Gasolio agricolo, non scherziamo col fuoco

gasolio agricolo
Roberto Guidotti, responsabile tecnico Cai Agromec e membro del comitato tecnico-scientifico di Edagricole

La battaglia ormai vinta dagli agricoltori tedeschi contro il tentativo del governo di ribaltare i costi della transizione ambientale solo sulle imprese agricole, ha ridestato l’attenzione sulla materia dei sussidi pubblici che possono incentivare l’impiego di tecnologie ritenute poco favorevoli all’ambiente.

L’Ue – e di riflesso il nostro ministero dell’Ambiente – pubblicano un periodico rapporto sui sussidi “ambientalmente dannosi” (Sad) e “favorevoli all’economia circolare” (Sfec), che evidenzia un saldo netto per il comparto agricolo italiano di oltre 2,2 miliardi di euro. Fra i primi, la parte del leone la fanno le agevolazioni sul gasolio agricolo, che incidono per quasi 900 milioni di euro, a cui vanno aggiunti 180 milioni per la riduzione dell’Iva al 10%.

L’accisa pagata dagli agricoltori italiani è inferiore alla media europea di 7 centesimi al litro, mentre il gasolio per autotrazione è più caro di 18 centesimi (sempre per effetto delle accise).

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Ma poiché il carburante agevolato non copre del tutto le necessità effettive, non possiamo sentirci dei privilegiati. L’accisa ridotta (14 centesimi) è applicabile solo per il 77% del carburante spettante in base a colture e lavorazioni, mentre il resto deve essere coperto dal gasolio per autotrazione, soggetto all’accisa più alta d’Europa (62 centesimi), portando il conto finale ad un livello maggiore della media europea.

In questo quadro poco confortante, i segnali che vengono da Bruxelles possono essere facilmente fraintesi e le proteste in corso in tutto il continente potrebbero accendere la miccia anche da noi. Nei giorni scorsi alcuni gruppi di agricoltori hanno già iniziato a manifestare in molte città della Penisola, ma, per ora, nulla a che vedere con quanto visto in Germania e Francia.

È in itinere un disegno di legge che prevede la soppressione di varie agevolazioni, fra cui quella sul gasolio, perché sosterrebbe l’impiego dei motori termici, ora demonizzati dalla politica europea.

Un provvedimento del genere, già proposto in passato con finalità meno nobili e concretizzatosi in parte con la progressiva riduzione delle assegnazioni (prima il 10%, poi il 15% e infine il 23%), avrebbe un effetto dirompente sull’agricoltura italiana. L’agevolazione sui carburanti risale all’inizio del Ventesimo secolo ed è diventata un fattore strutturale dell’agricoltura, al punto da entrare nella determinazione delle rendite catastali.

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L’applicazione delle accise ordinarie porterebbe a uno squilibrio economico di 120 euro a ettaro per le colture estensive, destinato ad aumentare per quelle specializzate.

Se lo scopo è di ridurre l’uso dei combustibili di origine fossile, il concetto di transizione porta con sé l’idea di un percorso graduale e condiviso fra pubblica amministrazione, cittadini e imprese, non il semplice scatto di un interruttore.

Come avviene per altri settori, dal trasporto aereo alla navigazione, le macchine agricole richiedono un’elevata autonomia di funzionamento: esigenze che hanno finora limitato lo sviluppo di soluzioni energetiche alternative al gasolio, anche in termini di offerta di mercato.

L’agevolazione sui carburanti non ha solo una valenza economica e fiscale, ma interviene su un settore strategico per il Paese, che sostiene quella cultura alimentare che tutto il mondo ci invidia e che costituisce uno dei pilastri del “made in Italy”.


di Roberto Guidotti
Responsabile tecnico Cai Agromec e membro del comitato tecnico-scientifico di Edagricole

Gasolio agricolo, non scherziamo col fuoco - Ultima modifica: 2024-02-02T08:46:34+01:00 da K4

1 commento

  1. e se la soluzione, invece fosse produrre meno e ridimensionare a misura d’uomo le attività produttive agricole? avremmo meno prodotto sul mercato, meglio remunerato agli agricoltori e sarebbe un buon incentivo alla riduzione degli sprechi alimentari e si ridarebbe piu centralità al comparto primario. Less in more!!

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