Concimi, risparmiare sugli acquisti osservando il mercato

I prezzi dei concimi possono subire oscillazioni anche di notevole entità. Ma con un po’ di attenzione l’agricoltore riesce a spuntare quelli migliori

Non sempre gli agricoltori prestano particolare attenzione al mercato dei concimi se non quando si avvicina l’epoca del loro impiego. Riteniamo sia invece indispensabile seguire da vicino l’andamento delle quotazioni nell’arco di più stagioni per comprenderne le dinamiche. La conoscenze e le informazioni che si possono accumulare sui concimi in termini di prezzi e disponibilità, costituiscono elemento imprescindibile nel bagaglio tecnico-commerciale di un moderno agricoltore. Proviamo a spiegarci con un caso reale.


A inizio anno si decide di comperare urea e, solo in quel momento, si iniziano a raccogliere le offerte dai consueti fornitori: con molta probabilità noteremo differenze prezzo di pochi euro a tonnellata, magari senza sapere che, appena qualche settimana prima, l’urea costava 40-50 €/t in meno. Sarebbe stato sufficiente seguire da vicino il mercato e conoscere l’andamento dei prezzi (anche internazionali in questo caso) per cogliere, ad esempio, il momento d’inversione del trend delle quotazioni e, anticipando l’acquisto di qualche settimana, riuscire a mettere a segno risparmi davvero significativi.

Informazione e conoscenza rivestono particolare importanza non solo dal punto di vista commerciale. Un agricoltore attento deve conservare accurate statistiche relativamente a quantità, epoca e prezzo d’acquisto dei mezzi tecnici. Ovviamente le coltivazioni possono cambiare, e di conseguenza sono importanti la pianificazione agronomica e la tenuta di dati statistici anche in termini di colture e superfici. Anche i più semplici fogli elettronici consentono di raccogliere e gestire una discreta mole di informazioni ed un imprenditore agricolo moderno non può più fare a meno di quanto la tecnologia gli mette a disposizione. La conoscenza del mercato dei mezzi tecnici fa parte di questo bagaglio colturale e, oggi più che mai, le informazioni sono davvero accessibili e fruibili in maniera quasi gratuita. Sarebbe un errore non approfittarne.

Quotazioni e prezzi mondiali

Per completarne l’analisi osserviamo il grafico di fig. 1 che riporta le quotazioni internazionali di alcuni concimi di largo impiego in base 100 (gennaio 2016). Sino all’autunno 2016 quasi tutti i prezzi hanno mostrato riduzioni più o meno accentuate mentre successivamente è iniziato un periodo caratterizzato da maggiore volatilità.

Al momento in cui scriviamo (metà dicembre 2017, NdA) alcuni eventi internazionali hanno bruscamente interrotto la discesa del prezzo dell’urea e non sappiamo se e per quanto tempo le quotazioni risaliranno, addirittura fino a tornare sui valori massimi dello scorso ottobre. In tutti i casi la momentanea stabilità dell’€uro nei confronti del dollaro Usa e l’inizio della stagione dei consumi tipica di gennaio-febbraio, dovrebbero contribuire a spingere l’aumento verso valori rilevanti.

Tornando all’analisi dei singoli prodotti, segnaliamo la decisa ripresa del prezzo del fosfato biammonico DAP 18/46 che ha risentito sia del trend rialzista di tutte le materie prime necessarie a produrlo (ammoniaca, acido fosforico, ecc.) sia di un aumento della richiesta in molte parti del mondo, ora per impiego tal quale ora come costituente principale dei concimi composti.

Le quotazioni del cloruro di potassio sono anch’esse in ripresa anche se, come vedremo, si tratta di un concime a bassa volatilità. Tuttavia per un prodotto come questo un aumento di circa il 10% nel giro di poco più di due mesi non è cosa comune da segnalare.

Costo dell’unità fertilizzante

Ovviamente le quotazioni internazionali hanno diretta ricaduta sui prezzi locali e abbiamo inserito la tabella 1 con il valore dell’unità fertilizzante per consentire paragoni e confronti anche sul mercato nazionale. L’analisi ha riguardato il costo (€/kg) fissato al mese di dicembre degli ultimi tre anni.

Relativamente al valore dell’azoto è facile notare che mentre per i nitrati, alla flessione del 2016 è seguito un recupero nel 2017, il costo dell’urea è continuato a calare anche se, come dicevamo più sopra, già da fine dicembre assisteremo a un aumento che potrebbe riportare i prezzi sui valori del 2015.

La colonna con le variazioni percentuali dei costi tra il 2016 e il 2017 ci consente di rilevare che la flessione prezzo dell’urea granulare è stata maggiore di quella della prilled. In termini pratici tutto ciò si traduce in una differenza costo in valore assoluto che è passata da 1 centesimo di euro del 2015, risalita a ben 3 €cent nel 2016 e ridiscesa a 2 €cent a fine 2017 ma con tendenza all’aumento.

Relativamente al differenziale, non va dimenticato che l’urea granulare è anche di produzione nazionale mentre la prilled è totalmente d’importazione; di conseguenza, in caso di particolari tensioni nel rapporto di cambio €/$, il gap tra i due tipi d’urea potrebbe essere soggetto a differente volatilità. In termini di centesimi di euro, c’è da segnalare che il nitrato ammonico a elevato titolo d’azoto continua a essere più conveniente del suo omologo a basso titolo anche se, negli ultimi 12 mesi, questa convenienza si è ridotta.

Il costo del 33/34 è cresciuto di oltre il 17% mentre quello del basso titolo di poco più del 10%. Inoltre le limitazioni logistiche e la minore disponibilità non consentiranno certo di poter sostituire del tutto il classico 26/27 con il 33/34.

Le scelte agronomiche

Come di consueto si prevede che la maggior parte degli agricoltori eseguiranno azotature frazionate anche se l’aumento delle tipologie di concimi con inibitori potrebbe favorire un incremento della quota di mercato di quest’ultima categoria di prodotti. In ogni caso non possiamo sottovalutare le implicazioni di carattere agronomico-organizzativo in quanto la scelta di impiegare urea in sostituzione dei nitrati, ad esempio in copertura ai grani, influenzerà anche modalità, quantità ed epoca di distribuzione.

La stabilità del costo dell’azoto organico perdurerà anche ad inizio 2017 a differenza di quello che si prevede per l’azoto minerale, tuttavia non dovrebbero esserci sensibili spostamenti sui consumi di questa particolare tipologia di prodotti. I concimi totalmente organici costeranno come 12 mesi fa e il peso psicologico di prezzi moderatamente bassi in valore assoluto potrebbe tradursi in un lieve aumento dei consumi. Per quanto riguarda la categoria dei concimi organo-minerali ricordiamo che la componente minerale ha un peso maggiore di quella organica, prezzi in aumento ma non tanto quanto altre categorie, è probabile una limitata riduzione dei consumi.

Concimi fosfatici e potassici

Relativamente ai concimi a base fosforo, non possiamo dimenticare che il DAP 18/46 resta comunque un concime impiegato principalmente per l’apporto di fosforo più che di azoto ammoniacale. Tuttavia non è semplice conteggiare il valore delle unità fertilizzanti di questo prodotto in quanto diverse sono le possibilità di calcolo ma del suo prezzo in valore assoluto ne abbiamo discusso anche analizzando il grafico.

Precisiamo allora che la tabella con i costi fa riferimento a una media tra i concimi a base di solo fosforo, i perfosfati semplice (19%) e triplo (46%) la cui unità fertilizzante è diminuita di quasi il 2% in questi 12 mesi proseguendo il trend visto nei 12 mesi precedenti. Riteniamo che già nelle prime settimane del 2018 il costo dell’unità fosfatica dovrebbe tornare sui livelli del dicembre 2016 e che potremmo addirittura assistere ad aumenti anche più significativi.

Chiudiamo la disamina della tabella analizzando il costo dell’unità potassica. A fronte di un interessante recupero (+5%) del valore del potassio da cloruro, si nota l’andamento di segno opposto (-3%) del costo del potassio da solfato che prosegue sulla strada del ridimensionamento iniziato nel 2016.

In generale, relativamente al potassio, si segnala la scarsa disponibilità di questa famiglia di prodotti a causa della chiusura di alcuni impianti e dell’aumento del suo impiego per la produzione di concimi NPK i cui consumi a livello mondiale sono in sostanziale tenuta. Per quanto concerne la scarsa offerta di solfato di potassio di origine naturale, si teme che ne possano risentire le coltivazioni biologiche in quanto solo questo tipo di solfato di potassio si può impiegare su tali colture; di contro è in aumento l’offerta di prodotto da solfato di origine industriale così come di quello derivante da altri processi. Per il 2018 riteniamo possa esserci spazio per un aumento del costo dell’unità fertilizzante potassica.

Concimi complessi

Relativamente ai concimi composti (complessi o da miscela) ovviamente le variazioni prezzo saranno condizionate dalla loro composizione e dalla natura delle materie prime utilizzate. Due esempi per meglio comprendere la situazione.

Una miscela con prevalenza di urea, con 18/46 e cloruro di potassio costerà, a inizio campagna, meno dell’anno scorso per le compensazioni che avverranno tra i prezzi dei costituenti ma con tendenza all’aumento, un composto con azoto ammoniacale e potassio a basso tenore di cloro, potrebbe arrivare a costare anche il 5-6% in meno rispetto a 12 mesi fa.

In estrema sintesi, le prime settimane del 2018 saranno caratterizzate da prezzi internazionali in aumento in quasi tutti i comparti. Le ricadute a livello nazionale potranno essere immediate o anche più lente a verificarsi in funzione del rapporto di cambio e della presenza o meno di produttori locali. Agli agricoltori converrà analizzare il proprio fabbisogno, laddove possibile preferire l’urea ai nitrati ma, in tutti i casi, cercare di giocare in anticipo e pianificare gli acquisti per tempo e in maniera organizzata.

tab. 1 Costo (€/kg) delle principali unità fertilizzanti
Prodotto Dic. 2015 Dic. 2016 Dic. 2017 '16/'17
Azoto (CAN 26/27) 1,19 0,91 1,01 11,0%
Azoto (NA 33/34) 1,06 0,81 0,95 17,3%
Azoto (urea prilled) 0,85 0,75 0,74 -1,3%
Azoto (urea granulare) 0,86 0,78 0,76 -2,6%
Azoto organico 1,99 1,96 1,96 0,0%
Anidride fosforica (1) 1,16 1,05 1,03 -1,9%
Ossido di potassio (2) 0,65 0,58 0,61 5,2%
Ossido di potassio (3) 1,36 1,31 1,27 -3,1%
(1) media tra perfosfato semplice e perfosfato triplo (2) da cloruro di potassio (3) da solfato di potassio

Dobbiamo fare i conti con la “volatilità”

Quando si parla di temi economici spesso si sente il termine volatilità.

Per quanto riguarda i prezzi dei concimi, il concetto di volatilità ci può tornare utile per capire alcune dinamiche soprattutto a livello internazionale. Per meglio comprendere il concetto, si dice che un prezzo è molto volatile quando cambia repentinamente direzione (non importa se in aumento o in diminuzione) in un breve lasso di tempo. Dal punto di vista statistico si tratta della deviazione standard con cui una quotazione cambia nel tempo.

Prendiamo ad esempio il grafico con le variazioni dei prezzi internazionali in questi ultimi due anni. Riferendosi all’intero arco di tempo, la volatilità del prezzo del cloruro di potassio (MOP) è quantificabile come deviazione con un numero vicino a 4. Restando sul grafico e riferendoci sempre all’intero arco di tempo, la volatilità dell’urea prilled vale più di 11 mentre quella del fosfato biammonico meno di 6.

Queste brevi considerazioni ci servono per aiutare gli agricoltori a interpretare il mercato valutando non solo i prezzi in valore assoluto ma anche le loro variazioni nell’arco di un tempo prestabilito che, in definitiva, possono essere utili per capire quando è il momento migliore per comprare il concime.

I prodotti con bassa volatilità si possono comprare con adeguato anticipo per evitare ingorghi logistici e le brutte sorprese che talvolta si nascondono negli acquisti dell’ultimo minuto. Ad esempio se valutiamo la variazione standard del solo 2017, vedremo che quella del cloruro di potassio è inferiore a 3, quella del 18/46 intorno a 4 e quella dell’urea vicina a 14. Ne consegue che conviene acquistare anche subito i primi due prodotti che confermano una bassa volatilità, più rischioso è l’acquisto dell’urea se non per gli impieghi più imminenti (a copertura dei cereali e per le semine di fine inverno).

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