Tecnologia Isobus, Aef: questo è il futuro dell’agricoltura

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Sistemi Isobus, tecnologie 4.0, piattaforme integrate di dati, agricoltura di precisione, rapporto uomo-macchina, sono queste le parole chiave dell’incontro Aef Isobus che si è svolto in una delle giornate della 43esima edizione della fiera sulle macchine per l’agricoltura

«Il cuore dell’agricoltura è la macchina. Se vogliamo parlare di salvaguardia ambientale, sicurezza sul lavoro e tracciabilità delle produzioni, dobbiamo parlare di Isobus». Lo chiarisce sin da subito Sandro Liberatori di Enama, Ente nazionale meccanizzazione agricola, all’incontro “Aef Isobus: alta tecnologia per piccole macchine” in occasione di Eima International 2018.
All’incontro Marcello Mongiardo, vice presidente di Aef e Andrew Olliver, responsabile del 6° team di progetto Aef, hanno spiegato dettagliatamente l’attività di Aef, Agricultural industry electronics foundation (organizzazione indipendente fondata nel 2008 da 7 importanti produttori e due associazioni internazionali), per lo sviluppo e la diffusione del sistema Isobus.

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Un momento dell'incontro "Aef Isobus: alta tecnologia per piccole macchine"

Isobus e l’attività di Aef

Isobus è l’applicazione dello standard internazionale Iso11783 che descrive un protocollo di comunicazione fra trattrici, attrezzi e componenti. Nasce dalla necessità di standardizzare e centralizzare il sistema di controllo e l'interfaccia uomo-macchina, prima dell'introduzione di Isobus ogni attrezzo di lavoro dotato di controllo elettronico portava con sé uno o più dispositivi di comando da collocare in cabina, che creavano in cabina un insieme disordinato di monitor e cavi multimarca incapaci di comunicare tra loro.
Un moderno trattore, invece, presenta un unico terminale grafico (Virtual Terminal) per la gestione di tutti gli attrezzi Isobus compatibili. Per la compatibilità del sistema è essenziale sapere cosa il Terminale Universale e l’attrezzo siano in grado di fare – sia separatamente che insieme. «Per una maggiore trasparenza verso l’utente, Aef ha definito le Funzionalità Aef Isobus – illustrate nel dettaglio da Andrew Olliver - che ora costituiscono anche la base per la certificazione dei prodotti Isobus. Informazioni precise su quali funzionalità siano supportate da un prodotto sono fornite dal nuovo Test di conformità Aef Isobus, che comprende una certificazione indipendente. I risultati possono essere trovati sul database www.aef-isobus-database.org».

isobusNonostante lo standard internazionale, le diverse interpretazioni da parte dei tecnici nella realizzazione dei componenti fanno sì che si creino delle incompatibilità. Aef nasce proprio per connettere tutti i produttori di tecnologie Isobus al fine di risolvere i problemi di compatibilità e di interpretazione dello standard (ha prodotto per questo delle linee guida aggiuntive) e per il mantenimento dell’allineamento delle tecnologie con gli aggiornamenti dello standard.
I test vengono eseguiti in laboratori prova Aef ed è qui che si inserisce anche l’attività di Enama che, dopo verifiche ispettive, certifica i laboratori interessati a eseguire i test di conformità.

«Il vigneto, campo delle tecnologie»

Questi sistemi offrono applicazioni interessanti per la coltivazione del vigneto, come ha testimoniato Paolo Cesana di Sdf, Same Deutz Fahr, «il vigneto ha un elevato livello di digitalizzazione e l’Isobus offre diverse funzionalità e livelli di automazione: dal semplice governo dell’attrezzo collegato alla trattrice alla gestione mirata e funzionale dell’attrezzo a seconda della variabilità ambientale, dalla tecnologia TIM con cui l’attrezzo comunica alla macchina le esigenze specifiche per la lavorazione fino all’autoguida del trattore. L’ottica è quella di rendere l’operatore solo un conducente e un supervisore, di assicurargli un maggiore comfort, ma anche una maggiore qualità e omogeneità del lavoro in campo e una riduzione degli sprechi».

«L’agricoltura 4.0 coltiva dati e raccoglie valore»

Dalla discussione è emerso chiaramente come il futuro dell’agricoltura siano le tecnologie 4.0 e l’utilizzo integrato dei dati che producono.
Anche Pietro Pezzolla di Observatory Smart Agrifood (Rise) del Politecnico di Milano lo ha sottolineato: «ad oggi solo l’1% della superficie agricola è coltivata con tecnologie 4.0 e questo è principalmente dovuto agli ostacoli che gli agricoltori associano alle tecnologie (costi, applicazioni concrete, paura di essere i primi, ecc.). È necessario puntare sulla sensibilizzazione degli agricoltori, sulla concretizzazione dei benefici attraverso la divulgazione di casi studio reali e soprattutto sulla formazione degli operatori. L’obiettivo dell’agricoltura deve essere quello di raggiungere una integrazione totale dei dati che derivano da fonti eterogenee (dalle tecnologie in campo, dalle macchine agricole, dalle stazioni metereologiche, dal magazzino, ecc.) fornendo una piattaforma integrata per il supporto decisionale. L’agricoltore non deve più basarsi solo sulla propria esperienza ma anche sulle informazioni che derivano dai dati raccolti dall’applicazione delle tecnologie».

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