dalla Iarc e considerato sicuro sulla base della valutazione del rischio da altre organizzazioni tra cui Efsa, hanno portato a rotture non soltanto nell’opinione pubblica ma anche all’interno della stessa comunità scientifica, come è emerso dall’acceso scambio tra l’epidemiologo dell’Imperial College di Londra Paolo Vineis e Angelo Moretto professore di Tossicologia Industriale all’Università di Milano.

Innovazione e sostenibilità per una nuova rivoluzione verde

Quale modello produttivo potrà nell’agricoltura del futuro superare i limiti di sostenibilità, tra i quali ad esempio la perdita di fertilità dei suoli, messi in evidenza dai processi di intensificazione e semplificazione colturale del ventesimo secolo?

Gli obiettivi di rispetto degli ecosistemi agrari e di tutela della salubrità dei prodotti dovranno comunque tenere conto della necessità di soddisfare il fabbisogno alimentare mondiale e non potranno pertanto permettersi di ridurre le rese di coltivazioni fondamentali per l’alimentazione umana, con il rischio di spostare il problema del consumo di suolo dai paesi più sviluppati a quelli poveri. In questo né l’agricoltura biologica né tantomeno la biodinamica, sarebbero oggi in grado di dare risposte a livello globale esaurienti e basate sui fatti e sulle esigenze dell’alimentazione della popolazione mondiale

«Oggi è necessaria una nuova rivoluzione verde che coniughi innovazione e sostenibilità economica, ambientale e sociale, grazie all’introduzione delle nuove tecnologie nel campo della genetica e della tecnica colturale, con l’obiettivo di incrementare la produttività e la qualità dei prodotti alimentari» ha spiegato Luigi Mariani dell’Università di Milano.

Inventiva e professionalità

«Quella del futuro sarà un’agricoltura integrata, o agricoltura dell’innovazione, le cui sfide potranno aprire grandi opportunità se si sapranno cogliere le possibilità date dai progressi della genetica, l’efficienza e le priorità d'intensificazioe sostenibile, lo sviluppo e l’ottimizzazione della logistica per la fornitura delle grandi città e delle economie di filiera, la crescita delle nicchie per i prodotti di elite, dei prodotti certificati e della tracciabilità, e ad essere vincenti in un clima di crescente competitività non saranno le barriere commerciali (né le controversie, i miti o le ideologie ndr) ma l’inventività e la professionalità».

Soluzioni (e problemi) per sfamare il pianeta nel nome della sostenibilità - Ultima modifica: 2019-11-28T10:12:33+00:00 da Gianni Gnudi

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