Castiglione: «Biometano, un vero biocarburante “made in Italy”»

biocarburante
Foto: Víctor Sokolowicz
Il Sottosegretario di Stato alle Politiche agricole con delega alle Agroenergie sottolinea il grande potenziale di sviluppo per il settore agricolo italiano che verrà innescato dalla produzione di biometano.

Sono lieto che lo scorso 2 marzo abbiamo potuto finalmente procedere alla firma del decreto interministeriale per il sostegno della produzione e la distribuzione di biocarburanti avanzati, compreso il biometano avanzato. La firma del decreto è arrivata dopo un lungo iter e un’intensa fase di consultazione con i servizi della Commissione europea, finalizzata a fornire tutte le garanzie necessarie di compatibilità delle misure previste con le norme sugli aiuti di Stato e la concorrenza.

Per il settore agricolo stimiamo un notevole potenziale di sviluppo della produzione di biometano, produzione che può costituire un importante volano per lo sviluppo sostenibile e per la crescita dell’occupazione anche del nostro mezzogiorno, con un importante ritorno in termini di Pil e di ricadute sulle filiere locali, superiore a quello di altre tipologie di investimento e/o di fonti di energia rinnovabile.

A livello nazionale, la produzione di biometano potrebbe superare gli 8 miliardi di metri cubi, andando così a coprire ben il 15% del consumo annuale di gas naturale in Italia. La valorizzazione del biometano è una concreta opportunità di “sostituire” consumi di biocarburanti “tradizionali”, che provengono per lo più da importazioni extracomunitarie, con un biocarburante prodotto quasi esclusivamente sul territorio nazionale, promuovendo la filiera nazionale, aiutando il ciclo dei rifiuti (Forsu) e, soprattutto, il settore agricolo.

Questo meccanismo, inoltre, non incide sulle bollette del gas né dell’elettricità ma viene finanziato esclusivamente dai “soggetti obbligati”, ossia da quegli operatori economici che vendono benzina e gasolio da cui deriva l’obbligo ad immetterne una parte sotto forma di biocarburanti, che quindi è oggi già incluso nel prezzo finale alla pompa. Nello specifico il decreto appena firmato mira a migliorare le modalità di incentivazione e a risolvere le criticità che hanno in precedenza reso “complicata” la realizzazione di impianti di biometano a partire da realtà agricole, complicazioni legate soprattutto alla difficoltà di ottenere credito bancario a fronte delle incertezze legate alla compravendita dei Certificati di immissione in consumo (Cic) che il Gse rilascia.

Le principali novità introdotte dal decreto sono relative al periodo di accesso agli investimenti che ora arriva e va oltre il 2020, definendo quindi un percorso certo di valorizzazione dei biocarburanti. Vengono inoltre ribaditi e rafforzati gli obiettivi di immissione in consumo di biocarburanti avanzati con una crescita nel tempo già delineata che porterà a superare i livelli minimi fissati in sede europea. Viene inoltre creato un sistema per fornire alle aziende interessate maggiori garanzie di remunerazione degli investimenti, attraverso un meccanismo di “ritiro” dei Cic da parte del Gse ad un prezzo prefissato. Questo meccanismo consentirà anche alle imprese agricole di investire nella produzione di biometano ottenuto dalla trasformazione dei reflui zootecnici e dei diversi altri sottoprodotti delle attività agricole.

 

di Giuseppe Castiglione

Sottosegretario di Stato alle Politiche agricole, alimentari e forestali con delega alle Agroenergie

 www.terraevita.it@G_Castiglione

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